Nokia 3310: operazione nostalgia o c’è altro?

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nokia 3310

Che poi io un Nokia 3310 neanche l’ho mai avuto.

Avevo il 3210, che era abbastanza diverso esteticamente, ma non troppo a livello software. Eppure quando un mesetto fa ho letto i primi rumor che parlavano della riedizione dello storico telefonino – non smartphone, proprio telefonino –, uno dei più venduti della storia coi suoi 120 milioni di pezzi sparsi nel mondo, qualcosa è scattato dentro di me.

E con l’annuncio ufficiale, le prime immagini ed il sito ufficiale che ne elenca le caratteristiche quel qualcosa è salito ad un livello superiore, fino a farmi ritrovare qui a pensare disperatamente a qualche ragione per non comprarlo.

Un passo indietro, per chi non ne ha sentito nulla. Nel corso della Mobile World Congress, la Nokia (o meglio la HMD Global), storico marchio legato al settore della telefonia cellulare negli anni ’90 e primi 2000, prima che esplodesse la moda degli smartphone, ha messo a catalogo una versione rivista del suo storico cellulare 3310. Quello dalla forma un po’ bombata, indistruttibile, con una durata della batteria da far paura e con l’iconico giochino pixelloso Snake.

Il nuovo 3310 non sarà un remake tale e quale, ma sarà piuttosto una versione “liftata” e aggiornata.

Il design ricorda l’originale, ma si è snellito. Saranno disponibili quattro tonalità per la cover, blu e grigio opachi e giallo ed arancio brillanti. Il display sarà a colori, con una fotocamera da 2 megapixel che probabilmente nessuno userà. Supporto per due SIM, ma nessuna possibilità di connettersi ad internet (il telefono si appoggerà alla rete 2G per telefonare e messaggiare con SMS) e nessuno store da cui scaricare giochi e app varie.

Ci sarà anche una misera memoria interna da 16MB per salvare foto e file mp3, espandibile con microSD fino a 32GB. Ed il caricatore – perché prima o poi bisognerà attaccarlo alla corrente, anche se ciò potrebbe accadere dopo settimane in standby e quasi 22 ore in telefonata – avrà un classico connettore microUSB.

L’operazione di Nokia, che contestualmente a questa chicca ha presentato anche una nuova gamma di smartphone, è intelligente e subdola. Ricorda da vicino mosse di mercato simili, l’ultima che mi viene in mente è quella di Nintendo con il suo mini NES.

Il concetto è semplice: per quanto il progresso porti innovazione da un giorno all’altro, per quanto tutti o quasi seguiamo come pecoroni assetati il megapixel di risoluzione aggiuntivo, il gigabyte di memoria in più, il mezzo pollice aggiunto alla larghezza del display, non possiamo fare a meno di considerare come la tecnologia di una volta fosse più solida e duratura e come il nostro acquisto mantenesse valore nel tempo.

Senza dimenticare il lato affettivo. I milioni di persone che, come me, saranno rimasti colpiti dall’annuncio del nuovo 3310 non sapranno spiegarsi effettivamente che cosa li attira. Credo che sia in buona parte una serie di motivi legati non tanto al prodotto in sé, quanto al ricordo del contesto e delle esperienze personali risalenti al periodo in cui quello specifico telefono la faceva da padrone.

Per quanto la razionalità saprebbe opporsi all’idea, l’inconscio è convinto che tornare in possesso del 3310, ricominciare a scrivere SMS premendo ogni tasto il numero di volte necessario a raggiungere la lettera desiderata, spostare il serpentone sul display a caccia di uova sarebbe come riconquistare un pezzo del passato perduto. Non è così, non sarà mai così, ma all’inconscio e al reparto marketing della Nokia non interessa.

Così io stesso, come credo molti altri, anziché bollare l’operazione nostalgia come astuta fregatura, sono costretto a cercare motivi che mi convincano a desistere dall’acquisto. Dovrebbe essere necessariamente un secondo telefono (passi per i social, a cui si può accedere anche da PC, ma vuoi mettere non avere WhatsApp?), dovrei comprare un nuovo numero (a meno di non tenere il telefono come semplice oggetto da collezione), e via così. Peccato che costerà anche poco, 50/60€ al massimo…

Un lato positivo c’è, in tutta questa faccenda. Il fatto che si arrivi a riflettere quanto in dieci/quindici anni il superfluo ci si sia rovesciato addosso come un mucchio di cianfrusaglie inutili accumulate scompostamente dentro ad un armadio. Facebook, Twitter, WhatsApp, lo stesso internet ormai così rapidamente ed intuitivamente accessibile, tanto che navighiamo anche in bagno anziché sfogliare la classica rivista o fare le parole crociate…

Ma come siamo passati dallo squillo per dire “ciao”, dall’SMS con le “k” e i “cmq” e i “tvb” alla condivisione con tutto il mondo persino di ciò che abbiamo nel piatto e a faccine gialle che esprimono i nostri sentimenti al posto delle parole?

Perché non approfittiamo di questi ritorni dal passato per immaginare se e come, in ogni aspetto della nostra vita, potremmo rinunciare a qualcosa di non necessario e de-tecnologizzarci un po’?

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Classe '85, divido il tempo tra la moglie e i tre figli e le più svariate passioni. Amo la lettura, la scrittura (ho pubblicato cinque romanzi) ed i videogiochi, non disprezzo fumetti, calcio, cinema e cucina. Eterno bambino, amo la vita e credo che sia troppo breve per non interessarsi a... tutto!

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