Pasolini di Abel Ferrara: l’ultimo giorno di un poeta

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Pasolini di Abel Ferrara: l'ultimo giorno di un poeta
@Emanuele

L’ultimo giorno di Pasolini nel film di Abel Ferrara si apre con la tenera sveglia di mamma Susanna. Poi, la lettura dei giornali, il pranzo, un’intervista, la cena in trattoria… Una tranquilla giornata da letterato.

Ferrara si misura qui con un’impresa estrema. Anzi, con due. Non solo s’immerge nel quotidiano di Pier Paolo Pasolini, mostrandocelo nel suo cenacolo di sodali che, in qualche modo, lo protegge e lo sostiene nel suo vertiginoso compito di intellettuale critico; e anche nelle sue scorrerie notturne, alla ricerca di avventure sessuali.

Ma l’ultimo giorno del poeta è anche il pretesto per quella che pare la reale, e ambiziosissima, sfida del regista statunitense: mostrare il film che Pasolini non fece a tempo a realizzare. Sostituirsi a Pasolini, incarnarne lo sguardo, il vissuto, le contraddizioni laceranti.

La parte migliore del film è proprio questo ”film nel film”, questo tentativo di visualizzare quel Porno-Teo-Kolossal mai arrivato davanti alla macchina da presa. Si percepisce l’ammirazione di Ferrara per Pasolini, sia per la sua fisicità, smisurata e drammatica, che per il coraggio totale della sua coerenza intellettuale. E Willem Dafoe, con le sue rughe, il suo volto non rassicurante, i suoi gesti sicuri, si presta benissimo allo scopo.

Mi viene un dubbio. Più che un film sull’ultimo giorno di Pasolini, mi sembra un film di Abel Ferrara su se stesso. Questi si sostituisce a Pasolini, il suo sguardo è talmente personale e potente che occupa tutto l’immaginario dello spettatore. Si esce dal cinema con la potenza luciferina dell’autore di Fratelli e de Il cattivo tenente, quasi dimenticando il lucido e pungente discorso del poeta di Casarsa.

La prova è, probabilmente, nella dettagliata insistenza con cui è raffigurata l’uccisione di Pasolini. Solo un angelo del male come Ferrara poteva filmarla così, decidendo di assegnarle tanto rilievo nell’economia del film. Estremo omaggio a chi era stato tanto follemente fedele alla sua linea da far coincidere arte e vita, da provare anche nella vita lo stesso rischio che ogni giorno affrontava scrivendo o dirigendo.

E così, il film sull’ultimo giorno di Pasolini diventa un grande e sgradevole film di (e su ) Abel Ferrara.

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Aspirante antropologo, vive da sempre in habitat lagunar-fluviale veneto, per la precisione svolazza tra Laguna di Venezia, Sile e Piave. Decisamente glocal, ama lo stivale tutto (calzini fetidi inclusi), e prova a starci dietro, spesso in bici. Così dopo frivole escursioni nella giurisprudenza e nel non profit, ha deciso che è giunta seriamente l'ora di mettere la testa a posto e scrivere su tutto quello che gli piace.

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