Pensioni e tagli: cosa dice Matteo Renzi?

di
pensioni-Renzi
@pa0lo87

La previdenza sociale, e in particolare la modalità di calcolo delle pensioni, è tra i settori più difficili del nostro già complesso ordinamento lavoristico. Frutto infatti di tante regole che nel corso degli anni si sono di volta in volta aggiunte, si corre il rischio – nell’affrontare la questione – o di banalizzare o di iniziare un confronto limitato ai soli specialisti.

Nelle scorse settimane Matteo Renzi, che a meno di sconvolgimenti sarà incoronato segretario del Partito democratico dalle primarie dell’8 dicembre, è più volte intervenuto sul dibattito, dicendosi pronto a tagliare le pensioni più ricche.

Di per sé l’idea non è nuova: in passato vi sono state numerose norme che prevedevano tagli per le pensioni sopra una certa cifra, e più volte, anche di recente, la Corte Costituzionale è intervenuta sul punto “annullando” tali provvedimenti, molto attenta a quelli che si definiscono “diritti acquisiti”, vale a dire situazioni giuridiche già consolidate.

Ma questa volta la proposta, finora solo accennata e che quindi bisognerà analizzare da un punto di vista tecnico, va più in fondo, non si limita a un taglio netto e indifferenziato oltre una certa soglia, e per introdurla dobbiamo spiegare, esemplificando, la differenza tra pensioni retributive e pensioni contributive: è soltanto sulle prime infatti che la proposta Renzi dovrebbe operare.

Fino alla legge n. 335/95, la cosiddetta riforma Dini Treu, l’ammontare delle pensioni veniva calcolato sulla base non dei contributi bensì sulla base dello stipendio percepito negli ultimi anni di vita lavorativa: un sistema decisamente generoso, perché almeno in parte slegato a quanto effettivamente versato, come contributi. A partire invece dal 1° gennaio 1996 il calcolo delle pensioni avviene soltanto sulla base dei contributi: in quest’ultimo caso pertanto la pensione viene successivamente erogata soltanto su quanto il lavoratore ha effettivamente versato.

La proposta dunque riguarderebbe le sole pensioni retributive superiori a un certo ammontare, e di per sé questo avrebbe una sua logica. Ma la Corte costituzionale, se chiamata a pronunciarsi, interverrebbe dichiarando la norma in contrasto con i diritti acquisiti?

Difficile dirlo con sicurezza, ma soprattutto qualora con i risparmi procurati si finanziassero direttamente istituti giuridici a favore dei meno tutelati, in un’ ottica re-distributiva, allora la partita non sarebbe già chiusa in partenza.

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Libero Labour è nato nei primi anni Ottanta – l’inizio della fine – nel profondo Sud. Prima di “salire” come migliaia di suoi simili a Milano della suddetta aveva ben in mente solo lo spot dell’Amaro Ramazzotti (ma preferisce quello del Capo). Si occupa di diritto del lavoro, in un'epoca senza diritti e senza lavoro. In pratica ha sbagliato tutto.

3 Comments

  1. La speranza è che Renzi faccia qualcosa, se sarà buono o peggio del male da curare lo scopriremo. Però sembra l’unico un po’ concreto. No?

  2. Domenica 8 ci sarebbero le primarie Pd, e solo dopo quel momento si potrà dire se MR è veramente il nuovo segretario Pd

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