Quote immigrazione: Europa ostaggio di Stati meschini

di
quote immigrazione
@www.thetakeaway.org

Qualche settimana fa l’Unione Europea ha finalmente dato una risposta alle numerose richieste di intervento unitario sul tema dell’immigrazione nel Mediterraneo. Oltre ad un sostanziale aumento delle risorse destinate al pattugliamento delle coste europee, la lotta ai trafficanti di esseri umani attraverso un attacco diretto alla distruzione dei barconi pronti a partire dalle coste africane e disincentivare l’immigrazione irregolare, la Commissione aveva deciso di introdurre le così dette quote sull’immigrazione. Si tratta di un meccanismo di distribuzione degli immigranti presenti sul territorio europeo tra tutti gli Stati membri. Per fare ciò si è appellata per la prima volta nella storia all’articolo 78, paragrafo 3, del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, che mira ad aiutare uno o più Paesi interessati da un afflusso improvviso di migranti.

Quote immigrazione: i criteri di ripartizione della proposta europea

Tale ripartizione riguarda sia gli immigrati già presenti sul territorio europeo, sia quelli che attualmente vivono in cambi profughi nei loro paesi d’origine in attesa del riconoscimento dello status di rifugiato da parte di Paesi europei. Gli elementi tenuti in considerazione per la ripartizione in Europa sono: popolazione complessiva (40%), PIL (40%), tasso di disoccupazione (10%) e numero di rifugiati già accolti sul territorio nazionale (10%) di ogni Stato membro. Per quanto riguarda gli immigrati già presenti sul territorio europeo l’Italia, secondo questi criteri, dovrebbe ospitarne l’11,84% (terza dopo Germania e Francia rispettivamente col 18,42 e 14,17%). Il nostro Paese ha già raggiunto tale percentuale e quindi non dovrebbe accogliere altri immigrati. Per quanto riguarda coloro che sono in attesa del riconoscimento dello status di rifugiato, secondo l’UE il numero si aggirerebbe intorno a 20 mila persone, di cui il 9,94% sarebbe destinato all’Italia. Questi criteri sarebbero temporanei ed entro la fine del 2015 è previsto l’inserimento di un sistema permanente di ricollocazione in situazioni di emergenza future.

È molto importante notare che questo approccio, del tutto rivoluzionario, mette in discussione l’attuale sistema di accoglienza per i richiedenti asilo previsto dall’UE, il cosiddetto sistema Dublino. Anche su questo punto, da tempo si chiede intervento deciso dell’UE. Secondo le attuali regole infatti, ogni immigrato può chiedere asilo solo nel Paese in cui approda, non in quello in cui vorrebbe davvero recarsi, ad esempio perché intende ricongiungersi ai propri familiari. In questa maniera alcuni paesi dell’Europa settentrionale si sono finora assicurati che i migranti provenienti del sud mai possano arrivare a disturbare le loro nordiche serenità (ma forse è colpa dei migranti, se solo fossero abbastanza bravi da saper circumnavigare il continente europeo partendo dalla Libia, fino ad approdare in barca sulle coste inglesi, tedesche o olandesi, li si aspetterebbe con ricchi premi e bottiglie tenute in fresco per l’occasione). Lo chiamano sistema europeo di asilo. Fino ad oggi non ha nulla di europeo né di sistema. Si sarebbe potuto chiamare più efficacemente “linea Maginot per i poveri migranti e scaricabarile sui Paesi del sud Europa”.

Quote immigrazione: i Paesi UE che si oppongono

Fin da subito Danimarca e Gran Bretagna si sono appellate alla clausola opt-out che gli consente di scegliere di non sottostare alle decisioni dell’UE su alcune tematiche. Tanto per essere chiari, comunque, il Regno Unito ha inoltre dichiarato di essere contrario alle quote invitando a respingere gli immigrati invece di accoglierli. Il fronte dei “no” si è poi, molto rapidamente, allargato: Repubblica Ceca, Slovacchia, Paesi Baltici, Polonia, Francia e Spagna si sono dichiarati contrari a questi criteri oppure alle quote in generale sostenendo la necessità di risolvere il problema alla radice intervenendo in Libia. In altre parole, nessuna mutualizzazione, nessuna condivisione europea, NO GRAZIE, Europa, ma chi ti ha pregato di venire a rompere le scatole con queste idee di solidarietà condivisa?

La proposta di “ricollocazione automatica” negli Stati membri dei richiedenti asilo dovrà ora essere approvata dal Consiglio europeo nella seduta di fine giugno. Ma siccome il Consiglio europeo non è altro che una riunione degli Stati membri, è difficile immaginare qualcosa di diverso da quello che già abbiamo descritto. Per arrivare a qualche strampalato compromesso da dare in pasto all’opinione pubblica, tuttavia, prenderà comunque il via una fase di negoziazione tra Stati, che ancora una volta tendono a dimenticarsi la solidarietà sulla quale l’UE dovrebbe fondarsi.

quote immigrazione
@eubullettin.com

Quote immigrazione: E sarebbe colpa dell’Europa?

