Racing Santander: quando il magnate annienta un club

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Ci sono milioni di tifosi in Europa, oggi, che sognano arrivi uno sceicco ad acquistare la loro squadra del cuore per farla diventare grande a suon di milioni, adottando una politica di investimenti simile ai proprietari del Manchester City o del Paris Saint Germain.

I tifosi dovrebbero tenere gli occhi aperti però e leggere le vicende degli ultimi mesi, perché non sempre è tutto oro quel che luccica. Il rischio, per le squadre acquistate da questi paperoni del calcio, è di cadere in situazioni disastrose, come quelle di Anzhi o Malaga. O ancora peggio come in Spagna con il Racing Santander.

Ecco l’incubo in cui sono sprofondati i tifosi di un club storico come quello nero-verde da quando è arrivato in sella il magnate del Bahrein, tal Alì Syed.

Real Racing Club de Santander: questo è il nome del club del capoluogo della comunità autonoma della Cantabria a Nord della Spagna; i suoi quasi 200.000 abitanti godono di belle spiagge e di un ottimo clima, a tal punto che l’elegante cittadina era solita accogliere i reali di Spagna per i loro soggiorni estivi.

I suoi cittadini sono da sempre fieri della propria squadra di calcio, ultra centenaria; non hanno mai fatto grandi campionati al vertice, ma hanno una squadra che degnamente difende l’onore della propria città e li riempie di orgoglio. E a loro basta così.

racing santander
@Pablo Gutiérrez

Nel 2011, un imprenditore, noto come Mr.Alì, decide di formalizzare una proposta di acquisto del club promettendo scenari europei d’élite per un club che doveva ambire a qualcosa di grande, e così diviene il proprietario del club.

Purtroppo però gli investimenti tardano ad arrivare, così come non arriva mai l’interesse sportivo per il calcio, a tal punto che la squadra va a picco ed in sole due stagioni i neroverdi retrocedono dalla Liga alla Segunda e poi in Segunda B, dove attualmente militano.

Nel frattempo la situazione societaria entra nel caos più totale e solo un mese fa il tribunale di Santander ha dichiarato nullo l’acquisto della squadra, visto che Mr.Ali non ha mai pagato ciò che aveva deciso qualche anno prima di acquistare.

La situazione assume toni grotteschi dal momento in cui le autorità giudiziarie spagnole non sono ancora riuscite a comunicare al magnate Syed l’esito della sentenza, poiché residente in Bahrein, e quindi la stessa sentenza resta ad oggi senza effetto.

Gli stessi calciatori, prigionieri di questa situazione ed incapaci di risollevare le sorti del club nella depressione generale, si sono da tempo rimboccati le maniche per dare adeguata risonanza alla crisi che li attanaglia (i calciatori non ricevono lo stipendio da oltre 4 mesi e i dipendenti del club da oltre 6) e così dieci giorni fa, nell’andata degli ottavi di Coppa del Re contro l’Almeria, consapevoli che l’incontro sarebbe stato trasmesso in diretta tv, hanno protestato rimanendo fermi sul campo di gara, una volta fischiato l’inizio del match e raccogliendo la solidarietà della squadra avversaria.

La partita è terminata 1-1 e ha visto il tentativo da parte di alcuni tifosi di assaltare la tribuna presidenziale. Quanto inscenato dai calciatori è stato utile per far mobilitare i cittadini, che a gran forza ora chiedono le dimissioni dello staff dirigenziale del Racing Santander, e l’associazione sindacale di categoria che vorrebbe controllare l’amministrazione del club per evitare un fallimento che ormai sembra vicino al divenire realtà a causa dei quasi 30 milioni di debiti accumulati nel tempo.

I calciatori vorrebbero venire in possesso dei propri cartellini per uscire da questo brutto film, ma spingono affinché venga trovata una soluzione che accontenti tutti e che possa tornare a dare dignità ad un club illuso e abbandonato dallo sceicco venuto da lontano.

Nonostante la situazione il Racing e i suoi giocatori hanno compiuto una storica impresa arrivando ai quarti di finale di Coppa del Re ed eliminando squadre di Liga come Siviglia e Almeria. Domani dovrebbe giocarsi il ritorno dei quarti contro la Real Sociedad, ma la squadra ha fatto sapere attraverso il capitano che o si dimetterà il presidente Levin, reo di promesse mai mantenute, o loro non scenderanno in campo.

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Nato a Salerno qualche anno fa ma trapiantato a Milano sin dai primi dentini, cresco (si fa per dire) col pane e pallone quotidiano, accompagnandoli con una bicicletta, una racchetta da tennis, delle scarpe per correre, un costume per nuotare e tanto televideo da leggere alla pagina 200. Curioso, irrequieto, sperimentatore. Sognatore.

1 Comment

  1. Bell’articolo! Ho visto che adesso hanno abbadonato la partita quindi temo non si sia dimesso.. Peccato

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