Pensione: diteci quanto prenderemo!

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pensione“Tanto in pensione non ci andremo mai” sento ripetere spesso da miei coetanei disillusi. “Fatti una pensione privata, perché tu quella pubblica non la vedrai mai” sento ripetere spesso da gente più adulta di me che si preoccupa per la mia vecchiaia.

Spronato da simili incoraggiamenti mi sono spesso chiesto: ma sarà vero? Che il sistema pensionistico italiano sia al collasso pare evidente. Che nessuno ne capisca un tubo, altrettanto.

Ma non avevo mai pensato, pensa te che ingenuità, a quanto sarebbe utile avere qualche informazione credibile adesso. Forse perché vedo attorno a me persone che, all’ultimo miglio della loro vita lavorativa, sono ancora immerse in una fitta nebbia.

Ma qualche giorno fa mi sono imbattuto in questo illuminante articolo de lavoce.info. Che sostiene una tesi forte e quasi emozionante: Inps e Governo potrebbero darci una stima precisa della nostra futura pensione ma non lo fanno.

L’accusa è importante: ignavia di Stato. E mi fa sobbalzare. Ragazzi, questi possiedono informazioni cruciali per il nostro futuro e non ce le danno! L’inps, ovviamente, conosce le complesse formule che consentono di calcolare la pensione che ci spetterà a partire dai versamenti che abbiamo effettuato.

Se questa gravissima censura di Stato venisse meno, potremmo valutare prima se la nostra pensione potrà bastarci, se sarebbe il caso di cominciare a pensare a una pensione integrativa privata, quanto dovremmo mettere da parte per vivere serenamente la nostra vecchiaia.

Tito Boeri e Luigi Guiso, autori del pezzo, svelano addirittura l’esistenza di fantozziane “buste arancioni”, che conterrebbero le famose informazioni preventive sulle pensioni e che l’Inps sarebbe già pronta a recapitare.

Cosa aspetta allora? Aspetta l’autorizzazione del ministro Enrico Giovannini. Ma il via libera, promesso ormai mesi fa, non arriva. Come mai?

Sembra la solita trama da commedia all’italiana: dato che gli italiani potrebbero non gradire il contenuto delle buste si teme che diano la colpa al primo che le invia. Aspettative maturate in anni di contributi verrebbero probabilmente fortemente ridimensionate, e disparità di trattamento tra categorie verrebbero a galla.

Ma il gioco del “ti tengo all’oscuro per non darti cattive notizie” appare davvero infantile e al limite del criminale. Soprattutto se pensiamo all’esercito di lavoratori precari di cui tutti dicono di volersi occupare ma che poi non si perde occasione per umiliare.

Cosa ne sarà della loro pensione? Già sappiamo, lo dicono tutti, che avranno seri problemi. Dirglielo subito, dando loro la possibilità, per quanto possibile, di pianificare il loro futuro sarebbe un primo importante riconoscimento di dignità.

Questa prassi consentirebbe anche un risparmio di spesa pubblica: anziché trovarci poi ad assistere anziani che non ce la fanno a vivere con la loro pensione non sarebbe meglio dare ai cittadini gli strumenti per prevenire situazioni di disagio?

Dignità, diritti, trasparenza, prevenzione, risparmio. Una semplice busta arancione può significare tutto questo. Quasi quasi andiamo all’Inps e ce la prendiamo. Che dite?

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Sociologo freelance, lavora come progettista, ricercatore e formatore in ambito sociale. Per Le Nius è responsabile editoriale, autore e formatore. Crede nell'amore e ha una vera passione per i treni. fabio@lenius.it

1 Comment

  1. Si fa sempre fatica a riconoscere nel cittadino una persona adulta -o che lo diventerà -, responsabilizzabile, parte di un patto con lo stato (che quando fa così si merita veramente una esse minuscola).
    D’altra parte è vero che tenere all’oscuro è politicamente vantaggioso, specie in un’epoca come questa in cui viviamo continuamente, ossessivamente, sotto la spada di Damocle delle prossime elezioni: il governo che responsabilizzasse i cittadini, dicendo loro la verità anche se dolorosa, sarebbe subito punito alla prossima tornata elettorale.
    I cittadini, abituati ad esser trattati come bambini, non possono che comportarsi come tali.

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