Nuova agenda UE per le politiche migratorie: di cosa si tratta?

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Nuova agenda UE per le politiche migratorie: di cosa si tratta?
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Il 13 maggio scorso, la Commissione ha approvato la nuova agenda UE per le politiche migratorie. La notizia ha suscitato particolare interesse, se non addirittura stupore, a seguito del riconoscimento di una presa di posizione unitaria da parte di tutta l’Europa. Il vice presidente dell’esecutivo UE Federica Mogherini lo ha annunciato come “un eccellente lavoro di squadra”, ma vediamo bene di cosa si tratta.

La nuova agenda della Commissione Europea si fonda su quattro pilastri:

1) Ridurre gli incentivi alla migrazione irregolare.
2) Gestire e rendere sicure le frontiere esterne dell’Unione Europea.
3) Proteggere i richiedenti asilo.
4) Creare una nuova politica della migrazione legale.

Per cercare di raggiungere tali obiettivi, gli stati dell’Unione dovranno agire su più fronti e, sempre grazie ad un “eccellente lavoro di squadra”, i migranti dovranno essere ridistribuiti tra gli stati membri attraverso un sistema di quote, ma proseguiamo con ordine.

Prima di tutto occorre dividere i migranti in:
profughi che attualmente risiedono in campi profughi all’estero e che hanno i requisiti per ottenere lo status di rifugiati, i quali verranno distribuiti in giro per l’Europa in questa misura: Austria 2,22%, Belgio 2,45%, Bulgaria 1,08%, Croazia 1,58%, Cipro 0,34%, Repubblica Ceca 2,63%, Danimarca 1,73%, Estonia 1,63%, Finlandia 1,46%, Francia 11,87%, Germania, 15,43%, Grecia 1,61%, Ungheria, 1,53%, Irlanda 1,36%, Italia 9,94%, Lettonia 1,10%, Lituania, 1,03%, Lussemburgo, 0,74%, Malta, 0,6%, Olanda, 3,66%, Polonia, 4,81%, Portogallo, 3,52%, Romania, 3,29%, Slovacchia 1,6%, Slovenia, 1,03%, Spagna 7,75%, Svezia, 2,46%, Gran Bretagna 11,54%

richiedenti asilo già presenti in Europa o che entreranno direttamente in territorio europeo e che verranno così distribuiti: Austria, 2,62%; Belgio, 2,91%; Bulgaria, 1,25%; Croazia, 1,73%; Cipro 0,39%; Repubblica Ceca, 2,98%; Estonia, 1,76%; Finlandia, 1,72%; Francia, 14,17%; Germania, 18,42%; Grecia, 1,9%; Ungheria, 1,79%; Italia, 11,84%; Lettonia, 1,21%; Lituania, 1,16%; Lussemburgo, 0,85%; Malta, 0,69%; Olanda, 4,35%; Polonia, 5,64%; Portogallo, 3,89%; Romania, 3,75%; Slovacchia, 1,78%; Slovenia, 1,15%; Spagna, 9,10%, Svezia, 2,92%.

Dopo aver così disperso i migranti in giro per l’Europa, bisognerà però ricordare due cose. La prima è che, tanto per rievocare il su citato “eccellente lavoro di squadra”, il Regno Unito, la Repubblica Ceca e la Slovacchia si sono fermamente opposte al sistema quote affermando che “per principio” respingono qualsiasi politica delle quote“: ci auguriamo spieghino bene a quale principio si appellano.

Nuova agenda UE per le politiche migratorie
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Da Londra, invece, arriva forte l’opposizione non solo al sistema delle quote, ma al principio di accoglienza in generale, essendo il Governo inglese saldamente convinto che i migranti vadano respinti e rimpatriati (contravvenendo al principio di non-refoulement previsto dalla Convenzione di Ginevra sullo status dei rifugiati).

La seconda cosa da ricordare, riguarda il numero complessivo di rifugiati da reinsediare. Stando al piano previsto dalla nuova agenda UE, sono previsti 20.000 posti l’anno per due anni a fronte della richiesta di reinsediare 380.000 rifugiati solo dalla Siria nel 2016 formulata dall’Alto Commissariato ONU per i rifugiati. Si potrebbe pertanto dedurre che le proposte emerse dal piano e che coinvolgerebbero tutti i paesi dell’UE, sembrerebbero una buona idea, ma del tutto inadeguata alle reali esigenze del momento. Insomma, pare che il sistema quote piaccia solo agli Stati di frontiera, i quali maggiormente soffrono i limiti imposti da Dublino III.

