Il Pimpa ad Aleppo: tra i primi a rientrare in città c’è un clown

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pimpa aleppo

In un gennaio che è iniziato e poi è finito, interrogo una tazza colma di tè: “Faccio in tempo a berti prima di uscire o scotti troppo?”. Sento il telefono suonare, è una chiamata su WhatsApp. Devo ancora abituarmici. Ma chi diavolo…!? Marco?

Ciao Paolo, sono Marco, ti chiamo da Aleppo, magari puoi aiutarmi…

Aleppo? Aleppo quello delle bombe, della guerra per procura, dell’assedio infinito, del non si capiscono le forze in gioco, dello scappano tutti perché non è rimasto più niente? Aleppo. Quando chiama Marco fermo il tempo e cerco di capire cosa posso fare per lui. Dopo alcuni giorni trova anche il modo di raccontare a Le Nius di Aleppo e di sé, il Pimpa, clown (anzi: Claun) impegnato da anni nelle zone di guerra.

Ciao Marco, domanda numero uno: cosa ci fai ad Aleppo?

Sono qui per riabbracciare degli amici che non vedevo da 5 anni, sono qui per rendermi anche conto, per quel poco che può valere, della situazione, sono qui per dare una mano e quando possibile indossare il mio naso rosso e regalare un po’ di meraviglia a questi bimbi della guerra.

Come ci sei arrivato?

Arrivare ad Aleppo non è stato semplice. Ricordo la faccia del responsabile del check-in ad Amman quando mi ha visto arrivare con il mio passaporto europeo e che ha insistito più di una volta dicendomi che probabilmente avevo sbagliato gate. Che lì si partiva per la Siria. Poi, vista la documentazione in regola (e ringrazio il vescovo per l’invito e tutta la delegazione della Famiglia del Verbo Incarnato), mi ha fatto il check-in anche un po’ divertito, come se non gli capitasse da tanto tempo. Stessa cosa all’arrivo a Damasco, dove tutti gli agenti cercavano di parlarmi in italiano, ovviamente di pizza, maccheroni, mandolino e dell’immancabile Juventus (unica squadra italiana conosciuta anche in Siria).

Il trasferimento da Damasco ad Aleppo è stato lungo (12 ore di auto), con infiniti controlli, ma non problematico. Inaspettata la distruzione su tutta la via, pensavo si fosse combattuto meno nella Siria intera, invece non abbiamo incontrato un villaggio privo di un segno di guerra.

pimpa aleppo

E ad Aleppo cos’hai trovato?

Aleppo est è completamente distrutta. Non esiste più.

La conquista dei ribelli (userò il termine ribelli e forze governative per capirci, non gli riconduco nessuna connotazione politica) ha portato una prima fase di distruzione e rendere questa zona un fortino l’ha ulteriormente danneggiata. Aleppo est, con un’immagine, mi ricorda la Milano delle barricate del 1848.

La riconquista da parte delle forze governative ha completato l’opera. Ad Aleppo est non esiste una stanza, appartamento, scantinato, abitazione o palazzo che non sia stata fatto saltare. È un luogo che trasuda una guerra combattuta in tutti i modi: aerea, ma soprattutto con i piedi per terra, alla vecchia maniera, in trincea, di logoramento.

La parte ovest di Aleppo è in condizioni strutturali migliori, ma si è combattuto anche lì. Non esiste un abitante di Aleppo che non abbia perso un parente stretto in questi 5 anni.

Inoltre questa guerra ha fatto vivere la popolazione in situazioni difficilissime. Niente acqua, luce, gas e cibo. Nella struttura che mi ospita abbiamo allestito un salone-teatro e accolto gruppi di bambini ai quali ho fatto il mio spettacolo. Terminato lo spettacolo abbiamo dato da mangiare a questi bimbi e alcuni di loro, ricordo chiaramente una bimba di 3-4 anni, non avevano mai visto della carne, non la sapeva addentare!

Marco, ma chi c’è in città ora?

Aleppo era una città ricca, oltre che, a mio parere, la più bella del Medio Oriente. Con la guerra i ricchi e buona parte della classe media se ne sono andati via. Ovviamente ne avevano la possibilità.

Sono rimasti il ceto medio-basso che la guerra ha trasformato in poveri, e i poveri, che la guerra ha trasformato in straccioni, mendicanti, disperati.

Torniamo indietro: ti avevamo lasciato che eri appena rientrato da Gaza, cos’è successo nel frattempo?

Ho vissuto prima girovagando l’Italia portando il mio spettacolo, presentando il mio libro e raccontando le storie di questi bimbi della guerra. Poi sono ripartito per Bagdad per ritrovarmi alla fine, dopo aver girato tutto l’Iraq, qui ad Aleppo.

Parte del mondo osserva attonito le prime mosse di Trump, cosa ne dice il Pimpa?

Al claun-pagliaccio Pimpa interessa poco di Tramp, lui lavora con i bimbi.

Se lo chiedi a Marco, data la giusta importanza al ruolo del Presidente degli Stati Uniti, mi auguro davvero che chiunque vesta quella carica lo faccia al meglio. Penso che troppo spesso si discuta di presidenti degli Stati Uniti, russi o di qualsiasi altro potere alto, come se fossero gli unici responsabili ultimi del male del mondo. A me questa magra consolazione non piace.

Se il mondo non va bene è perché semplicemente io non sto facendo abbastanza.

Grazie Marco, a presto.

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Milanese milanista, per Le Nius redattore e formatore. Comunica per Fondazione Arché, blogga per Vita.it. Persegue la semplicità e, nel cammino, interroga il suo tempo. Ha sempre da imparare. paolo@lenius.it

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