Cosa resta del popolo dei forconi?

di

popolo
@tuttacronaca.wordpress.com
Ironia della sorte, nella Piazza del Popolo tanto invocato dalla retorica di questi giorni si esaurisce la protesta dei forconi. Come se ci fosse stato un enorme malinteso tra il concetto di popolo proposto dai vari Calvani e Casa Pound e quello interpretato dall’omonima piazza. Che non si è piegata a strumentalizzazioni.

Già, perché il popolo semplicemente non c’era. La manifestazione di ieri a Roma sembra avere sancito, se non la fine, almeno un forte ridimensionamento del Movimento dei forconi. Che, a dire la verità, non era mai stato quel movimento di massa che poteva sembrare dai racconti dei media.

Il Movimento dei forconi, ora ribattezzato “Coordinamento del 9 dicembre” (anche se ormai siamo al 19) dopo che per un po’ diceva di volersi chiamare “Fermiamo l’Italia” (che effettivamente è ferma ma per ben altre ragioni), è sempre stato sopravvalutato.

È stata sostanzialmente una scelta dei media, che ne hanno intravisto le potenzialità in termini di appeal e visibilità: forconi, fascisti, violenze (sulle prime, a Torino), poliziotti che fraternizzano, insomma un mix molto appetitoso tra simboli visivamente forti, slogan populisti e leader controversi.

Parliamoci chiaro: chiamare a raccolta “gli italiani” dopo dieci giorni di mobilitazioni in tutto il paese, dopo aver fatto salire la tensione evocando continuamente una mitica “marcia su Roma” e poi trovarsi in una Piazza del Popolo mezza vuota a rimandare il tutto a dopo le vacanze di Natale è un fallimento che segna la fine di un’esperienza.

I forconi sono quindi durati dieci giorni. Il “Coordinamento” (mai così scoordinato da quando ha voluto farsi riconoscere come tale) si è spaccato, e lo ha fatto molto presto, tra chi avrebbe scelto il dialogo e chi la protesta ad oltranza. È una spaccatura classica dei movimenti, così come la baruffa tra presunti leader quanto questi ultimi sono improvvisati e interessati.

L’ultimo leaderuncolo di ieri, Danilo Calvani, sembra più concentrato a “contare i suoi” che non al riscatto sociale di chi protesta. Ecco, se ieri ha fatto i conti gli conviene ritirarsi a vita privata o aderire finalmente a Casa Pound così ci mettiamo il cuore in pace.

Cosa resta di una protesta breve e tutto sommato piuttosto marginale? Restano a mio avviso una richiesta e una preoccupazione.

Una richiesta perché al di là dei fallimenti, dei leader impresentabili, delle pesanti ingerenze neofasciste c’è un malessere che va raccolto, ascoltato e trasformato in disegno di futuro. Non si può costruire un progetto di società usando come collante solo degli stati d’animo.

Ed è proprio da qui che nasce la preoccupazione, perché laddove è lo stato d’animo l’unico punto di riferimento comune queste forze mosse dalla rabbia e dalla frustrazione sono pronte ad essere mobilitate e sono molto sensibili a slogan demagogici e proposte semplicistiche e immediate, come quella neofascista.

popolo
@delaque79

Attenzione però, proprio per la sua (relativa) marginalità, a non prendere l’esperienza dei forconi come rappresentativa di un’intera società. Ci sono altre pulsioni che, unendo protesta e proposta, attraversano il paese.

Ne abbiamo avuto una prova evidente ieri: mentre in Piazza del Popolo si registrava il flop della convocazione dei forconi, in Piazza dell’Esquilino un movimento dal bacino potenzialmente molto più piccolo raccoglieva numeri importanti (qualcuno dice 5mila persone, forse più dei forconi, ma la guerra di cifre in questo momento non ci importa) attorno al tema della lotta per la casa.

Il Movimento per la casa di Roma da mesi sta portando all’attenzione il tema degli sfratti e del diritto alla casa, unendo nella lotta italiani e migranti ed evitando la pericolosa deriva nazionalistica.

Ricordiamoci insomma che il racconto dei media di massa non è il racconto della società, ma solo di alcuni fenomeni selezionati. Questo non ci deve far dimenticare i segnali che ci arrivano dall’esperienza dei forconi ma neanche l’esistenza di una rappresentazione della società che è molto più complessa e sfaccettata.

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Sociologo freelance, lavora come progettista, ricercatore e formatore in ambito sociale. Per Le Nius è responsabile editoriale, autore e formatore. Crede nell'amore e ha una vera passione per i treni. fabio@lenius.it

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