NBA Under the radar: quelle cose che contano

di
nba under the radar
Roy Hibbert e Al Jefferson | @PickandRollAU

NBA Under the radar:  Quarterly 3/4

Mancano 5 settimane alla fine della regular season.

No, davvero, SOLO CINQUE!
Meno di venti partite!
 il momento in cui storicamente anche chi ha avuto altri interessi (NFL, su tutti) si riavvicina all’NBA… ed è il momento in cui si prende la rincorsa.
Vale per noi, tifosi e appassionati, ma spesso vale anche per loro, giocatori e squadre, che iniziano a scoprire tutte le carte o quasi.
Lo scempio che state per leggere è un mini-viaggio, Division per Division, attraverso le storie più rilevanti, nel bene o nel male, dell’ultimo periodo.
Quelle che magari non necessariamente guadagnano le copertine, ma che contano, eccome!

ATLANTIC DIVISION

Ebbene sì, qualcuno o qualcosa che meritasse menzione c’è anche nella orrenda Atlantic Division:
Nerlens Noel in stagione: 8.8 punti, 7.8 rimbalzi, 1.8 rubate, 1.9 stoppate
Nerlens Noel dopo l’All-Star Break: 11.5, 10.5, 2.8, 2.8
Nerlens Noel nella vittoria contro gli Hawks del 7 marzo: 11 punti, 17 rimbalzi, 5 rubate, (ultimo rookie con una prestazione simile: Shaq, 1993).
Nerlens Noel questa settimana: 4 o più rubate in 4 partite consecutive (ultimo giocatore NBA con una sequenza simile: Hakeem, 1988).
Proiezione di Nerlens Noel a fine stagione: 9.5, 8, 2.1, 2
Giocatori nella storia dell’NBA ad aver sommato in singola stagione 2 stoppate e 2 rubate di media a partita: 3.
David Robinson 1991/92, Hakeem Olajuwon dal 1987 al 1990 (per tre stagioni consecutive!), Gerald Wallace nel 2005/06.

Non solo:
 13º in rim protection, 8º per defensive rating, 13º per defensive win shares e 2º per defensive box plus/minus
Non ha ancora 21 anni.
Probabilmente è la miglior stagione difensiva di sempre da parte di un rookie.
Il tutto tenendo sempre a mente che certe finezze difensive si imparano solo dopo anni di professionismo e che i lunghi hanno mediamente tempi di sviluppo più lenti rispetto agli esterni.
Mostro.

SOUTHEAST DIVISION

Gli Charlotte Hornets.
Grande sorpresa della scorsa stagione, grazie all’acquisizione di Al Jefferson e all’impianto difensivo costruito da Coach Steve Clifford.
E molto attivi in estate, con una scelta in alta lotteria (Noah Vonleh), un’altra a fine primo giro (PJ Hairston, talentuoso, ma dal carattere complicato) e soprattutto la firma di Lance Stephenson, che…
Che no. La partenza di Josh McRoberts ha pesato immensamente, Vonleh ha avuto problemi fisici e non è neanche lontanamente pronto a dare un contributo rilevante, Hairston non è nelle grazie di Clifford (eufemismo) e Lance è, semplicemente, la seconda peggior guardia NBA oltre i 24 minuti a partita per eFG%.
E non è un caso che la sua presenza in campo peggiori l’attacco degli Hornets di 7 punti per 100 possessi (da 101.4 a 94.4, differenziale clamorosamente elevato).
Ora però le buone notizie: dalla pausa per l’All-Star Game, Charlotte ha vinto 6 partite su 11, compresi alcuni scontri diretti per l’accesso ai Playoffs.
Mo Williams si è dimostrato un acquisto azzeccatissimo, almeno nel breve periodo a causa dell’assenza di Kemba Walker, ed è esattamente ciò che serviva al derelitto attacco dei Calabroni (98.3 l’OffRtg in stagione, peggio solo Knicks e 76ers).
Cody Zeller e Gerald Henderson sono comprimari affidabili.
Kemba Walker, appunto, è tornato in campo.
E soprattutto Micheal Kidd-Gilchrist, che oltre a essere l’anima della squadra, garantire rimbalzi, attaccare il ferro e mostrare costanti progressi al tiro (fondamentali sopratutto le percentuali ai liberi, per un giocatore così aggressivo) è la nemesi positiva di Stephenson: quando si siede in panchina, il rendimento difensivo della squadra crolla.
Differentials
Tornando alle brutte notizie: appena rientrato Walker, si è nuovamente infortunato Al Jefferson. E tira aria di nono posto…

