Cosa funziona e cosa non va nel nuovo Milan

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nuovo milan
@acmilan

Sabato è arrivata una bella vittoria, fondamentale per scacciare i fantasmi apparsi dopo l’immeritata sconfitta nel derby: ad inizio stagione le prestazioni hanno ovviamente valore, ma i punti contano ancor di più, per dar modo a giocatori ed allenatore di entrare in fiducia e dare continuità al lavoro.

Lavoro che, in questo nuovo Milan, si vede. Nella configurazione delle ultime due partite, con Montolivo davanti alla difesa e Kucka e Jack mezze ali, la squadra, fino a quando il fiato regge, propone calcio, pressa coraggiosamente alto e concede poco, fondamentalmente su sbavature in fase di pressing di un centrocampo nuovo, con automatismi ancora da affinare.

La strada scelta da Sinisa, a mio avviso, è quella giusta, cercando di schierare a centrocampo tutta la (non moltissima, ad onor del vero) qualità possibile e le chiavi di questo miglioramento nelle ultime due giornate sono due:
– il fatto che la prima palla in uscita dalla difesa venga giocata da Montolivo invece che da De Jong;
– la fisicità di Kucka.

L’ex viola, infatti, fino a quando non si deve attaccare alla bombola d’ossigeno per una condizione fisica ancora imperfetta, garantisce lucidità e tempi di gioco, oltre che una buona interdizione, mentre l’ultimo acquisto sull’asse Galliani-Preziosi, pur non essendo un fenomeno, ha quella potenza mista alla giusta cattiveria che mancava al centrocampo rossonero. Aspettiamo poi il ritorno di Bertolacci, per vedere in azione quello che dovrebbe essere il miglior centrocampo schierabile oggi, con l’ex genoano ad agire da mezzala al posto di Jack, e lo spostamento sulla trequarti di quest’ultimo in luogo di Honda, che purtroppo manca del passo per giocare ad alto livello in Italia.

Le note dolenti, invece, arrivano da una fase difensiva ancora da registrare per bene, con carenze che emergono soprattutto quando il fiato inizia a mancare. Sia nel derby, sia sabato contro il Palermo, la squadra ha concesso troppo in proporzione alla supremazia territoriale avuta sugli avversari. Ieri, dal 60’, il filtro a centrocampo è stato deficitario: il trequartista, che con il modulo attuale va ad affiancare Montolivo quando la squadra difende, faticava a rientrare con i tempi giusti; Montolivo stesso, con poca benzina, faticava ad accorciare e, nel buco che si creava alle spalle del capitano milanista, i palermitani entravano come un coltello caldo nel burro. Anche contro l’Inter, nel momento in cui saltava il primo pressing, i nostri avversari arrivavano con troppa facilità al limite dell’area.

In poche parole, bisogna gestire bene anche i momenti in cui si rifiata, cosa che è più difficile senza avere ottimi palleggiatori in mezzo. Sinisa deve studiare per bene una soluzione a questo problema perché, se si vuole arrivare in alto, la solidità difensiva è fondamentale. Non si possono concedere tre o più occasioni pulite a partita a qualsiasi avversario.

Sempre a proposito di lacune difensive, ci sarebbe da affrontare il discorso De Sciglio. Dopo una stagione da incubo, sembra in ripresa, soprattutto dal punto di vista fisico. Copre bene la fascia, corre, è difficile da saltare negli uno contro uno, in generale non gioca nemmeno male, ma rovina le sue prestazioni con 3 o 4 errori gravi a partita, che ci costano occasioni da gol. Inquietante come il ragazzo abbia responsabilità su tutti e tre gli ultimi gol subiti e sulla stragrande maggioranza delle palle gol concesse nelle ultime due partite. Dato il fatto che i terzini sono in primo luogo difensori, i cali di concentrazione non sono una lacuna da poco. Il Milan avrebbe bisogno del De Sciglio senza sbavature e con la calma da veterano che venne lanciato da Allegri. Questa è l’ultima chance per lui di giocarsi una maglia da titolare al Milan: dietro c’è già uno scalpitante Calabria, da sgrezzare in fase difensiva ma con ben altre abilità in fase offensiva, che è in rampa di lancio.

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