Un altro pilastro della nuova agenda UE riguarda l’aumento dei fondi messi a disposizione dell’agenzia Frontex per le operazioni di pattugliamento delle frontiere europee. L’ammontare dei finanziamenti sono stati triplicati, raggiungendo, se non addirittura superando, lo stesso importo speso mensilmente per l’operazione Mare Nostrum. Tuttavia, occorre specificare che, mentre Mare Nostrum era un’operazione di search and rescue, ovvero ricerca e soccorso in mare, che si spingeva fino a ridosso delle coste libiche, salvando così migliaia di vite, Frontex invece, opera entro le 20 miglia dalle coste italiane e non ha tra i suoi compiti quello di soccorrere le persone in mare ma bensì di controllare le frontiere e di intervenire solo nelle situazioni di pericolo, aspettando che le imbarcazioni piene di migranti entrino nelle acque poste sotto il loro controllo. È ormai palese a tutti che da quando le operazioni di salvataggio in mare sono portate avanti sotto il controllo dell’agenzia Frontex non si è avuta la minima diminuzione delle morti in mare come dimostrato dagli oltre 700 morti del 19 Aprile scorso.

Nuova agenda UE per le politiche migratorie: di interventi in Libia e propaganda sulla pelle dei migranti

L’unico punto sul quale tutti i paesi europei sembrerebbero essere d’accordo sono gli interventi in Libia per contrastare i flussi migratori irregolari. Si è pensato a tutto, interventi di aria, di terra, di mare, si è pensato finanche di affondare i barconi. Ciò a cui invece non si è pensato è che entrambi i Governi libici, sia quello di Tripoli che quello di Tobruk, peraltro internazionalmente riconosciuto, si sono fermamente opposti ad ogni intervento da parte dell’UE. Infatti, tali Governi, hanno provveduto ad avvertire che non esiteranno a proteggere le proprie frontiere ed acque territoriali con tutta la forza di cui dispongono, ed hanno inoltre invitato tutte le imbarcazioni a non entrare nelle acque territoriali libiche se non dopo un coordinamento con le autorità competenti.

A tal riguardo, Federica Mogherini ha dichiarato che non ci saranno interventi di terra, nonostante si stia spingendo ad ottenere una copertura da parte dell’ONU che autorizzi un intervento di forza. A questo punto, ci si dovrebbe chiedere come si possa pensare che un uso della forza possa fare da deterrente a chi cerca di costruirsi un futuro migliore o stia scappando dalla guerra. Ci si dovrebbe chiedere dove risieda l’utilità di sparpagliare le persone in giro per l’Europa, come in una grande diaspora, senza tener conto di dove realmente queste persone stiano andando, del loro progetto di vita e del luogo in cui i familiari che stanno tentando di raggiungere si trovino. Ci si dovrebbe chiedere cosa legittimi i Governi europei ad affondare i barconi, come potranno distinguerli da normali pescherecci e se eventuali errori di valutazione continueranno ancora ad essere considerati semplici danni collaterali.

In questa nuova agenda si intravedono errori ovunque, ma ciò che lascia ancor più perplessi è che ad essere sbagliati non siano solo i modi, ma le idee. Si è parlato di intervenire in Libia senza tener conto che quel paese è solo l’ultima tappa di un viaggio spietato. Si è parlato di dare aiuti ad i paesi di provenienza, e si è dimenticato che bisognerebbe aiutare tre quarti di Africa, quando invece, per decenni, sono state destinate alla cooperazione internazionale somme irrisorie e sempre a favore di tornaconti economici e commerciali. Si è dimenticato che a distruggere l’Africa è una storia di sfruttamento che va avanti da secoli e di cui potremmo parlare per ore. Si è dimenticato che i responsabili delle morti nel mediterraneo hanno nome e cognome e si chiamano Europa. Se le ambasciate la smettessero di negare visti turistici anche quando a richiederlo è chi possiede tutti i requisiti di reddito e non, se si lavorasse sulla concessione di visti per ricerca lavoro, senza ricorrere alla fantascientifica concezione tutta italiana, che un datore di lavoro italiano possa trovare un potenziale lavoratore che risiede ancora nel suo paese di origine e fargli un contratto senza averlo mai visto in faccia, allora e solo allora potremo dire di aver cominciato a lavorare ad una nuova politica della migrazione legale.

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Potrei dimenticare a pranzo ciò che ho mangiato a colazione, ma non potrei mai dimenticare gli occhi e le storie delle persone. Laurea in Giurisprudenza, passione per i diritti umani. Animo nomade che del viaggio apprezza le storie che esso racconta. Credo nella potenza delle masse e in chi crede e lotta.

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