Obama contro la lobby delle armi: una battaglia difficile

di

Lo scorso 5 Gennaio il Presidente Obama ha tenuto una conferenza stampa nella East Room della Casa Bianca nella quale ha espresso la necessità di una nuova regolamentazione sulla vendita delle armi da fuoco. Durante il discorso ha ricordato con le lacrime agli occhi le vittime delle stragi avvenute negli scorsi anni sul territorio americano a causa di squilibrati e fanatici in possesso di armi ed ha puntato il dito contro la lobby delle armi che, a suo dire,

tiene in ostaggio il Congresso, ma non può tenere in ostaggio tutti gli Stati Uniti.

Il tentativo di Obama

Allo scadere del suo mandato presidenziale, Obama ha ufficialmente iniziato la sua battaglia contro le lobbies delle armi americane. Le misure entreranno in vigore attraverso decreti esecutivi, senza passare per il Congresso, a maggioranza repubblicana. È ormai da tempo che l’attuale Presidente invoca una nuova normativa che regoli il mercato: già nel 2012, dopo la strage dei bambini in una scuola elementare di Newtown ad opera di un folle armato, aveva dichiarato

Ci siamo passati troppe volte […] Dobbiamo unirci per intraprendere azioni per impedire che cose del genere si ripetano, a prescindere dalla politica. Reagisco non da Presidente, ma da genitore, specialmente oggi.

Secondo i dati diffusi dal Dipartimento di Stato e i Centers for Disease Control and Prevention nel 2013 sono morte 33.169 persone a causa delle armi da fuoco (non contando le vittime provocate dalle forze dell’ordine): 11.203 omicidi, 21.175 suicidi, 505 incidenti e 281 decessi con motivazioni ancora incerte. Col suo discorso del 5 Gennaio vuole concretizzare l’impegno preso quel sanguinoso inizio dicembre di tre anni fa. Durante un dibattito organizzato dalla Cnn nei giorni successivi, il Presidente ha avuto modo di chiarire la propria posizione a riguardo del possesso di armi da fuoco:

Io rispetto il diritto di portare delle armi, rispetto le persone che vogliono possedere un’arma per proteggersi, o per cacciare, ma è coerente fare tutto il possibile per evitare che le armi non cadano in cattive mani.

Obama ha dichiarato di non aver mai posseduto un’arma, ma conosce bene quali ostacoli dovrà superare: non solo i conservatori appoggiati dalle lobbies, ma la volontà stessa di una parte dei cittadini americani che considera il possesso di un’arma come il più alto attributo di libertà garantitogli dalla Costituzione. L’obiettivo non è convincere i cittadini che i possessori di un’arma debbano essere tutti considerati potenziali stragisti, ma al contrario si punta a rendere più difficile l’accesso alle armi ai criminali ed impedirne la vendita a chi è mentalmente instabile. Come ha ribadito lui stesso, non vuole far passare il messaggio “Obama cerca di confiscare le armi” ed ha insistito sula volontà di aprire un dialogo costruttivo coi suoi detrattori basato sui fatti e la verità. Tuttavia, lo scontro col Congresso a maggioranza repubblicana è aperto e il Presidente non usa mezzi termini nel denunciare il controllo che la National Rifle Association (Nra), la più potente lobby delle armi americana, esercita su molti senatori:

La maggioranza delle persone di questo Paese è più ragionevole della politica di Washington, troppo legata a lobby, interessi e denaro [..] si cambia con il voto degli elettori, il cerchio si spezzerà quando la Nra non avrà più questa presa sul Congresso. Le cose si fanno quando la voce della gente viene ascoltata.

Essendo il suo mandato ormai prossimo alla scadenza, Obama è consapevole che non potrà condurre questa lunga battaglia in prima persona come presidente ancora per molto. Superare l’influenza di lobbies così influenti e l’attaccamento del popolo americano verso le armi da fuoco non sono obiettivi raggiungibili in pochi mesi. Col pacchetto di riforme proposte ha aperto una strada che dovrà però essere proseguita dal suo successore alla Casa Bianca. Proprio per questo motivo ha dichiarato in un suo articolo pubblicato dal New York Times che:

Non voterò e non sosterrò alcun candidato, nemmeno del mio partito, che non sostenga una riforma di buon senso.

Obama contro la lobby delle armi: una battaglia difficile da vincere per il presidente americano, agli ultimi mesi di mandato
@wikipedia

Le nuove misure di controllo proposte

Il fulcro della riforma voluta da Obama si concentra sull’aumento dei controlli così detti di background check: l’acquisto di armi da fuoco sarà permesso solo a quei soggetti con determinati requisiti legati ai precedenti penali e allo stato di salute mentale. Al fine di attuare gli adeguati controlli, i rivenditori di armi saranno obbligati a possedere una licenza apposita per la vendita ed ad effettuare le dovute verifiche sugli acquirenti. Ogni Stato americano dovrà fornire le informazioni sugli individui identificati come “non idonei al possesso di armi” identificabili in base ai criteri già espressi.

