Esiste una politica di asilo europea?

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diritto asilo europea

Secondo le più recenti statistiche rese pubbliche da Frontex, l’agenzia di frontiera dell’Unione Europea, nei primi sei mesi di quest’anno il numero degli immigrati approdati in Europa ha già superato il totale dei flussi di ingresso del 2013. Il già esistente problema dell’immigrazione, in tempi recenti, si mescola e sovrappone a un fenomeno che lo alimenta a livelli impressionanti – l’esodo dei rifugiati – in particolare alla luce dell’instabilità politica nel Medio Oriente e nei paesi del Nord Africa.

Nel 2013, ad esempio, i rifugiati siriani erano pari ad un quarto degli immigrati, a fine 2014 dovrebbero raggiungere ad un terzo. Considerate le continue nefaste notizie che raccontano di conflitti tutto intorno al Mediterraneo, sembra assai verosimile che nei prossimi mesi assisteremo ad un aumento del numero delle persone che cercano tutto questo asilo in Europa.

Questa è la parola chiave, asilo, un diritto dell’uomo, che deve essere garantito senza titubanze. Ma come affrontare il problema? Certo non chiudendo le frontiere e barricandosi in una “Fortezza Europa”, come vorrebbeero Marine le Pen o Nigel Farage e i loro emuli anche italiani.

L’immigrazione è un problema che va risolto a livello internazionale, di certo a livello europeo, per due evidentissime e semplici ragioni: primo, si tratta di un fenomeno globale che racchiude oltre ai flussi già conosciuti anche l’aggiunta portentosa di uomini in fuga da conflitti vicinissimi e, secondo, altrimenti si finisce per discriminare nei confronti delle nazioni geograficamente più esposte.

politica asilo europea

Di recente, in occasione della sessione annuale dell’OSCE – l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa – tenutasi a Baku in Azerbaijan è stata adottata una risoluzione sull’immigrazione che poggia proprio su questi principi (peraltro su iniziativa di una senatrice italiana, Cristina De Pietro, Movimento 5 stelle). Si esortano infatti i paesi membri Osce che sono anche membri dell’UE a riformare il cosiddetto “sistema di Dublino” e, in particolare, il Regolamento UE n. 604 del 26 giugno 2013 (Dublino III).

Il sistema Dublino (cioè la Convenzione di Dublino del 1990 in tema di asilo e l’insieme degli atti legislativi ad essa collegati, da ultimo il citato Regolamento UE n. 604 del 26 giugno 2013) prevede che, per evitare che i migranti facciano domanda d’asilo in più di un paese nell’Unione Europea, lo Stato membro competente all’esame della domanda d’asilo è lo Stato in cui l’emigrato ha messo piede per la prima volta.

Stando così e cose, il problema nei Paesi rivieraschi del Mediterraneo – in primis l’Italia – assume dimensioni ben più grandi che nei paesi nordici. Non è un caso, infatti, che tra i 15 Stati che hanno votato contro l’approvazione della risoluzione OSCE che per la prima volta supera la questo principio, vi siano la Gran Bretagna ed alcuni deputati danesi e finlandesi. Secondo la maggioranza degli Stati del nord Europa, il tema dell’immigrazione deve rimanere di esclusiva competenza delle politiche nazionali e, quindi, anche in tema di politiche di asilo il “sistema di Dublino” non avrebbe alcun bisogno di revisioni. In pratica, il carico deve restare sui paesi di prima accoglienza.

Il sistema di Dublino è invece da superare, perché attualmente finisce per discriminare alcuni Paesi – in questo caso l’Italia – rispetto ad altri, con la grave conseguenza di mettere a repentaglio sia i diritti dei rifugiati sia la capacità organizzativa di chi deve occuparsene.

Si tratta di una normativa sul diritto d’asilo da rivedere, per poter assicurare alle decine di migliaia di disperati che approdano sulle nostre coste un’accoglienza dignitosa. Non si deve parlare di migranti “legali o illegali”, ma di “profughi” in fuga da guerra e fame. Il governo, facendo proprio questi principi ha annunciato un intervento che rivaluti l’insieme delle norme alla base del Sistema europeo comune di asilo. Per ora, tuttavia, rimane annuncio.

Immagini| News.com.au| independent.co.uk

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