Politici 2014: chi sale, chi scende7 min read

18 Dicembre 2014 Politica Politica interna -

Politici 2014: chi sale, chi scende7 min read

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politici 2014

Stilare una classifica dei politici potrebbe essere, nel 2014, operazione molto più complicata dell’anno scorso. Se è infatti facile individuare il vincitore assoluto del primo semestre, nella seconda metà dell’anno si sono aperte una serie di partite (le riforme, la successione al Quirinale, lo scontro sul lavoro, gli scandali romani, le spaccature in seno ai PD ed ai 5 stelle, lo spettro, sempre presente, delle elezioni anticipate) che inevitabilmente si chiuderanno nel 2015, decretando i reali vincitori della tenzone.

Nonostante lo stallo evidente proviamo comunque a darvi cinque nomi di politici o di forze in discesa ed altrettanti di quelli in ascesa, più un bonus finale.

Politici 2014, chi scende

Angelino Alfano

Da astro nascente a stella cadente del centro destra. Oscurato al governo dal protagonismo dei renziani, scavalcato nella difficile corsa alla leadership del centrodestra dai Fitto e dai Salvini, invischiato in interminabili polemiche sull’ordine pubblico, sulla gestione dei migranti, sui registri delle coppie di fatto, sull’affaire Shalabayeva. L’understatment democristiano che sembrava il suo punto di forza rischia, in un’epoca di estremismi verbali e politici, di trasformarsi nel suo peggior difetto.

Minoranza PD

La retorica Bersaniana della ditta, il vorrei ma non posso Civatiano, le lacrime della Turco, la rabbia velenosa della Bindi, il correntismo dei Giovani Turchi, il tentativo di D’Alema di riciclarsi come sinistra del partito, nulla possono contro lo strapotere renziano. I menscevichi del partitone ci provano in tutti i modi a mettere i bastoni fra le ruote alla maggioranza, dalle assemblee di partito alle commissioni parlamentari, ma il marciare divisi per colpire ancora più divisi di certo non li aiuta, finiscono comunque fra i fischi e le ingiurie della piazza come il D’Alema di pochi giorni fa a Bari.

Giorgio Napolitano

Scende per modo di dire il due volte Presidente della Repubblica. Le imminenti, vociferate, dimissioni danno infatti un termine virtuale al potere d’azione di quello che è stato il Capo di Stato più politicamente attivo dell’ormai quasi settantennio repubblicano. In realtà re Giorgio (come lo hanno soprannominato con malizia i pentastellati) non manca, fino all’ultimo, di far pesare il suo parere sul Governo in carica, come nel recente caso della minaccia di precettazione degli autoferrotramvieri durante lo sciopero generale. I tempi e i modi delle sue dimissioni diventano così il vero ago della bilancia della politica in questo ultimo scorcio di anno.

Beppe Grillo

Fa un passo indietro, anzi no, litiga con Salvini temendo di vedersi scippato il primato dell’antipolitica, assume quantità industriali di Maalox quando il suo #vinciamonoi si trasforma in un #vinciamopoi. Non ammette le sconfitte, epura, minaccia Pizzarotti e, quel che è peggio, non riesce a fare il pieno proprio nell’anno in cui crisi, scandali ed un certo immobilismo renziano gli offrono più di un fianco sul quale affondare il coltello a Cinque Stelle. Fossilizzato sul referendum contro l’Euro molto nel futuro, suo e del Movimento, dipenderà dal buon esito di questa operazione.

La sinistra unita

In Grecia spopola Syriza, in Spagna tiene l’Izquierda Unida ed esplode il fenomeno Podemos, in Germania la Linke conquista, in Turingia, la prima storica presidenza di un Land. In Italia ci si prova importando il fenomeno Tsipras e acchiappando un prezioso 4% alle Europee. Finisce come ampiamente previsto e prevedibile con il tutti contro tutti fra intellettuali, sellini, comunisti, ecologisti, vecchi e giovani, fra accuse reciproche di tradimento ed intelligenza col nemico. Alla disperata ricerca di una formula all’estero e di un leader all’esterno la sinistra delega l’opposizione al razzismo di Salvini ed al qualunquismo di Grillo, divisa fra anacronistiche nostalgie e l’infinita attesa che un Civati o un Landini assumano le fattezze del Godot di turno.

Politici 2014: chi sale

Silvio Berlusconi

Forza Italia naufraga e perde quotidianamente consensi e eppure Silvio non tramonta. Il centrodestra in piena lotta per la successione non può infatti prescindere dal suo parere nella scelta del delfino. Nella guerra fra i Salvini, i Fitto, gli Alfano, il Cavaliere appare come l’unico capace di mediare fra tesi e figure altrimenti irriducibili. A febbraio scade l’affidamento ai servizi sociali, da qui ad allora la sottoscrizione del Patto del Nazareno gli darà voce in capitolo sulle le riforme, sull’elezione presidenziale ed in definitiva sulla tenuta stessa del Governo. Molto dipenderà allora dal fatto che Berlusconi sia riuscito o meno a trasformare la sua scompaginata parte politica in una rinnovata coalizione capace di competere ancora una volta ad armi pari col centrosinistra e con l’armata grillina.