Secondo gli osservatori del mercato, la pratica più diffusa da contrastare è la vendita incontrollata delle armi che avviene durante le fiere da venditori che sostengono di non essere commercianti e che quindi non hanno l’obbligo di effettuare alcun controllo sull’acquirente.

Con il pacchetto di norme previste si punta a rendere illegale questo tipo di pratiche pur mantenendo la possibilità della vendita privata di un’arma di seconda mano. Saranno potenziati anche i controlli effettuati dai funzionari dell’Fbi sui possessori di armi con l’aumento del 50% degli agenti addetti e l’assunzione di altri 230 nuovi ispettori nel 2017. Inoltre, verrà chiesto al Congresso lo stanziamento di 500 milioni di dollari per garantire e migliorare l’accesso all’assistenza medica per le patologie riguardanti la salute mentale al fine di identificare in maniera efficace i soggetti più a rischio ed aiutarli in maniera preventiva. L’ultima parte del piano prevede l’impegno dei dipartimenti di Difesa, Giustizia e Sicurezza interna in un’indagine che riguardi le possibilità tecnologiche per l’adozione di sistemi definiti “smart gun” al fine di migliorare la sicurezza nell’utilizzo delle armi.

Obama contro la lobby delle armi: le reazioni

I candidati democratici alle presidenziali sembrano, almeno apparentemente, dalla parte del Presidente uscente: Bernie Sanders, in passato molto vicino all’industria delle armi, ha manifestato la sua vicinanza alla causa ed Hillary Clinton ha postato un video sui suoi canali dove dichiara I’m with him in riferimento all’iniziativa di Obama. Dalle file democratiche un altro influente sostegno proviene dall’ex-deputata Gabrielle Giffords, ferita gravemente alla testa nel 2011 durante un suo convegno: un folle aprì il fuoco fra la folla dei suoi sostenitori, ferendo lei e uccidendo altre sei persone. In un articolo apparso sul The Washington Post, la Giffords dichiara:

Anche se il congresso si rifiuta di agire, i leader di molti stati stanno abbracciando il cambiamento di buon senso che può tenere le armi da fuoco lontano dalle mani sbagliate. Questa settimana abbiamo fatto un altro passo avanti quando il presidente Obama ha annunciato che la sua amministrazione ridurrà sensibilmente gli espedienti che permettono di comprare armi da fuoco senza controlli preventivi. È la cosa giusta e responsabile da fare.

Opposte, come prevedibile, le reazioni dei repubblicani: lo speaker repubblicano alla Camera dei Rappresentanti, Paul Ryan definisce le azioni di Obama come “una forma di intimidazione che compromette la libertà”, mentre il candidato repubblicano Donald Trump, in un comizio elettorale a Burlington, provocatoriamente ha dichiarato che eliminerebbe nelle scuole le “gun-free zones” nel suo primo giorno da Presidente in quanto in contrasto col secondo emendamento. Inoltre, in concomitanza al discorso di Obama, nello Stato repubblicano del Texas è  passata una legge che consente alle persone di portare con sé armi da fuoco senza necessariamente doverle nascondere.

Anche la Nra non ha mancato di far sentire la propria voce attraverso il suo gestore Chris Cox che definisce le misure proposte come “un abuso” e accusa Obama di usare i cittadini possessori di armi come capro espiatorio per i fallimenti della sua linea politica.

Per quanto riguarda l’accoglienza fra i cittadini americani, un sondaggio della Cnn/Orc su un campione nazionale di 1027 adulti evidenzia come il 67% sostiene le misure annunciate dal Presidente. Il 32% è invece contrario. Tuttavia, 6 persone su 10 credono che queste non saranno efficaci nel ridurre le morti legate alle armi. Fra questi scettici il 75% possiede pistole e fucili e il 78% sono repubblicani. La maggioranza degli uomini dubita che le misure avranno effetto (il 64%), mentre le donne (quasi il 50% fra i detentori di armi) sono divise a metà: il 47% pensa che funzioneranno mentre il 50% no.

Segnala un errore

Fiorentino di nascita, Web Marketing Specialist per diletto e Nerd di professione. Si nutre di cultura pop e vive la sua vita perennemente in direzione ostinata e contraria. Per Le Nius supporta l'area editoriale, in ambito politica, e l'area social. matteo@lenius.it

Commenta

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Ultimi

punto sulla brexit

La storia e il punto sulla Brexit

Come siamo arrivati alla Brexit? A che punto sono le trattavive con l'UE? Quali potrebbero essere le conseguenze? Un articolo per fare il punto.
sudan

Sudan quotidiano

Il Sudan esce da 30 anni di dittatura e attraversa un periodo incerto, pieno di paura e di speranza. Come si vive la quotidianità in momenti del genere?
Torna su