Pornografia: this is the place to study

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sex  workersNon è la prima volta che mi trovo ad affrontare il tema pornografia. Durante gli anni universitari, scrissi un articolo per una rivista studentesca in cui tentai di evidenziare alcune implicazioni socio-culturali dell’industrializzazione del commercio sessuale. A distanza di qualche anno, l’impressione che ricavo dalla lettura di quel tentativo è quella di un “apprendista sociologo” che prova a destreggiarsi fra concetti difficili, inconsapevole del loro potenziale incontrollabile.

In un sussulto di entusiasmo, ebbi addirittura l’ardire di tirare in ballo le illuminazioni di Pier Paolo Pasolini, quando afferma che la pornografia ci permette di ragionare sullo stato attuale della depressione culturale, legata all’incapacità di giudicare esteticamente, cioè in modo disinteressato, la sessualità. Questo perché il piacere derivato dal consumo pornografico è di natura meccanica, come i corpi che vengono utilizzati, e per lo più funzionale alla masturbazione.    

Tuttavia, di quella giovane esperienza editoriale, salvo e riprendo a pieno titolo (nel vero senso della parola), la citazione da Porno di Irvine Welsh dalla quale ero partito:

That’s the thing with sex work, it always comes down to the most basic formulas. If you really want to see how capitalism operates, never mind Adam Smith’s pin factory, this is the place to study.*

Insomma, la pornografia è una cosa seria e ha a che fare con molti temi sociali importanti, condizionati inesorabilmente dal processo di monetizzazione dei rapporti sociali ad opera della razionalità calcolatrice del sistema economico attuale. Non perdiamo tempo con inutili dualismi tra chi vede lo sviluppo dell’industria del sesso e la diffusione online della pornografia come sintomo di un decadimento dei valori morali e chi, invece, plaude a tutto ciò come un segno di apertura mentale e libertà di espressione sessuale. This is not the place to study.

Nel nostro Paese, proprio la disapprovazione sociale e la censura hanno ostacolato lo studio della sessualità e della diffusione della pornografia come fenomeno sociale, con tutte le conseguenze del caso, forse non apocalittiche, ma sicuramente traducibili in un parziale ritardo del pensiero critico di-vulgato rispetto a certi argomenti. Come dimenticare il caso del professor Simone Regazzoni, docente dell’Università Cattolica che qualche anno fa è stato “allontanato” dall’Ateneo dopo aver scritto Pornosofia, un libro sulla pornografia nell’era di Internet.

Come spiega Renato Stella in Eros, cybersex, neoporn. Nuovi scenari e nuovi usi in rete, la pornografia, di fatto, lambisce tematiche come: la metamorfosi della comunicazione di massa per mano delle nuove tecnologie, il mutamento del discorso pubblico intorno ad argomenti sessuali, i processi di socializzazione e di produzione dell’identità di classe, di razza ed etnica, la libertà di espressione e la protezione dei minori, il rapporto tra i generi, e molte altre.

Non è un caso che in Italia le diseguaglianze di genere riguardo alla sessualità resistono più che in altri paesi (si veda La sessualità degli italiani di Barbagli, Dalla Zuanna e Garelli edito da il Mulino). Ad esempio, non avete mai avuto l’impressione che gli scandali sessuali che hanno investito importanti figure istituzionali del nostro Paese, in qualche modo fossero edulcorati da un’inadeguatezza dell’opinione pubblica rispetto alla loro interpretazione? Io l’ho avuta e mi sono sentito confuso, ogni discorso che riguardava questi episodi mi sembrava regressivo e di un olezzo soffocante, ma dal contesto culturale in cui viviamo non ci si può scansare come si fa per strada con gli escrementi dei cani.

La pornografia è l’osceno, ciò che è tenuto fuori dalla scena, ma come ogni zona d’ombra della società prodotta dalla società stessa, cela trame che possono spiegare meglio quello che va in scena; ecco perché this is the place to study.

 

“Il punto quando si parla dell’industria del sesso è che si riduce sempre alle formule più elementari. Se si vuole veramente vedere come funziona il capitalismo, non importano le teorie di Adam Smith, è l’industria del sesso che dobbiamo studiare.”

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Sociologo, è co-fondatore di ProfessionalDreamers, casa editrice che promuove ricerca sulle relazioni tra spazio e società. Lavora nel non profit e collabora con la casa di produzione indipendente Jump Cut. Non si capacita che Rimbaud abbia smesso di scrivere a diciannove anni.

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