L’orto sul tetto che scotta

di


Un orto sul tetto?

Perché no, in certe situazioni è l’unica soluzione, o la migliore possibile. E’ il caso forse più tipico degli orti urbani, quello che meglio esprime la particolarità delle coltivazioni dell’orto sul tetto nelle città. Ne esistono esempi famosi ed originali nel mondo.

A New York è diventata una vera e propria moda ed anche un business, incentivati da nuove politiche per la sostenibilità. Su un edificio di Greenpoint, Brooklyn, Gotham Greensha ha avviato la produzione di ortaggi nel 2011 e attualmente ha ben venti collaboratori alle sue dipendenze, tanto che vende i propri prodotti non solo a privati ma pure a rivenditori.

orto sul tetto

Anche a Chicago, da semplici iniziative domestiche, si è passati ad un progetto di ampia scala, che coinvolge quattordici torri, per un totale di trentamila metri quadri di coltura interamente biologica.

orto sul tetto

E poi ancora, Tokyo, la mitica metropoli nipponica, nella quale i tetti delle stazioni sono stati attrezzati a puntino e la lista di attesa è lunghissima per ottenere un fazzoletto di “terra”, da curare nel tempo libero, tra una fermata e l’altra.
Il tutto è interamente gestito dalla compagnia ferroviaria del posto, che ha avuto la brillante idea, per offrire una nuova opportunità ai cittadini e garantirsi così ordine e abbellimento delle strutture.

Ma quelli sui tetti, sono i primi di una lunga serie. Infatti, nelle grandi città si coltivano orti in molti luoghi, in piccoli spazi, dimenticati e recuperati, ritrovati, che svolgono così un’importante funzione di riqualificazione e valorizzazione urbana.
Il fenomeno si sta sempre più diffondendo, tanto che si è iniziato a distinguere quattro tipologie di agricoltura cittadina :

  • giardini condivisi, si trovano generalmente su terreni di proprietà pubblica e vengono gestiti dai residenti della zona; questi giardini sono coltivati in maggior parte per l’autoconsumo;
  • fattorie comunitarie, sono sempre più numerose nelle grandi metropoli, amministrate spesso da organizzazioni no-profit a favore della comunità locale per la produzione di cibo, ma anche nell’ambito di una programmazione sociale ed educativa;
  • aziende agricole istituzionali, collegate ad istituti, come ospedali, centri ricreativi e rieducativi, scuole, insediamenti popolari; la loro missione non è la sola produzione alimentare, bensì hanno una  forte funzione sociale;
  • aziende agricole urbane commerciali, che mirano alla massimizzazione dei risultati delle colture per raggiungere la redditività.

 

La coltivazione degli orti urbani ha preso piede anche in Italia, a partire da centri come Milano, Torino, Bologna ed altri.
Ad occuparsi del monitoraggio della situazione nazionale è Italia Nostra, addetta alla tutela del patrimonio storico, artistico e naturale. Sul sito dell’associazione, nell’apposita sezione “Orti urbani” è possibile reperire informazioni, documenti e risalire ad interessanti realtà del nostro territorio.

Vorremmo raccontarvi alcune di queste iniziative e se vi fa piacere potreste darci una mano:

Avete un orto sul tetto?

Fate parte di un orto urbano condiviso?

 

Scriveteci a food@lenius.it, raccontateci e informateci.

La prossima puntata potrebbe parlare di voi  😉

 

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Di professione curiosa e istigatrice tale; di aspirazione narratrice; di indole sognatrice; impegnata in condivisione e comunicazione. Appena posso, viaggiatrice. Laureata in economia dello sviluppo internazionale, senza necessità di collegamento tra il titolo di studio e ciò che svolgo. Seguo la mia strada e mi piace incontrarne tante altre, diverse. A volte mi faccio domande; per fortuna, non ho tutte le risposte.

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