Perché ho lasciato Sinistra Italiana

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Piero Pelizzaro è da sempre impegnato in attività politiche. Ha partecipato alla costituzione di Sinistra e Libertà collaborando alle attività di comunicazione e organizzazione degli eventi nella segreteria nazionale. Negli anni si è candidato alle elezioni comunali di Vicenza e regionali Venete in liste rappresentative di Sinistra Ecologia e Libertà. Dall’autunno 2015 è entrato a far parte degli enti di coordinamento comunali e provinciali di Vicenza, nell’Assemblea Regionale di SEL Lombardia e risulta essere come indipendente tra i 150 promotori di Sinistra Italiana. Da sempre il suo impegno è stato quello per la costruzione di una sinistra unita. Questa la sua lettera in cui spiega perché lascia Sinistra Italiana.

L’impegno politico per me è sempre sinonimo di identificazione in un’idea, visione, prospettiva che si vuole costruire dal proprio municipio fino all’Europa che amo e che oggi vedo ferita e bisognosa di una Sinistra reale. Impegno politico come rappresentanza di istanze legate alle criticità ed alle opportunità che la comunità socio-economica ci presenta e genera.

Riconosco, e di questo mi voglio scusare, di aver tralasciato e mal gestito il rapporto con tutti voi rispetto a delle responsabilità che mi ero assunto verso le compagne ed i compagni di viaggio, e rispetto alle persone e alla comunità che la nostra organizzazione rappresenta. Purtroppo ho mancato nel non esplicitare le difficoltà temporali e pratiche in cui mi sono ritrovato e nel condividere una volta in più con tutti voi, in trasparenza e sincerità, le forti perplessità rispetto al percorso intrapreso negli ultimi mesi dalla sinistra.

Nel Gennaio 2015 su sollecitazione di Marco Furfaro ho partecipato a Human Factor e in quell’occasione avevo respirato e goduto dopo tanto tempo di una sinistra viva, dinamica ed innovativa. Quella giornata aveva riaperto dentro di me la voglia di portare e condividere le mie limitate conoscenze climatiche ed ecologiste dentro quello che sembrava un processo di semplificazione e aggregazione della frastagliata e litigiosa sinistra italiana.

Ci credevo e sembrava che tutti remassero nella stessa direzione, verso un soggetto unico che doveva nascere da li a pochi mesi, qualcuno – ed ora credo in modo ingannevole – ipotizzava pure la primavera 2015 come fioritura del nuovo soggetto. Passarono i mesi, le varie forze che volevano unirsi cominciavano ad intraprendere il loro percorso singolarmente, da Possibile fino alla sinistra movimentista. Durante l’inverno del 2015 ancora una volta si raccontava che la sinistra italiana – poi effettivamente chiamata tale, SI, dimostrando un passo indietro nell’ammodernamento del linguaggio politico – si sarebbe fatta trovare pronta ed unita per le elezioni amministrative.

Ma proprio in questo importante momento, dove l’unità e le proposte di azione politica si pongono davanti al giudizio delle persone e degli elettori, il tutto ha perso di senso per me. Una battaglia fratricida, tra movimenti e gruppi minoritari, di una sinistra minoritaria, spesso più rappresentativi di se stessi che dei bisogni delle persone, una discussione su cariche e responsabilità da assumersi rispetto ad un soggetto che non esisteva, senza regole ma soprattutto senza un’idea chiara di cosa rappresentare ed essere.

Temi di frontiera come l’economia collaborativa, liquidati come nuove forme di capitalismo e senza comprendere come nuovi fenomeni di innovazione sociale ed economica dovrebbero essere governati piuttosto che messi sul banco dei colpevoli. Anche perché non avremo UBER ma ci terremo lo 063570, che alla trasparenza e alla redistribuzione del reddito sicuramente poco contribuisce. Il cambiamento climatico visto ancora con gli occhi dell’ambientalismo efficace negli anni ‘80, ma lontano dalle lotte di giustizia, dalle migrazioni e dall’economia climatica di oggi. Vorrei però qui ringraziare gli amici del Forum SEL Beta che con costanza e determinazione, e attraverso la voce di Marco Furfaro, provano a far comprendere l’urgenza climatica ed ecologista ai vertici di un partito che non esiste.