CENTRAL DIVISION

Gli Indiana Pacers.
Posto che vai, usanza che trovi. Ad esempio se dovesse capitarvi di passare per l’Indiana, tenete a mente che il Natale arriva un mese in ritardo. Dal 25 gennaio (vittoria a Orlando) infatti, la stagione ha preso una piega decisamente favorevole ed il ruolino di marcia dei Pacers è il seguente:
15 W – 4 L (1º in NBA)
106.5 Offensive Rating (3º… I Pacers! Senza Paul George!!!)
97.7 Defensive Rating (3º)
21.2 falli subiti a partita (4º)
Rodney Stuckey al tiro: 51.3 FG% e 46.2 3PT%

Ma cosa diav… Un attimo, c’è il trucco.
Intanto, la qualità delle 15 vittorie: 3x Knicks, 2x 76ers, 2x Magic, Kings, Pistons, Hornets, Bucks, Bulls senza Rose e Butler, Warriors senza Curry, 2x Cavs… Che però in una delle due occasioni erano senza James e Irving.
E quel 106 di Offensive Rating è viziato, oltre che dalla scarsa qualità delle difese affrontate, anche da un insostenibile 45% al tiro dal midrange (gli Hawks, migliori in stagione, si fermano al 43%).
D’altra parte però non si può ignorare che la squadra meravigliosamente (ma sul serio) allenata da Frank Vogel è stata devastata dagli infortuni e che solo da poche settimane il roster ha una parvenza di salute.
Ad esempio è stato possibile schierare il terzetto formato da Roy Hibbert (che nel 2012/13 era sottovalutato, nel 2013/14 sopravvalutato ed oggi è tornato ad essere discretamente sottovalutato), David West e George Hill solo per 23 partite. Net Rating? 8.9. Valore pressoché identico a quello che, sull’intera stagione, fanno segnare Horford, Millsap e Teague ad Atlanta. Anche questo viziato dal calendario, ma intanto c’è.
Insomma: non torneranno in Finale di Conference, ma se dovessero qualificarsi per i Playoffs potrebbero dare una gran noia all’avversaria del primo turno.
Magari con Paul George in campo.

NORTHWEST DIVISION

Mettiamola così: se a fine stagione Rudy Gobert dovesse ritrovarsi con tre premi individuali, quelli per il miglior difensore, il miglior sesto uomo e il giocatore maggiormente migliorato, non ci sarebbe nulla di scandaloso. Nulla. Poi ovviamente non ne vincerà neanche uno, ma l’impatto che il suo inserimento in quintetto ha avuto sulla squadra e… sulla lega intera non è in discussione.
I Jazz dopo la trade deadline:
9-2 (2° miglior record, dietro ai Pacers), compresi gli scalpi di Portland, San Antonio, Memphis e Houston.
Migliori per Defensive Rating (90.6 migliore per distacco), Rebounds percentage (55.6%, Thunder secondi al 53.9%), stoppate a partita (6.4, che pace adjusted diventano 7.1, ovviamente primo in NBA).
La proiezione su una stagione di un rendimento simile fa rima con 50 vittorie. Nella Western
Conference.
Gobert in 33 minuti colleziona 10.5 punti, 14.1 rimbalzi, 3.1 stoppate e il 57.3% al tiro.
E’ il miglior rim protector della lega e quello che concede la più bassa percentuale di realizzazione agli avversari in restricted area.
Cosa significa essere un rim protector e “intimidire”? Chiedete al povero Mike Conley

PACIFIC DIVISION

I Golden State Warriors.
Sì, lo so, di “under the radar” qui non c’è nulla, tranne forse l’ennesima clamorosa stagione di gregariato extralusso di Andre Iguodala.
Ci si può solo limitare alle curiosità.
Nelle 15 partite in cui Andrew Bogut ha giocato 26 o più minuti, il record della squadra di Kerr è 14-1 (!!!).
Unica sconfitta? Già sapete. A Indianapolis, contro la squadra più calda della lega, senza Stephen Curry.
Quindi basta evitare che Bogut stia in campo, magari caricandolo di falli, e… Non proprio. Perché nei 222 minuti che Draymond Green ha giocato da unico lungo, cioè da “5” in quintetti super-small, gli Warriors hanno segnato 540 punti e ne hanno subiti 412. Che tradotto in ratings diventa 114 offensivo, 87 difensivo, +27 Net.
Addio.

