Perché detesto la pubblicità della Sammontana3 min read

2 Agosto 2015 Comunicazione -

Perché detesto la pubblicità della Sammontana3 min read

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Per una serie di ragioni sulle quali non vorrei tediarvi e che hanno a che fare in sintesi con l’abilitazione all’insegnamento, Matteo Renzi e il surriscaldamento globale, sono stata costretta a passare questi primi mesi d’estate in casa a studiare e a guardare un sacco di tv.

Ora, io amo la pubblicità. Mi piace proprio guardarla. Non con lo spirito critico di un sociologo o il piglio creativo di Don Draper.

Perché detesto la pubblicità della Sammontana
@papermag

No. Io la guardo proprio con l’approccio della consumatrice da abbindolare. Appartengo a tutti i target: se guardo la pubblicità di Enantyum avverto le prime avvisaglie di un forte mal di testa. Se inciampo in quella dei Tena Lady mi chiedo se non sia il caso di pensare in anticipo alle piccole perdite d’urina che prima o poi insidieranno la mia vita sociale. Se mi trovo davanti alla pubblicità del latte in polvere Mellin voglio un figlio, se avvisto una réclame di prosciutti desidero all’istante un panino col salame.

E poi, ho un debole per i gingle. Spesso li imparo a memoria e li ricordo per anni. Il mio preferito resta un cult anni ’80 che, facendo il verso alle “Bollicine” di Vasco Rossi, diceva così: San Pelligrino che aranciata esagerata, ogni bevuta è una fortissima risata ahah!!! Con le bo-bollicine la festa è assicurata!!!

Al secondo posto ci piazzo senza dubbio il distico in rima baciata della Zucchetti Rubinetteria. Quel ritornello facile facile mi viene in mente tutte le volte che mi trovo di fronte ad un rubinetto decontestualizzato dalla sua solita cornice toilette/cucina – cosa che in effetti non succede spesso, per carità, ma se capita, ecco che mi ritrovo a canticchiare:
Si chiama Zucchetti la libertà
Di fare con l’acqua tutto ciò che ti va
(tatatatatatata-tà)

https://www.youtube.com/watch?v=pnz4-wNjzlA

Al terzo posto non posso fare a meno di collocare il gingle della Coca-Cola che avevo imparato a memoria come in una specie di karaoke (questo prima che i dettami della filosofia no global mi spingessero a provare un enorme rimorso per la dedizione con cui, nel quinquennio ’93-‘98 circa, appendevo in camera i calendari della famosa bottiglia).
Whenever there is fun
Always Coca-cola.

Oggi invece va lo storytelling e addio brevitas: tutto, anche un cazzo di cono gelato, diventa un’occasione per fare narrazione, o più precisamente, per attaccare pezze inenarrabili. È così, per il secondo anno di seguito, siamo costretti a sopportare il supplizio della pubblicità del Cono cinque stelle Sammontana che, tra immagini di reggiseni abbandonati su uno specchio d’acqua e baci appassionati in discoteca, vomita una serie di banalità sull’estate da mordere.

https://www.youtube.com/watch?v=8V6Y4RvpH9g

Perché detesto la pubblicità della Sammontana

Il punto è che lo storytelling può essere interessante, a meno che la narrazione proposta non abbia la complessità e il trasporto di un tema in classe scritto da una ragazza di seconda liceo anche un po’ babba, oltre che priva del minimo senso del ritmo. Io capisco che gli adolescenti siano il target più ghiotto da conquistare, ma gran parte di loro sarebbe in grado di scrivere un verso migliore del seguente:

Scogli, silenzi, la festa da Paolino
Quattro di notte, in due sul motorino

(Ne ho le prove che condivido con voi: Ho rotto gli occhiali, prendo lo stesso il motorino/ mi schianto sul cancello, rompo solo il fanalino; oppure: Mi affaccio sul balcone, c’è odor di gelsomino / non posso farmi bella, ho perso il bigodino, o ancora: Mi sveglio nella notte, avverto un languorino/ mi dirigo verso il frigo: evviva il salamino!)

Perché detesto la pubblicità della Sammontana
@sdoppiamocupido

Insomma basta. La pubblicità è orribile. I ragazzi sono meno scemi di quanto i copy della Sammontana possano immaginare. Il Cono cinque stelle Sammontana costa più di un bel gelatone artigianale. Almeno l’anno prossimo, lasciateci in pace. Ridateci le bollicine.

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I momenti più significativi della mia vita sono stati: quando, a dieci anni, ho interpretato Mary Poppins nel musical Mary Poppins e quando ho indovinato la definizione di integrale agli orali della maturità. Sono insegnante (non di matematica, of course) e ho una particolare predisposizione per i casi umani. Temo che le due cose siano collegate.
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