Perché tanti bangladesi emigrano dal Bangladesh?7 min read

3 Dicembre 2021 Migrazioni -

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Giornalista

Perché tanti bangladesi emigrano dal Bangladesh?7 min read

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Il Bangladesh è il quinto paese al mondo per numero di migranti, subito dietro India, Messico, Russia e Cina, con 7 milioni di cittadine e cittadini che vivono fuori dai propri confini. Ma perché i bangladesi emigrano dal Bangladesh, tra cui molti anche verso l’Italia?

A differenza di altre popolazioni, la migrazione originaria del Bangladesh non sembra causata da motivazioni prettamente politiche, ma dalle precarie condizioni economiche, sebbene il paese sia stato teatro anche di gravi conflitti politici e religiosi, attualmente aggravati dal flusso di rifugiati di etnia Rohingya provenienti dal confinante Myanmar, dove questa minoranza etnica subisce una violenta persecuzione.

Vediamo quindi le motivazioni principali dell’emigrazione di cittadini e cittadine bangladesi e le mete scelte, tra cui l’Italia.

Breve storia del Bangladesh

La storia del Bangladesh è fatta di separazioni: prima quella del 1947, anno nel quale il paese allora associato all’attuale Pakistan, divenne sì indipendente dal dominio britannico, ma si divise anche dal resto dell’India; poi, appunto, quella dal Pakistan da cui il Bangladesh si dichiarò indipendente nel marzo del 1971.

Quella dichiarazione di indipendenza, motivata dalle disattenzioni economiche dei governi del Pakistan occidentale nei confronti della sua lontana provincia del Bengala orientale e da discriminazioni culturali e linguistiche, portò con sé la conseguenza di una guerra che causò secondo alcune stime fino a tre milioni di morti e coinvolse anche l’India al fianco del Bangladesh.

Dopo la guerra, l’indipendenza non portò il neonato Bangladesh sulla via del pacifico sviluppo, ma in un susseguirsi di sanguinosi colpi di stato: un ciclo che si è formalmente chiuso nel 1991, con l’avvento di una democrazia dell’alternanza tra il partito progressista rappresentato dalla Lega Awami, attualmente al potere, e il partito conservatore Bnp, il Partito nazionalista del Bangladesh.

Tuttavia, anche in questi anni, le strade del Bangladesh hanno continuato a essere percorse dalla violenza di gruppi terroristici che si ispirano all’integralismo islamico e che rivolgono le loro attività contro le minoranze religiose o le persone non credenti. A tal proposito, basti ricordare il grave attentato del luglio del 2016 nella capitale Dacca, costato la vita a 24 persone, tra le quali 9 cittadini italiani.

Perché i bangladesi emigrano dal Bangladesh?

Nonostante il persistente livello di violenza che si registra in questo paese asiatico, alla base dei flussi migratori non ci sono soprattutto motivazioni politiche, bensì economiche. Il Bangladesh, in effetti, registra un tasso di crescita di oltre il 6% all’anno, ma ha anche il 14,8% della popolazione in condizioni di povertà assoluta: ricordiamo che secondo i criteri indicati dalla Banca Mondiale le persone si trovano in questa condizione quando dispongono di meno di 1,90 dollari al giorno.

D’altra parte, il Bangladesh è una piccola nazione sovraffolata: quasi 166 milioni di abitanti diffusi su una superficie di circa 144 mila chilometri quadrati. Per fare un paragone l’Italia ha circa 60 milioni di abitanti su una superficie di oltre 302 mila chilometri quadrati. È come se noi avessimo oltre 300 milioni di abitanti.

Dal punto di vista economico, il settore industriale è quello che contribuisce maggiormente al Pil, ma la parte del leone la fa il tessile (80% delle esportazioni) che non è in grado di produrre un grande valore aggiunto. L’agricoltura comunque continua a occupare la metà della popolazione attiva bengalese, soprattutto nella produzione di riso.

Un’altra spiegazione del perché emigrano dal Bangladesh è ambientale. Il paese è infatti vittima di fenomeni estremi e catastrofi naturali causate dai cambiamenti climatici come l’innalzamento del livello dei mari e i numerosi e sempre più distruttivi cicloni, eventi aggravati dall’erosione del suolo e dalla deforestazione.

Tali eventi causano un numero crescente di migranti climatici. Secondo le stime dell’Internal Displacement Monitoring Centre (IDMC), i disastri ambientali hanno costretto oltre 4 milioni di bangladesi a lasciare le loro abitazioni nel solo 2019.

Date queste premesse strutturali, è facile capire perché molte persone emigrano dal Bangladesh. In effetti, dal punto di vista economico, la migrazione è un modo molto efficace, almeno sul lungo periodo, per mantenere le famiglie rimaste in patria. Come riportato nella scheda paese dedicata al Bangladesh dell’ampia ricerca sui contesti di origine dei migranti di Caritas Italiana e ISPI, nel 2019 i bangladesi emigrati hanno inviato nel paese 17 miliardi di dollari di rimesse, tra i primi paesi al mondo nel contare su questa peculiare risorsa economica.

