Nelle terre estreme: il viaggio di Alexander Supertramp

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Nelle Terre Estreme, 1996:

“Il vero nucleo dello spirito vitale di una persona è la passione per l’avventura. La gioia di vivere deriva dall’incontro con nuove esperienze, e quindi non esiste gioia più grande dell’avere un orizzonte in costante cambiamento, del trovarsi ogni giorno sotto un sole nuovo e diverso.”

A scrivere queste parole è Christopher McCandless, meglio noto come Alexander Supertramp. La sua storia di viaggiatore esteta ai confini della realtà inizia per me molto prima del 2007, anno in cui Sean Penn la porta sul grande schermo con il film Into the Wild. Inizia nelle pagine di Jon Krakauer del romanzo Nelle terre estreme del 1996.

L’autore era rimasto affascinato dalla storia di McCandless, questo giovane americano che lascia la civiltà per immergersi nella natura, senza alcuna preparazione alle condizioni estreme che avrebbe incontrato, appunto, nelle Terre estreme. Fu ritrovato morto da un cacciatore quattro mesi dopo la sua partenza per le terre a nord del Monte McKinley, in Alaska.

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Krakauer scoprì quasi per caso in questa storia, rimanendone ossessionato, e scrisse un lungo articolo sulla rivista Outside che suscitò enorme interesse. In seguito, con l’aiuto della famiglia di Chris, si dedicò con un lungo lavoro di ricerca alla ricostruzione del lungo viaggio del giovane. Raccontandone, da appassionato di alpinismo e viaggi avventurosi, la psicologia, la sete assoluta di libertà e di rottura di tutti i vincoli.

La particolarità dell’avventura umana di Christopher sta nel suo viaggiare: per due anni si è mosso da solo negli USA e nel Messico del nord per poi raggiungere l’Alaska. Qui passò centodieci giorni – per alcuni 112, 113 – nelle terre estreme del parco nazionale di Denali, rifugiandosi in un vecchio autobus, il Magic Bus che per anni è stato meta di pellegrinaggio da parte di molte persone affascinate dalla sua storia. Un fascino legato ancora oggi alla sua passione per il viaggio come ricerca di se stessi e, poi, condivisione di un’esperienza. Come ricordato in un messaggio scritto sul Magic Bus:

La felicità è vera soltanto se condivisa.

Uno spirito libero e anticonformista, “un viaggiatore esteta la cui casa è la strada” come lui stesso scrisse di sè, mosso alla fuga dall’inquietudine di un mondo che non sentiva appartenergli, da una società capitalista che lo faceva soffocare.

“C’è tanta gente infelice che tuttavia non prende l’iniziativa di cambiare la propria situazione perché è condizionata dalla sicurezza, dal conformismo, dal tradizionalismo, tutte cose che sembrano assicurare la pace dello spirito, ma in realtà per l’animo avventuroso di un uomo non esiste nulla di più devastante di un futuro certo”

Così scrisse all’amico Ronald Franz. La sua ansia era dovuta al pessimo rapporto con i genitori. Nato il 12 febbraio 1968 nel Sud della California, Christopher era figlio di Walt McCandless, un dipendente della NASA, e Wilhelmina Johnson, un’impiegata. Dopo sei anni a El Segundo, la famiglia si sposta in Virginia. Nel 1990 si laurea con una media-voti molto alta all’Università Emory, ottenendo una specializzazione in Storia e Antropologia. Benestante di famiglia, decide di attraversare l’Ovest Americano da solo, dopo aver donato i suoi 24.000 dollari di risparmi alla Oxfam.

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Correva l’anno 1990, e Cristopher McCandless divenne Alex Supertramp: un nuovo nome per una nuova vita. Viaggiò attraverso gli Stati Uniti per svariati mesi, facendo ogni sorta di lavoro e arricchendo la propria avventura attraverso l’incontro con persone di ogni tipo. Tutto in funzione del suo grande progetto: andare a vivere nelle terre estreme dell’Alaska e ritrovare il contatto con la natura che da troppo tempo ormai l’uomo aveva smarrito.

Intraprende inizialmente il viaggio con la sua vecchia auto, una Datsun gialla B210 del 1982, un acquisto dell’ultimo anno di liceo con cui Chris amava viaggiare durante le vacanze scolastiche. La Datsun fu in seguito ritrovata da un gruppo di ricercatori di fiori rari nel deserto del Mojave: all’interno McCandless aveva abbandonato una chitarra Giannini, un pallone da football, un sacchetto d’immondizia pieno di vecchi indumenti, una canna da pesca, 10 kg di riso, un rasoio elettrico nuovo, un’armonica a bocca, i cavi della batteria e le chiavi. Il ragazzo abbandonò il proprio mezzo a causa di un’inondazione proveniente dal fiume accanto al quale si era accampato, che bagnò il motore rendendo l’automobile inutilizzabile. Prima di lasciare la sua auto bruciò parte dei suoi risparmi (conservando 300 dollari di scorta in una tasca nascosta) e gettò via la targa dell’auto, tenendo però con sé i documenti di identità: proseguì quindi a piedi facendo l’autostop e girovagando tra Stati Uniti occidentali e Messico settentrionale.

Giunto nelle Terre estreme, trovò il vecchio autobus abbandonato che battezzò Magic Bus e ne fece la sua dimora.

Ho avuto una vita felice e ringrazio il Signore. Addio e che Dio vi benedica!

Questa è una scritta lasciata da McCandless all’interno del Magic Bus (citata in Jon Krakauer, Nelle terre estreme, p. 259). Christopher morì di stenti (al ritrovamento del cadavere il corpo pesava solo 30 Kg) nell’agosto 1992, circondato dal silenzio assordante della natura selvaggia. Le cause del decesso vengono ricondotte alla morte per fame o per avvelenamento a causa dell’ingestione di piante non commestibili. Nel vecchio autobus, accanto al cadavere, furono ritrovati numerosi appunti da lui scritti, una macchina fotografica con cui aveva effettuato degli autoscatti, una borraccia di plastica verde, alcune pastiglie per purificare l’acqua, un paio di pantaloni imbottiti, guantoni di lana, una bottiglia di repellente per gli insetti, un cilindro consumato di burrocacao, una scatola di fiammiferi, un paio di stivali in plastica marrone e alcuni libri di autori quali Lev Tolstoj, Jack London e Henry David Thoreau.

S.O.S. Ho bisogno del vostro aiuto. Sono malato, prossimo alla morte, e troppo debole per andarmene a piedi. Sono solo, non è uno scherzo. In nome di Dio, vi prego, rimanete per salvarmi. Sono nei dintorni a raccogliere bacche e tornerò stasera. Grazie.

[scritta lasciata da McCandless all’interno del Magic Bus] (citato in Jon Krakauer, Nelle terre estreme, p. 258)

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Viaggiatrice, sognatrice, lettrice. Una tesi in storia contemporanea e un corso in Gestione dell'Immigrazione sintetizzano la sua vita universitaria. Girasoli e asini le sue passioni. Nello zaino non mancano mai i libri, la macchina fotografica, la passione per i viaggi e un paio di scarpe da ginnastica con cui segnare la strada.

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