Palermo calcio: capita

di

Palermo                                                                                                                                      Capita, e capita sempre più spesso, che i Palermitani emigrati al nord tornino dopo qualche anno alla base, perché neanche il nord (ovvero qualsiasi lembo di territorio al di sopra di Reggio Calabria) se la passa benissimo.

Capita che il ritorno coincida con la retrocessione della squadra cittadina. Capita che il giorno in cui ti viene chiesto di scrivere un pezzo sulle vicende di quella squadra, il pater familias, detentore dell’abbonamento Sky, decida di portare con sé, nella gita fuori porta, la scheda della pay per view per poter seguire anche fuori casa quello che per lui è un derby del cuore, essendo nato in quel di Varese, quando il di lui padre vi era a sua volta emigrato (capita che noi si emigri a generazioni alterne).

Al povero scrittore non resta quindi che accordarsi con lo storico gruppo di amici per andare ad assistere al match allo stadio Falcone e Borsellino. Potrebbe però accadere che il giorno della partita coincida con quello del compimento dei tuoi trent’anni, festeggiati la sera prima proprio in compagnia di quel gruppo di amici e di massicce dosi di superalcolici. è allora probabile che quella che la sera prima era sembrata, nei fumi dell’alcool, un’opzione praticabile “Domani tutti allo stadio, come ai vecchi tempi, siii, yeah”, si riveli il giorno dopo impraticabile, poiché la reazione all’alcool dei nostri obesi corpi trentenni  non è più quella dei sedici anni, quando si poteva mandare giù una fornitura di Jack Daniel’s e il giorno dopo sostenere una gara di decathlon.

Può capitare che, quando ormai, dopo una serie infinita di telefonate a vuoto e voci impastate all’altro capo del cellulare, ci si era convinti a desistere, arrivi la telefonata dell’amico che meno ti saresti aspettato che ti dice “io sono qui al CTO, ma voi dove siete?”.

(Il Centro Traumatologico Ospedaliero, trovandosi di fronte allo stadio, è storicamente il punto di incontro dei tifosi nel pre partita. La frase tipica del tifoso desideroso di incontrare gli amici è, quindi: “ci vediamo al CTO”, con il risultato che, a causa della folla che si forma lì di fronte, trovare colui al quale si è dato appuntamento diventa praticamente impossibile).

Superata la soglia minima di 1,99 persone, necessaria per recarsi allo stadio senza sembrare un disadattato, decidi allora di recuperare dagli scatoloni che hai portato via dalla Capitale (e che giacciono da mesi nella tua stanza in attesa di un nuovo trasloco che è sempre imminente ma che non arriva mai) la gloriosa sciarpa rosanero che hai sventolato più e più volte nel settore ospiti dell’Olimpico e di scendere, arrivando alla Favorita, 10 minuti prima dell’inizio della partita comprando, al doppio del prezzo di costo e dopo un’ estenuante contrattazione, un biglietto delle popolar (i settori della curva Nord e Sud).

Ovviamente capita che la partita si riveli la più noiosa mai disputata in epoca contemporanea, e che neanche il propiziatorio ghiacciolo consumato nell’intervallo riesca a sbloccare il risultato dallo 0 a 0 iniziale.

(Il rito del ghiacciolo è una sapiente trovata di marketing dei gelatai della Favorita, da anni infatti insinuano, gridando il loro slogan, che “ghiaccioli all’arancia, u sapuri ru gol”, ovvero che l’acquisto e il consumo del ghiacciolo propizierebbe l’insaccamento del pallone nella rete avversaria).

Capita allora che ti ritrovi a sperare che Giuseppe Iachini, l’allenatore della tua squadra, smetta giacca e cravatta ed entri in campo, macinando palloni a centrocampo come faceva un tempo, quando giocava nel Palermo dei Picciotti con capitan Biffi, Tanino Vasari e Giacomino Tedesco, che comunque sempre serie B era, se non addirittura C1, ma per il te quattordicenne di allora, non ancora viziato da sette anni di serie A e obnubilato dalle nubi di fumo tipiche della curva nord panormita, quello era il calcio, catenaccio e contropiede, cuore, sudore e punizioni tirate alle stelle dal capitano comprese.

Capita quindi, forse complice l’odore di hashish detto “marocchino” che continua ad imperversare in curva ma che tu ormai respiri solo passivamente (se no ti vengono le paranoie, dici), o il sole che si ostina a picchiare duro anche se siamo ormai alle porte dell’inverno (ma perché non sono andato a Mondello che sono tutti coi piedi a mollo e ti postano pure le foto su facebook, i bastardi), che ti ritrovi a chiedere come un Vecchioni qualsiasi di avere indietro i tuoi sedici anni, il vespino PK e le luci della Favorita puntate sui capelli lucidi di Centofanti, e di tornare a quando le cose erano più semplici, le partite meno noiose e ci si entusiasmava pure per Palermo – Battipagliese, ma questo, purtroppo, è difficile che capiti.

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A Palermo sin dal '600, sono un clan familiare sparso in giro per lo Stivale. Si riuniscono periodicamente presso il desco della nonna Ninetta. Il maggiore è emigrato a Milano per laurearsi in Comunicazione. Tra le sue passioni il teatro e i babbaluci al picchiopacchio della nonna. Ha fondato Plan Be. L'altro cugino quest'anno ha fatto il blogger, il copy, il cameriere, l'indoratore, il dottorando, il carpentiere, il bibliotecario. L'anno prossimo vorrebbe fare l'astronauta, il cardiochirurgo, l'apicultore e il ballerino.

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