La Passione per le carte

di

Passione – Italian Design Playing


L’ingegner Riccardo Conturbia, vercellese, classe 1973, ha il vizio delle carte. Ma se già ve lo immaginate mentre sperpera il patrimonio familiare al tavolo di qualche bisca siete del tutto fuori strada: lui non gioca con le carte, le fabbrica. È il fondatore di Passione – Italian Design Playing Cards, una startup che produce e vende carte da gioco destinate al collezionismo. Lo abbiamo contattato per fare due chiacchiere.

Buongiorno Riccardo! Tu produci carte da gioco. Ma non nel senso di quelle dei Pokemon o di Magic – The Gathering: proprio le classiche carte da gioco, cuori fiori picche quadri. Come ti è venuta in mente una cosa del genere nell’epoca di Free Cell?

Parte da lontano: ho sempre amato le carte (quelle che chiamiamo francesi) e, quando giravo per i mercatini dell’usato e qualcosa attirava la mia attenzione, lo compravo. Poi ho scoperto le carte americane recenti e tutte le aziende che le personalizzano e mi sono detto “voglio farlo anche io!”. Da qui a cercare persone con capacità artistiche il passo è stato breve. Più difficile è stato riuscire a chiudere un progetto, tutti noi lavoriamo nel tempo libero, per “Passione”, ma grazie a due amici e valenti illustratori: Marco Guerrieri e Maurizio Toccafondi, ci siamo riusciti.

Quindi esiste un mercato per le carte da gioco che va al di là della Modiano. Ma queste carte, per così dire, “artistiche” sono solo da collezione o vengono effettivamente usate per giocare?

Possono essere usate per ogni scopo, anche costruire castelli di carta! Però per giocare quotidianamente sono meglio quelle che hanno livelli di personalizzazione più bassi: magari il dorso, lo schema colori, qualche particolare delle figure. Sempre oggetti particolari, ma dove la funzionalità è più importante.

La tua prima creazione è un mazzo di carte chiamato Smoke. Come avete scelto il soggetto?

In realtà non c’è stato uno studio particolare, semplicemente ci piaceva l’idea. Esiste un famoso mazzo dove tutte le figure reggono un calice di vino, ci sembrava carino fare qualcosa di simile. Di certo non c’è nelle nostre intenzioni la promozione del fumo, è per noi solo un elemento grafico.

Come funziona il processo creativo? Ci hai detto che hai alle spalle due illustratori professionisti, ma qual è esattamente il tuo ruolo?

Come ogni ingegnere principalmente rompo le scatole. È il nostro ruolo istituzionale. A parte gli scherzi, ho quattro compiti sostanziali: metto alla prova le idee che mi vengono presentate, sono il tramite con il mercato – perché essendo collezionista in primis so abbastanza bene cosa vuole la nostra clientela, mi occupo della parte di comunicazione – soprattutto sui social e dei rapporti con i fornitori. Dimenticavo: pago quello che c’è da pagare.

Passione – Italian Design Playing

Quindi sei il tizio che ci mette i soldi, un ruolo fondamentale in qualunque impresa. A quanto pare però i soldi non bastano, perché per produrre Smoke hai lanciato una campagna di crowdfunding su Kickstarter. Come sta andando? La mia impressione è che il crowdfunding, ormai una realtà consolidata nei Paesi anglosassoni, fatichi a decollare in Italia.

In realtà non sta andando, perché… è già andata: abbiamo raggiunto il nostro goal proprio un paio di giorni fa, e ne approfitto per ringraziare i nostri sostenitori.

Il crowdfunding è anche un mezzo incredibile per raggiungere le persone interessate, non solo per ottenere i fondi, in questo modo si fa incontrare la domanda con l’offerta, in modo semplice e libero da logiche burocratiche.

In Italia fatica un po’ tutto a decollare, ma per noi è un mercato quasi vergine, quindi valeva la pena comunque provarci. Sono convinto che anche il crowfunding prenderà piede. Prima o poi.

E il mercato di collezionisti di carte? Quanto è diffuso nel nostro Paese questo curioso hobby?

Credo coinvolga poche persone, diciamo quanti sono i praticanti del curling. Non abbastanza da giustificare un business, ora come ora, ma in futuro chissà. Ecco perché per ora abbiamo clienti, società e produzione all’estero; il design ed i miei errori di pronuncia e di grammatica in inglese sono invece la parte italiana!

Un’ultima domanda: qual è il tuo seme preferito, e perché?

Questa è la domanda più difficile! Da ragazzo avrei detto picche e la carta il re. Avevo addirittura immaginato un personaggio di fantasia, un racconto su di una spia denominata “Re di picche”. Ora dico cuori, infatti abbiamo scherzosamente caratterizzato i nostri biglietti da visita come carte da gioco ed il mio… È il re di cuori. Le nostre carte poi hanno un ordine impostato, nel mazzo, diverso da quello tradizionale che espone l’asso di picche come punto di attenzione.

Noi mostriamo l’asso di cuori; d’altro canto siamo italiani, siamo “Passione”.

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Classe 1975, è laureato in Lettere. Lavora come editor in campo letterario, televisivo e cinematografico. Vive con la sua famiglia a Segrate, in provincia di Milano.

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