Il Presidente del Parlamento europeo Martin Schulz ha chiaramente denunciato il subordinamento degli interessi dei profughi rispetto a quelli dei singoli Stati:

Adesso è visibile perché a Bruxelles vengono ostacolate le istituzioni comuni: è chiaro che alcuni Paesi membri seguono freddamente solo i propri interessi

ha dichiarato il tedesco. Questa frase andrebbe scolpita nella roccia. Si tratta infatti della perfetta descrizione dell’intero paradosso di questa nostra Unione Europea. Tutti la invocano come fosse un animale mitologico, un deus ex machina in grado di salvare il mondo, un drago medievale che arriva volando e annienta i cattivi. Contestualmente, però, si punta il dito contro la stessa, assegnando all’Europa responsabilità di ogni tipo, incongruenze, ingiustizie, richieste di enormi sacrifici per i cittadini dei poveri Stati membri soggiogati dal mostro tirannico e stritolatore. Si tratta di una pagliacciata, una patetica pantomima populista e bugiarda, la creazione di un termine vuoto e senza significato, un dio da invocare quando c’è bisogno di aiuto (l’immigrazione è un tema europeo, l’Europa non può abbandonarci!) o da bestemmiare quando fa comodo (l’Europa ci impone austerità, queste regole europee ci massacrano!).

La verità, l’unica verità, è che l’Unione europea è solo ed esclusivamente ciò che gli Stati che la compongono le permettono di fare. Le regole sono i Trattati e questi stabiliscono le competenze e i poteri dell’Unione europea. In alcune materie la sovranità statale è stata ceduta del tutto (vedi politica monetaria) e l’UE non ha sbagliato quasi mai un colpo. In altri campi, la sovranità è degli Stati e l’Europa non può fare nulla se non proposte (vedi politica estera, immigrazione e asilo). E gli Stati sono liberi di fregarsene. E lo fanno puntualmente. Mai nessuna mutualizzazione e messa in comune, di nulla, se fosse per loro. Per fortuna negli anni passati alcuni illuminati politici hanno dotato l’Europa di poteri che, almeno in alcuni ambiti, sono al riparo dalla meschinità degli Stati.

Perché oggi nessuno si indigna contro questi Stati meschini assicurano la morte di migliaia di persone che cercano di arrivare sulle coste dell’Europa? Perché nessuno dice chiaramente che l’Europa si è mossa, pur in assenza di alcun potere di farlo, e che i suoi “azionisti” le hanno sbattuto la porta in faccia? Perché tutte le anime candide che non sanno altro che dire “è colpa dell’Europa” non mettono i nomi e le facce dei Paesi e dei politici che giorno per giorno affossano per egoismi nazionali un progetto di solidarietà e condivisione possibile? È una vergogna ad ogni livello, intellettuali della domenica, giornalisti da strapazzo che non conoscono nulla e non spiegano mia nulla, politici che corrono dietro alle sottane dei populismi che indicano nell’immigrazione “il” problema. Falsità, balle mostruose, viltà.

Sulla pelle dei migranti

Come disse Erri De Luca, l’Italia è da sempre, per sua conformazione geografica, un ponte da percorrere per il lungo, terra di passaggio di popoli da sempre, di accoglienza e ristoro. L’Italia è un braccio che si allunga dall’Europa nel Mediterraneo e verso l’Africa, e la Sicilia è il fazzoletto che sventola per dire a chi viaggia e ci cerca “siamo qui, venite”. Nessuno dice che la proposta della Commissione sia la migliore possibile per salvare chi attraversa il mare. È certamente criticabile sotto molteplici aspetti e il tema stesso delle quote è discutibile, ma dal punto di vista dei migranti. Dovrebbero essere aiutati con ogni mezzo ad arrivare e ricongiungersi alle proprie famiglie, invece che respinti. Ma di certo la mossa dell’UE è un passo in avanti di enorme portata politica, di visione sul tema. Guarda caso, di fronte a una vera mossa europea, europea nel senso che arriva davvero da un organo indipendente dall’Unione e non da Parigi, Berlino, Roma o Madrid, gli Stati si oppongono.

Di fronte a tutto questo, c’è una sola cosa da augurarsi, e cioè che il velo sia stato squarciato. Come diceva Schulz, citato sopra, “adesso è visibile perché a Bruxelles vengono ostacolate le istituzioni comuni”. Queste persone, in fuga dalle stesse cose che noi temiamo, fame, guerre, ISIS, Al-Qaeda, persecuzioni religiose, ci hanno fatto perfino il regalo di mostrarci chi e cosa davvero si frappone fra noi e la solidarietà, umanità, rispetto della vita, decenza e la possibilità di realizzare concretamente un sistema più giusto in Europa. Non si può cambiare l’Europa o chiedere che lo faccia da sola. Semplicemente non può farlo. Vanno cambiati gli Stati che la compongono e che ne dettano le regole. Gli Stati e le loro frottole europee vanno soppiantati di netto con più Europa, più istituzioni comuni, più futuro e solidarietà e al diavolo la vergogna inascoltabile dei loro egoismi. Quale dimostrazione più lampante di questa?

Segnala un errore

Milano, Dublino, poi Londra e infine Bruxelles - dove vivo oggi - le mie città: no, non odio il sole; sì, io e la birra ci frequentiamo. Avvocato, specializzato in diritto bancario, dei mercati finanziari e dell'Unione europea. Internazionalista ed europeista per inclinazione e per diritto, collaboro con la cattedra di Diritto dell'UE e di Economia di alcune università europee.

Commenta

Ultimi

Sud Sudan, un genocidio dimenticato

Dopo l'indipendenza dal Sudan sono esplosi gli odi tribali, che hanno provocato decine di migliaia di morti e una guerra etnica senza fine.
Torna su