Senza poi entrare nel merito e nel rapporto che deve, a mio avviso, necessariamente cambiare tra municipi, città, Regioni e Stato in un’ottica federalista che altro non sarebbe che la realizzazione del sogno e progetto europeo di Altiero Spinelli. Il federalismo abbiamo deciso che è un argomento tabù visto che è un hashtag di Matteo, Salvini. Così facendo abbiamo nuovamente deciso di ignorare il Nord del paese, perché esiste una questione meridionale ma non viene affrontata la questione settentrionale che oggi vede nuove fenomeni migratori dal Sud Italia, che deve combattere una povertà delle periferie sempre più evidente e vede prevalere il pensiero razzista all’inclusione dei nuovi cittadini italiani e dei migranti presenti. Anche con #StavoltaNo siamo stati capaci di strutturare una campagna politica del “contro tutti” e del “governo ladro”, piuttosto che cogliere l’opportunità per proporre una proposta alternativa che sia capace di rispondere, e non liquidare con battute da bar – facessero il loro lavoro i senatori – domande semplici che molti operatori e cittadini pongono: perché un Sindaco non può legiferare e decidere sulla vendita dei prodotti agro-alimentari derivanti dagli orti sociali?

Per molti mesi ho partecipato alle iniziative come Cosmopolitica, l’ho fatto solo perché trovavo e trovo in Marco Furfaro, Maria Pia Pizzolante, Mario Mazzocca, Celeste Costantino, Alessandro Capelli, Luca Gibillini e poche altre e altri compagne e compagni la speranza che forse un giorno – e spero non troppo lontano – la sinistra come tale, possa tornare a rispondere ai bisogni del mondo reale. Una sinistra che torni ad essere rappresentativa, di chi, è convinto di fare ‘politica’ tutti i giorni attraverso la proprio professione. Lo sviluppo di pratiche di resilienza urbana e di comunità o la transizione digitale e collaborativa dell’economia e dei servizi urbani che con il mio agire quotidiano contribuisco a costruire, sono per molti colleghi un’importante opportunità di redistribuzione della ricchezza e delle risorse naturali, favoriscono una migliore giustizia sociale e climatica e ribaltano uno dei limiti che a mio avviso affliggono la sinistra: discutere delle soluzioni e non dei problemi, in continuazione e costantemente!

Così insieme ad altri, iscritti e non iscritti alle nostre organizzazioni, ho partecipato ad un laboratorio di prassi e riflessione – MilanoIN, Innovare per Includere – che coinvolge centinaia di persone. Intellettuali, amministratori locali, operatori dell’economia sociale e collaborativa che vengono a confrontarsi a Milano dall’Europa e oltre. “Non un luogo per discussioni colte, ma il veicolo del protagonismo per quei soggetti che vivono di lavori – non di rendita – e che già oggi fanno camminare la città segnandone la forza. Protagonisti che suonano “nuovi” solo a quella politica che raramente risponde coi fatti alle domande sociali evocate a parole” come ha scritto l’Assessore di Milano Cristina Tajani in una sua lettera a SEL nel Dicembre 2015. E di questo ne ho sempre più convinzione grazie alle nuove sfide sto vivendo al Comune di Milano alla guida di un importante progetto dimostrativo di Sharing Economy e Smart City, allo IUAV di Venezia con uno stimolante incarico in ambito di ricerca scientifica nelle politiche per la Resilienza Urbana ed una start-up che propone strumenti di gestione dei rischi climatici da far maturare.

In questo spazio di confronto ho trovato maggiore interesse, perché qui la discussione sulla struttura (i.e. partito o movimento? congresso o assemblea? contiamoci perché sarà una testa un voto! ma la minoranza è rappresentata? Oh!! Occhio ai comunisti. Si ma quali comunisti? ne abbiamo troppi movimenti comunisti!) ….non c’è, per fortuna!

In questo momento ragioni personali e professionali fanno venire meno le motivazioni per investire parte del mio tempo per la Sinistra di oggi. Con questa lettera lascio tutte quelle responsabilità che mi ero assunto. Sarò pronto a tornare e a dare il mio contributo più semplice e sincero nel momento in cui ritroverò l’aria di Human Factor o di quel gruppetto di persone che dalle macerie di Rifondazione Comunista e Sinistra Democratica aveva costruito Sinistra e Libertà. Un gruppo di persone che non pensava solo a se, ma ragionava e dava una visione del paese con le Fabbriche di Nichi, luoghi e spazi dove i bisogni e le proposte di tutti avevano la precedenza sulla forma.

Auguro a tutti buona fortuna e buon lavoro per le sfide che ci aspettano.

Piero Pelizzaro

@Sinistra Italiana
@Sinistra Italiana

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Fondatore di Climalia, prima società italiana di servizi climatici per la resilienza territoriale. Collabora con il Kyoto Club come responsabile della cooperazione internazionale e come esperto di politiche di adattamento ai cambiamenti climatici. Consulente del Ministero dell’Ambiente, Acclimatise UK, AzzeroCO2 e Commissione Europea.

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