Maurizio Landini

Considerato da molti l’ultimo esponente di peso della sinistra italiana, il telegenico leader dei metalmeccanici è odiato dai nemici, amato dai fans, copiato, anche nel vestiario, dai rivali in popolarità. Il suo sfogo dopo le cariche sugli operai di Terni e il suo strenuo tentativo di mediazione con le forze dell’ordine hanno fatto il pieno di visualizzazioni su Youtube offrendo uno spaccato abbastanza completo delle sue caratteristiche umane e politiche. La sinistra lo corteggia e lui lascia fare ma difficilmente si farà coinvolgere in una sfida che potrebbe risultare fatale non solo per lui ma anche per il sindacato e quindi per quel poco, o tanto, che rimane di sinistra in Italia. Più probabile, dicono i bene informati, il tentativo di successione a Susanna Camuso, ovvero quel salto dalla Fiom alla segreteria generale che fu dei Buozzi, dei Lama, dei Trentin, per un sindacato orgogliosamente di parte.

Matteo Salvini

Il vero astro nascente del 2014. Il giovane leader del carroccio chiude in un cassetto gli scandali e l’ossessione secessionista del partito padano, sposta a destra l’asse del partito, testa in Italia l’opzione lepenista, apre al sud Italia, sfida Grillo sul campo dell’antipolitica, si candida alla leadership del centrodestra. Erede del carisma bossiano, della realpolitik maroniana e delle amicizie di Borghezio raccoglie il meglio (o il peggio, dipende dai punti di vista) dei suoi predecessori tirando fuori la Lega dalle secche della crisi interna. La tv lo ama, i social lo acclamano, i venditori si felpe lo venerano. Il 2015 sarà il suo anno decisivo, o victoria o muerte o poltrona.

Ignazio Marino

C’è chi dice sia l’uomo più fortunato della politica italiana. Accusato di non saper far fronte alla gestione della capitale, travolto dal caso Tor Sapienza, messo in crisi dalla sua stessa maggioranza il sindaco sembrava destinato a soccombere. L’inchiesta “mondo di mezzo” lo ha trasformato improvvisamente nel paladino della Roma onesta, eliminando in un colpo solo i suoi nemici interni, il suo competitor alle ultime elezioni, trasformando gli indignati di Tor Sapienza in pedine dei diabolici Buzzi e Carminati, rendendo risibile la polemica sulla panda rossa. Un po’ Malaussene, un po’ mister Magoo il chirurgo genovese, se uscirà vivo dalla piena, parrà effettivamente, come direbbero a Roma, “avecce più culo che anima”.

Matteo Renzi

Il giovane premier è più stabile che in vera e propria salita. L’acme dei suoi consensi è coinciso, ovviamente, con la straordinaria e inaspettata, quantomeno nelle dimensioni, affermazione alle europee e con i famosi 80 euro. Da allora in poi ha un po’ vivacchiato rimandando le riforme importanti (elettorale e istituzionale) pur portando a casa alcune vittorie, ultima delle quali, in ordine di tempo, è l’approvazione del Jobs Act. Se il rottamatore è ancora sulla cresta dell’onda sembra più per i demeriti dei suoi oppositori che per i suoi effettivi meriti. Di certo non ha perso il piglio deciso ed il gusto della battuta in 140 caratteri che sono i punti di forza del suo successo ma anche l’elemento che lo rende più inviso ai suoi nemici.

Politici 2014: chi resuscita

Francesco Rutelli

Fra i crimini più efferati della mafia romana quello di aver aperto il Necronomicon per riportare nel mondo dei vivi il fantasma di Francesco Rutelli. Latitante da alcuni anni dal panorama delle politica italiana cicciobello è ricomparso in tv ad ogni ora del giorno e della notte per ricordarci di come era bella la Capitale quando il sindaco era lui. Nella speranza di un pronto intervento di Rick Grimes e nella convinzione che Carminati e Buzzi meritino già solo per questo l’ergastolo chiudiamo augurandoci che il 2015 possa restituirci se non la bellezza quantomeno la dignità di una politica sana.

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Fabrizio Pedone

Quest'anno ho fatto il blogger, il copywriter, il cameriere, l'indoratore, il web designer, il dottorando in storia, il carpentiere, il bibliotecario. L'anno prossimo vorrei fare l'astronauta, il rapinatore, il cardiochirurgo, l'apicoltore, il ballerino e il giocatore di poker prof.
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