Radio kills the video stars

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radioEd è così che una domenica pomeriggio d’inverno siedo sul divano di casa a scrivere queste parole mentre seguo Juventus-Udinese alla radio.

L’Udinese attacca da destra verso sinistra con la casacca arancione. Siamo al 25’ del primo tempo e il punteggio è ancora fermo sullo 0-0. Sembra ci sia stata un’occasione per Tevez (gran parata di Brkic) e una per Marchisio, che ha mancato lo stop decisivo in area.

Il bello di tutto questo è immaginarselo. Immaginarsi il cucchiaio di Di Natale, la scivolata (sarà una scivolata?) con cui Barzagli salva sulla linea. Le giocate con cui Llorente, “fucina di passaggi”, libera i compagni. Pirlo zoppicante che esce sommerso dagli applausi di centinaia di ragazzini.

Già, perché oggi è la partita dei ragazzini che riempiono la curva al posto di tifosi brutti e cattivi che discriminano territorialmente. Io, dal mio abisso in frequenze medie, mi immagino se sono lì da soli o accompagnati dai genitori, magari c’è qualcuno di quelli che facevano i cori contro i napoletani che con la scusa del bambino è entrato comunque in curva.

Mi immagino i frequenti errori di Padoin, che sembra non ne imbrocchi una. Chissà però che la radio non stia nascondendo altrettante giocate felici. Ci segnala però che “indossa i guanti”.

Al rientro dagli spogliatoi immaginiamoci Buffon respingere un tiro-cross di Fernandez e poi compiere “un miracoloso scatto di reni” sul tiro a colpo sicuro di Di Natale. Ancora Buffon, al 12’ della ripresa, festeggia il suo record di imbattibilità (era di 515 minuti). Secondo la radio “è proprio per questo che ha fatto la gran parata di poco fa”.

Il nostro portierone è grande protagonista: il radiocronista racconta di un nuovo miracolo, e poco dopo quasi si commuove nel commentare un anticipo di Barzagli, “da strappo muscolare”. Veramente poetico.

A un quarto d’ora dalla fine siamo ancora sullo 0-0. La radio reclama da tempo l’ingresso di Mirko Vucinic, che viene addirittura dato per certo. Ma Conte, quasi per dispetto, manda in campo Quagliarella.

La Quaglia si becca un’ammonizione record dopo pochi secondi e i commentatori, sarcasticamente, azzardano: “starà sghignazzando Vucinic in panchina”. Un’ipotesi del tutto immaginaria, che solo noi radioascoltatori possiamo dire di avere “visto”.

Due minuti scarsi al novantesimo. Mi sudano le mani. Llorente colpisce di testa e Allan salva sulla linea. La Juve insiste, ma lo spettro dello 0-0 è sempre più materiale. La voce alla radio è infervorata, racconta l’assalto scomposto ma pericoloso della Juve. Lichsteiner conclude di pochissimo a lato.

Inizio ad assumere la faccia di quello che comunque lo 0-0 va bene. Che non si può sempre vincere. E mentre lo scrivo, la radio trasmette il sogno che non osavo confessare: gol di Llorente! Mantengo una compostezza di scrittura ma vorrei scrivere gol con ventiquattro punti esclamativi.

Llorente. Che centravanti, ragazzi. Forse Vucinic non sghignazza più (ma questa volta la radio non lo dice). E ora sentiteli i cori dello Juventus Stadium che sovrastano la radiocronaca. È finita. La Juve vince “all’ultimo respiro”, come dice la radio. E se lo dice la radio, immaginarlo è ancora più bello.

Foto | repubblica.it

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Conduce una vita raminga, spostandosi spesso, in sogno, tra la natia Lisbona e l’adottiva provincia italiana, di cui ammira soprattutto i bar di paese. Appassionato di pallone perché fonte di innumerevoli metafore, non riesce a non sentire, non riesce a non scrivere.

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