Paul Pogba, il leader che deve essere

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paul pogba
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È bastata una partita storta per scatenare la stampa nazionale: si parla di Juve in crisi, di mercato sbagliato, di allenatore incapace, di società confusa, di Paul Pogba non all’altezza della maglia numero 10.

È stato proprio lui, il centrocampista originario di Lagny-sur-Marne, uno dei bersagli preferiti della critica. Abbiamo letto editoriali di illustri giornalisti per i quali il principale responsabile della sconfitta con l’Udinese è Paul, accusato di non essere un leader vero. Addirittura, si consiglia la Juve di venderlo prima che il mondo intero si accorga del bluff. Un clima da “moriremo tutti” che ha contagiato anche alcuni tifosi.

Non è certo una novità la critica atroce dopo un passo falso dei bianconeri. Quello che più colpisce, però, è il giudizio così negativo su Pogba. Spesso ci si dimentica che si tratta di un classe ’93 e che, nonostante sia molto maturo, è pur sempre un ragazzino di 22 anni con un percorso di crescita ancora da compiere. Il tutto all’interno di una squadra che è cambiata molto, dando vita, in estate, a una vera e propria rivoluzione, necessaria per continuare a vincere.

Paul Pogba, il leader del nuovo ciclo bianconero

L’obiettivo è quello di creare un nuovo ciclo nel ciclo trionfale di questi ultimi quattro anni. La scelta societaria di assegnare una maglia così prestigiosa come la 10 a Pogba, tra l’altro su sua esplicita richiesta, mi ha fatto molto piacere. Può essere un errore ma va interpretata come la volontà di consegnargli la squadra in mano. Un modo per responsabilizzarlo ulteriormente e, forse, un tentativo di convincerlo a non considerare le sirene blaugrana per la prossima stagione. Sì, sono fantasie: purtroppo siamo tutti consapevoli dell’esistenza di una data di scadenza sulla sua permanenza alla Juve. Per la prima volta nella storia la Juventus ha un giocatore potenzialmente più grande della Juventus stessa (chiediamo scusa ai big del passato ma qui si parla potenzialmente di qualcosa di mai visto prima).

Le partenze illustri di Pirlo, Vidal e Tevez hanno stravolto le gerarchie all’interno dello spogliatoio bianconero. Già dalle prime amichevoli estive è emerso un Pogba diverso rispetto alla passata stagione. I compagni lo cercano, lui si sente leader e lo sta dimostrando sia con le parole che con gli atteggiamenti e con la volontà di caricarsi la squadra sulle spalle. Questa dev’essere, e sono convinto che lo sarà, la sua stagione. È arrivato il momento di dimostrare a tutti chi è Paul Pogba.

I limiti del giovane Paul

I 26 (VENTISEI!) palloni persi contro l’Udinese, ai quali si sommano i 4 dribbling falliti e gli 11 passaggi sbagliati, sono frutto di leziosità e voglia di strafare. Si ha la sensazione, certe volte, che la giocata semplice non gli piaccia. È come se non provasse soddisfazione nel gesto tecnico facile, da qui la continua ricerca del numero che fa tanto infuriare Allegri. Il suo più grande difetto è che si “piace troppo”. Si specchia, è consapevole di essere il più forte e in alcuni momenti di crede un semidio. A 22 anni è l’errore più grave che si possa fare: guai a credere di essere già arrivato.

Per compiere il salto definitivo deve essere messo al centro del gioco. Non per forza come trequartista, anche se l’idea stuzzica parecchio. Pogba deve comandare la partita. Deve essere il giocatore che determina il ritmo, non solo quello che va a sprazzi e a cui la squadra si affida nella parte finale dell’azione. Ha tutto il potenziale per essere dominante in ogni frangente dei 90 minuti. Fino a questo momento raramente lo è stato ma per diventare il “tuttocampista” più forte del mondo si deve passare per forza di cose da questo fattore.

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Tendenzialmente nerd, i Big Data come pane quotidiano. Credo nel 4-3-3 e nelle serate con tanta birra. Prima o poi mollerò tutto per aprire un ristorante. Italo serbo o serbo italo, non lo so nemmeno io. Orgoglioso di entrambe le nazionalità. Vivo connesso.

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