Polvere al Teatro Elfo: l’ultimo lavoro di Saverio La Ruina3 min read

27 Gennaio 2015 Cultura -

Polvere al Teatro Elfo: l’ultimo lavoro di Saverio La Ruina3 min read

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Polvere-teatroElfoAvevo tanto sentito parlare di Saverio La Ruina, pluripremiato attore e regista di Dissonorata prima, che ha rivelato il suo talento, e di La Borto poi, che lo ha confermato. Ho aspettato a lungo – come avevo già annunciato parlandovi della Stagione 2014-2015 del Teatro Elfo – che il suo nuovo lavoro, Polvere, approdasse al Teatro Elfo di Milano, oltre ci già citati, per potermi immergere nel suo mondo e aggiungere un importante tassello mancante alla mia cultura teatrale.

In queste due settimane avrò quindi il piacere di accompagnarvi alla scoperta di uno dei protagonisti della scena teatrale contemporanea italiana, iniziando proprio da Polvere, andato in scena al Teatro Elfo di Milano sino al 25 Gennaio, seguito poi da Dissonorata (27-29 Gennaio) e La Borto (30 gennaio – 1 febbraio).

Dopo essersi concentrato sul tema della violenza sulla donna dando vita a donne del sud umiliate, offese, ferite ma orgogliose, con Polvere La Ruina sposta l’attenzione sull’uomo, essendo quello della violenza sulle donne soprattutto un problema degli uomini.

E lo fa costruendo un dialogo tra un uomo e una donna che si svolge tra le pareti di una casa che pian piano si trasforma in una gabbia, una prigione in cui granello dopo granello si raccoglie quell’insieme impalpabile e immateriale, quella polvere del titolo che si posa sulla donna, circondandola e oscurandola, minandone le certezze, annientandone la forza e il coraggio, spegnendone il sorriso e la capacità di vivere e sognare fino a soffocarla.

Perché ciò su cui La Ruina invita a riflettere non sono le botte, la parte più fisica del rapporto violento di coppia e preludio dell’uccisione della donna, che invece ne rappresenta la parte conclusiva nella sua declinazione più tragica, ma quel prima fatto di subdole parole che umiliano e feriscono, di riconoscimenti mancati, di affetto sbrigativo e spesso brusco, che facendo leva sulla fragilità della donna consentono all’uomo violento di assumere il controllo e di esercitare il proprio potere.

La scenografia assolutamente minimalista (solo 1 tavolo, 1 quadro e due sedie sul palco) permette allo spettatore di concentrarsi completamente sulla storia e di ammirare le grandi capacità attoriali dei due protagonisti.

In una sorta di interrogatorio alla propria donna della durata di 75 minuti (perché gesticoli così? perché hai messo quel vestito colorato? perché hai salutato quel ragazzo? e quanto a lungo ci hai parlato?), La Ruina dà vita a un personaggio odioso lavorando con abilità su una gestualità fatta di tic, di dita che picchiettano, prima piano piano poi sempre più forte ma costantemente, sul tavolo, sulla sedia, sulle gambe e sulle spalle di lei e su una vocalità cantilenante, insistente, che di fatto costruiscono la colonna sonora di tutto lo spettacolo insinuandosi nell’orecchio del pubblico e provocando un reale fastidio.Polvere-teatro-Elfo

Allo stesso modo la protagonista femminile Jo Lattari (che peraltro ha contribuito alla stesura della drammaturgia), si immedesima completamente in questa donna fragile e insicura perennemente sotto torchio, che a poco a poco si spegne, perdendo qualsiasi capacità di ribattere, di ribellarsi, trovandosi a chiedere scusa per atteggiamenti assolutamente normali, perdendo colore come una fotografia sbiadita dal tempo. Una donna che, come scopriremo a pochi minuti dall’inizio dello spettacolo, è già stata vittima di una violenza in passato, a dimostrare che sono sempre le più fragili le vittime preferite degli uomini violenti.

Ciò che più mi ha colpito di questo piccolo gioiello di spettacolo, è quello che lascia addosso una volta terminato: ho sentito uomini presenti in sala descrivere il loro nervosismo, l’odio che è cresciuto dentro di loro nei confronti del protagonista maschile, la voglia di alzarsi e andarsene. Personalmente credo che Polvere sia soprattutto un lavoro sui rapporti di potere all’interno della coppia e quello su cui mi sono fermata a riflettere è che, purtroppo, di questo quasi ovunque si trovano tracce.

Polvere, di Saverio La Ruina, con Saverio La Ruina e Jo Lattari, musiche originali di Gianfranco De Franco, produzione Scena Verticale

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Valentina Arena

A 10 anni ripetevo le formule magiche delle mie eroine dei cartoni animati credendo che mi sarei trasformata in qualcuno. Ma non è mai successo. Poi ho iniziato col teatro: mi commuovevo per gli attori. Ho creduto che avrei fatto quel mestiere. Ma non è mai successo. Dopo una laurea in Beni culturali e una specializzazione alla Paolo Grassi, vedo tutti gli spettacoli teatrali e dopo fatico a tornare in me. E questo succede sempre.
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