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Foto: Bryon Lippincott

Dove migrano i bangladesi?

Secondo la già citata scheda di Caritas e ISPI, i principali paesi di destinazione dei flussi migratori delle cittadine e dei cittadini bangladesi sono l’India, con oltre 3 milioni di emigrati, l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti, entrambi con oltre un milione di emigrati.

I paesi del golfo sono infatti quelli di emigrazione storica dei bangladesi, anche se più recentemente è decisamente cresciuto il numero di emigrati bangladesi in Europa, e in particolare in Italia. La comunità del Bangladesh residente in Italia è quella che ha avuto tra il 2019 e il 2020 la crescita più intensa (5,7%) dopo quella egiziana, toccando quota 147.872 persone al 1° gennaio 2020.

Tra i motivi per l’ingresso in Italia addotti dai cittadini del Bangladesh prevalgono i motivi familiari (oltre il 70% dei casi), mentre il restante 30% riguarda in gran parte ingressi per richiesta di asilo. Estremamente residuale la componente che entra in Italia con permesso per motivi di lavoro, come riporta un report del Ministero del Lavoro.

I bangladesi sono anche tra i gruppi nazionali più rappresentati negli sbarchi di migranti sulle coste italiane. Nel 2021 sono arrivate via mare in Italia oltre 6.500 persone dal Bangladesh, il 12% di tutti gli arrivi via mare dell’anno, gruppo nazionale più presente dopo la Tunisia. Gli stessi numeri si erano riscontrati anche nel 2020.

Si tratta di persone che organizzano il loro percorso migratorio riuscendo ad arrivare in aereo in Libia per poi tentare la traversata verso l’Italia, oppure di persone che si trovano da anni in Libia, dove molti bangladesi erano emigrati per lavorare, ma che a partire dalla caduta di Gheddafi si sono trovati in una situazione economica e politica sempre più instabile, decidendo di partire per l’Europa.

Stando ai dati forniti da Frontex sul periodo gennaio-settembre 2021 sono principalmente tre le rotte di migrazione verso l’Europa dei cittadini bangladesi. In ordine di numero di rilevazioni riscontrate dall’agenzia europea per il controllo delle frontiere dell’Unione sono: la rotta del Mediterraneo centrale, verso l’Italia, con seimila riscontri, quella del Mediterraneo orientale, verso la Grecia, con 528 e quella del Mediterraneo occidentale, verso la Spagna, con 411 rilevazioni.

Perché emigrano dal Bangladesh | Conclusioni

La forza dei legami familiari nel flusso migratorio bangladese non emerge soltanto dalle motivazioni rilasciate per l’ingresso in Italia. Le famiglie investono sui loro figli facendoli emigrare e contando sulle rimesse prodotte dal lavoro di questi ultimi: una sorta di strategia di sopravvivenza simile a quella del proletariato inglese ai tempi della prima Rivoluzione Industriale.

In molti casi gli investimenti per pagare le ingenti spese per l’emigrazione sono raccolti tramite il microcredito, molto diffuso in Bangladesh (dove è nato, peraltro). Nel paese è molto attiva la pratica dei microprestiti per finanziare la migrazione all’estero. Questa forma di migration loan è sostenuta dal Brac, il Bangladesh Rural Advancement Committee, un’organizzazione non governativa che riceve finanziamenti anche dall’Unione Europea.

Le dimensioni dell’attività del Brac sono davvero impressionanti: le trovate riassunte qui per quel che il riguarda il 2020; tra queste colpisce immediatamente il dato riferito agli 8,18 milioni di clienti totali raggiunti con servizi finanziari e ai 4,5 miliardi di dollari erogati in prestiti.

Il servizio del Brac in materia di “prestito per migrare” include un orientamento pre-partenza, un supporto alla reintegrazione sociale dopo l’esperienza di migrazione e consente alle famiglie dei migranti di avere una disponibilità economica in attesa delle rimesse prodotte dal lavoro all’estero.

Tuttavia, come si è già accennato, il microcredito solidaristico non elimina purtroppo l’esistenza di rotte di migrazione illegali. La criticità maggiore riguarda i minori. Sono molti infatti i minori bangladesi che tentano la strada dell’emigrazione. Tuttavia, a volte accade che le famiglie in Bangladesh siano così povere da dover affidare i minori a trafficanti di esseri umani per condurli in Occidente con le conseguenze che sono ben note sul piano dei rischi delle rotte clandestine e su quelle dello sfruttamento.

Povertà, volontà di migliorare la condizione economica propria e della famiglia ed effetti catastrofici causati dal cambiamento climatico sono dunque le principali risposte alla domanda sul perché tante persone emigrando dal Bangladesh. Fattori che immaginiamo persisteranno anche nei prossimi anni e decenni: l’emigrazione dal Bangladesh sembra avere tutti gli elementi che le possano assicurare un lungo sviluppo futuro.

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Quello che più mi piace è la parola scritta, il contrasto tra il nero del testo e il bianco della pagina. In sintesi sono un giornalista: amo scrivere, amo raccontare.
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