SOUTHWEST DIVISION

I New Orleans Pelicans hanno insospettabilmente tenuto un rendimento elevato anche in assenza di Davis, guidati da Tyreke Evans (…che ovviamente ora è infortunato, come Holiday e Anderson) e dalle prestazioni di Eric Gordon (49% da 3 dal rientro in campo, a gennaio) e Quincy Pondexter (9-2 da quando è stato inserito nel quintetto titolare), che semplicemente prendendo possesso di un posto nello spogliatoio ha istantaneamente elevato da scandalosamente indecente a vagamente presentabile il livello delle ali piccole presenti a roster.
Nel frattempo, per la precisione l’11 marzo, Anthony Davis ha compiuto 22 anni. Il 9 marzo, per portarsi avanti con i festeggiamenti, ha pensato bene di fare questa roba

che in breve può essere riassumibile così
nba under the radar
e sta facendo la differenza anche in difesa, giusto per togliere ogni speranza al resto del genere umano… che comunque è ormai rassegnato e pronto ad incontrare il proprio destino.
Sfumatura irrilevante (o forse anche no): con 36-29 e una proiezione di 43-45 vittorie, sono ultimi nella division. E, sempre secondo le proiezioni, le chances di tenere dietro i Thunder (nei confronti dei quali i Pelicans hanno vantaggio tie-breaker, cioè si qualificherebbero per i Playoffs in caso di identico record dopo 82 partite) sono attualmente intorno al 30%. Sì, a Oklahoma City manca Durant. Qui mancano Holiday, Anderson e come detto anche Evans.

A meno che…

Il 19 dicembre, al momento dello scambio che ha portato Rajon Rondo in Texas, i Dallas Mavericks avevano vinto 19 delle 27 partite giocate, con il miglior attacco e il secondo miglior Net Rating della lega.
Record dal momento dello scambio: 22-17, 56,4%, 14º nella lega in questo arco temporale.
Nelle ultime 20 partite: 11-9, 55%, 16º.
Nelle ultime 10: 5-5, 50%, 18º.
Tutta colpa di Rondo?
Certamente no.
Dirk Nowitzki sembra invecchiato tutto d’un colpo (sotto al 40% al tiro da febbraio), Parsons ha avuto diversi problemi fisici e dalla panchina solo Harris e Aminu sono in grado di offrire un contributo apprezzabile.
Ciò non toglie però che Rondo sia il giocatore sbagliato (istintivo, testardo, che ha bisogno di essere assecondato e con le note carenze al tiro) nel posto sbagliato (un sistema offensivo scientifico, ai limiti della perfezione, in cui il portatore di palla era Monta Ellis e che vive di spazi e ritmo) e che i risultati siano stati drammatici: a oggi, la squadra rende in pratica allo stesso modo con o senza di lui. L’attacco è “morto”. E il rendimento di Monta Ellis e soprattutto Tyson Chandler…

Nba under the radar

I Playoffs non sembrano a rischio, per garantirsi la qualificazione dovrebbero bastare 5-6 vittorie nelle restanti 16 partite, obiettivo ampiamente alla portata.
Però, ed è un ragionamento che vale anche per Raptors e Wizards nella Eastern Conference, le altre grandi delusioni di queste settimane, le premesse erano ben altre. O quantomeno ci si divertiva.

BONUS TRACK
Chris Paul
.
Nelle ultime settimane ha letteralmente distrutto Westbrook, Curry, Lillard e Conley, cioè il meglio che il ruolo attualmente più ricco di talento possa offrire… Dietro di lui.
In questo momento è il miglior spettacolo cui si possa assistere su un parquet NBA, su entrambe le metà campo.
Semplicemente: Point God.

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Nella vita reale faccio cose e vedo gente, basta che ci sia lo sport di mezzo. In quella virtuale non dormo per star dietro al basket NBA. Ogni domenica sera mi chiudo in ripostiglio con cuffie e pc, lo chiamano podcasting, a me continua a sembrare un grave disturbo di personalità.

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