Perché lo Sri Lanka non è (solo) un paradiso tropicale3 min read
Reading Time: 3 minutesQuando si pensa allo Sri Lanka, l’immagine che viene subito in mente è quella di spiagge bianche, palme e acque cristalline. Non a caso il territorio che fino al 1972 era conosciuto come Ceylon è altresì chiamato come “il gioiello tropicale”, risultando l’emblema stesso di una fuga esotica.
Eppure, questa piccola isola nell’Oceano Indiano è molto più di una destinazione balneare da cartolina. Chi decide di trascorrervi un periodo di vacanza, avrà modo di scoprire un Paese complesso, stratificato, con una cultura intrisa di una spiritualità antichissima e ferite recenti.
Consigli pratici per chi viaggia con consapevolezza
Viaggiare in Sri Lanka richiede una preparazione attenta. Serve un visto d’ingresso e un passaporto con una validità minima di sei mesi. Le infrastrutture sanitarie tendono a risultare carenti, specialmente nelle zone più remote.
È quindi fondamentale dotarsi di un’assicurazione viaggio in Sri Lanka che copra imprevisti come quelli legati a spese mediche, di rimpatrio e ulteriori imprevisti: una scelta saggia per affrontare il viaggio con maggiore serenità.
Pertanto, la situazione generale è stabile, anche se persistono tensioni politiche e sociali legate a una delle crisi economiche più gravi della storia recente. Nel 2022, come riportato dall’Osservatorio CPI, il Paese dichiarò default sul proprio debito, precipitando in una situazione drammatica caratterizzata da carenze di carburante, cibo e medicinali. Le proteste popolari portarono alle dimissioni del presidente Gotabaya Rajapaksa, mentre il turismo, che rappresenta circa il 12% del PIL, crollò drammaticamente.
Oggi, nel 2025, la situazione è migliorata sensibilmente. Lo Sri Lanka ha registrato oltre 1 milione di arrivi nei primi cinque mesi dell’anno e vive una fase di rinascita e ricostruzione, nonostante le cicatrici della crisi siano ancora ben visibili.
Una spiritualità che permea ogni aspetto della vita
Spiritualità in Sri Lanka vuol dire buddhismo: una religione arrivata nel III secolo a.C, quando il monaco Mahinda, figlio dell’imperatore indiano Ashoka, convertì il re Devanampiya Tissa. Da allora, il Paese è diventato uno dei custodi più fedeli della tradizione Theravada, tanto che secondo la leggenda il Buddha stesso visitò l’isola tre volte, scegliendo questo luogo come quello in cui la sua dottrina sarebbe sopravvissuta nella forma più pura.
Anuradhapura, l’antica capitale che fu centro del potere per 1.300 anni, custodisce lo Sri Maha Bodhi, un albero di fico cresciuto da una talea dell’albero sotto cui il Buddha raggiunse l’illuminazione; le sue rovine monumentali sono patrimonio UNESCO. Il Tempio del Dente a Kandy conserva invece quella che si ritiene essere una reliquia del dente del Buddha: per questo risulta meta di pellegrinaggio.
Ma la spiritualità non si percepisce solo nei monumenti: è nelle piccole offerte di fiori e incenso che i fedeli portano quotidianamente ai templi, nelle cerimonie della puja che scandiscono le giornate, nei monaci vestiti di arancione che camminano per le strade.

Una biodiversità che sfida ogni aspettativa
Nonostante le sue dimensioni ridotte, lo Sri Lanka ospita una biodiversità straordinaria. Protegge quasi il 15% del suo territorio attraverso 13 parchi nazionali e oltre 100 aree protette. Qui vivono oltre 90 specie di mammiferi, oltre 80 specie di serpenti e oltre 430 specie di uccelli, delle quali 21 sono endemiche e quindi tipiche dell’isola.
Il Parco Nazionale di Yala è celebre per la più alta densità di leopardi al mondo, mentre l’area di Udawalawe ospita una delle più grandi popolazioni di elefanti asiatici. La foresta pluviale di Sinharaja, patrimonio UNESCO, rappresenta invece uno degli ultimi tratti di foresta tropicale vergine rimasti nell’isola.




