Quanto costa un rifugiato all’Italia?

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Quanto costa un rifugiato all'Italia?
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Quanto costa un rifugiato all’Italia? Chi prende i soldi?

35 euro al giorno (circa) per 30 giorni fa 1.050 euro al mese. Caspita che bella somma, un giovane italiano neo laureato questa cifra non la vede neanche con la tredicesima. Che vitaccia quella dei giovani italiani, quasi converrebbe spacciarsi da immigrati irregolari, perché loro, a quanto pare, guadagnano più di noi.

Si potrebbe anche smettere di vivere con mamma e papà e trasferirsi in un CARA, non pagheremmo l’affitto e il cibo è incluso. Potremmo anche accorgerci di come le notizie false viaggiano veloci sui bassi istinti nazionali e di come alcuni italiani ci guadagnino, capaci di lucrare sulla pelle di chi in Italia è arrivato dopo un lungo dramma.

35 sono gli euro messi a disposizione per i rifugiati politici (fonte: Daniela Di Capua-Direttrice del Servizio Centrale del Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati SPRAR), vittime di violenza e tortura nei loro paesi, per la sopravvivenza in territorio italiano. 35 sono gli euro stanziati ogni giorno per un ospite dei centri di accoglienza. 35 sono gli euro rubati alla patria ogni giorno…da compatrioti. In tempi di crisi ci si rimbocca le maniche e si cerca di portare avanti la baracca, ma meglio che nessuno sappia come.

I centri di accoglienza sparsi sul territorio italiano sono per lo più gestiti da cooperative sociali che con i rifugiati hanno trovato la loro fonte di ricchezza. Stipulano convenzioni nel modo meno trasparente possibile e si garantiscono 35 euro al giorno per ogni ospite per un giro di affari di milioni di euro ogni anno.

Per i minori i costi sono più alti e vanno dai 70 ai 120 euro al giorno per la presenza di strutture e assistenti sociali.

A questo punto, l’immaginario collettivo potrebbe viaggiare ulteriormente e potrebbe arrivare ad immaginare questi centri di accoglienza come dei resort extralusso, viste le ingenti somme di denaro che vengono spese per gestirli. E invece poi, ti ritrovi dinanzi a materassi di spugna gettati per terra, lenzuola monouso, nel senso che userai sempre quelle, carenze igienico sanitarie che solo chiamarle carenze dovrebbe essere considerato un reato. Pulci. Persone ammassate. Sovraffollamento.

E allora a cosa servono tutti questi soldi? Questi soldi vanno alle cooperative che li spendono per pagare personale italiano impiegato nei centri, quali medici (non troppi e non specialisti), psicologi (sempre troppo pochi), assistenti (non si sa di che natura), vanno agli albergatori, alle comunità di accoglienza, agli uffici di coordinamento, vanno cioè, agli italiani che gestiscono e coordinano il nuovo business dell’immigrazione.

Ai migranti nessuna assistenza legale, l’assistenza medica si risolve il più delle volte in una prescrizioni di paracetamolo e iboprufene, l’assistenza psicologica un miraggio, scuole di italiano un altro miraggio, il mediatore culturale spesso è il rifugiato di turno che parla meglio l’italiano. All’immigrato spettano 2,5 euro al giorno per un pasto immangiabile e una scheda telefonica da 15 euro una tantum, più dignità negata e divieto assoluto di riscattare la propria vita.

Gran parte dei fondi stanziati per quella che anche la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha definito un sistema di accoglienza privo di garanzie per il rispetto dei diritti umani provengono da fondi europei appositamente predisposti. In fondo è sempre meglio essere italiani.

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Potrei dimenticare a pranzo ciò che ho mangiato a colazione, ma non potrei mai dimenticare gli occhi e le storie delle persone. Laurea in Giurisprudenza, passione per i diritti umani. Animo nomade che del viaggio apprezza le storie che esso racconta. Credo nella potenza delle masse e in chi crede e lotta.

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