Nba quarterly 2014/2015, 1/4: l’ascesa dei Warriors e l’Mvp Race

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Nba quarterly 2014/2015, 1/4
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Nba quarterly 2014/2015, 1/4

…altrimenti detto “che vergogna, avevo promesso che avrei scritto più spesso, ma questo è”.
Di cosa si tratta?
Recap featuring awards featuring chiacchiere a caso, appunto sul primo quarto di stagione.

LA SQUADRA: GOLDEN STATE WARRIORS

Oh, grazie Fazz, meno male che ci sei tu a dircelo, non ce n’eravamo accorti. E non ne aveva ancora parlato nessuno.
Allora, innanzitutto serve un nuovo attore per interpretare il ruolo di Capitan Ovvio, che Magic Johnson ha preso altre strade. Questa è la mia candidatura ufficiale.

Poi c’è il caporedattore che tifa Warriors, già lo faccio innervosire abbastanza con i miei tempi biblici, un po’ di captatio benevolentiae non guasta. E poi beh, solo 11 squadre nella storia della NBA hanno iniziato la stagione 20-2 e questo è stato sinonimo quasi automatico di approdo alle Conference Finals.

Solo 2 hanno fatto meglio in passato, almeno riferendosi alle prime 21 partite: Rockets 1993/94 e Knicks 1969/70, entrambe poi in parata a giugno con anelli alle dita.

Significa che gli Warriors (sì, è giusto “gli”, la fonetica non è un’opinione, smetto immediatamente di essere grammar nazi e passiamo oltre) sono già alle Conference Finals? Ovviamente no, anche perché la roba che si sta vedendo ad ovest è francamente imbarazzante… per dire, si potrebbe andare incontro ad un primo turno Golden State-Oklahoma City, WTF?!? E il calendario è stato relativamente semplice.

Ma al tempo stesso non vuol dire che non ci si debba esaltare per ciò che stanno mostrando e che non li si debba considerare a tutti gli effetti tra i favoriti al titolo. I dubbi sulla tenuta fisica? Sacrosanti. Ma valgono per ciascuna delle altre 29 squadre. Certo, sul gruppo di Steve Kerr è lecito essere estremamente cauti quando si parla di salute, ma… perché no?

Ecco, Steve Kerr. Per i più disattenti: una clamorosa mente cestistica, impossibile da non apprezzare dal punto di vista umano (un saluto a Mark Jackson, come quello che -forse inelegantemente- ha pensato di porgere anche il proprietario della franchigia Joe Lacob), con l’umiltà di capire quali siano i propri punti di forza, quali quelli dei propri assistenti (tipo Alvin Gentry, che sempre per i più disattenti è arrivato alle Conference Finals da Head Coach non più tardi di un lustro fa) e quali quelli dei propri predecessori (la difesa impostata da Jackson e soprattutto Mike Malone, ora HC dei Kings, aveva pochi punti deboli). Che al momento è anche un Re Mida, perché qualsiasi cosa tocchi si trasforma in oro… Harrison Barnes? La salma di Leandro Barbosa?!? MARREESE SPEIGHTS?!?!? Ah, ovviamente 20-2 è record per un coach alla prima esperienza in panchina, ma sono sfumature…

Approfondendo: la difesa al momento è la migliore della lega per Defensive Rating (98,4 punti concessi per 100 possessi, cioè 0.98 punti per possesso) e la quarta per punti concessi per tiro (1,044, meglio solo Pacers, Bulls e Spurs) e per XPPS, Expected Points Per Shot (Spurs-Pacers-Bulls)… CHE?!? CHI?!?!? COSA?!?!?

Avete ragione. L’XPPS in pratica è un indicatore della qualità di tiro. In questo caso concessa. È tutto qui: http://nyloncalculus.com/stats/xpps-team-allowed/

Ma per farla breve: si tratta di una difesa consistente, che mette gli attacchi avversari in situazioni scomode, compromettendone pesantemente l’efficacia. Come?
negando le conclusioni al ferro (25,2% dei tiri totali concessi, dato più basso della lega)
negando i tiri da 3 dagli angoli (4,5%, 4° più basso, Blazers-Bulls-Pacers)
costringendo ad accontentarsi di soluzioni dal midrange (25,9%, 5° più alto, Bulls-Pacers-Spurs-Magic).

L’emblema di tutto questo è Andrew Bogut. Abbatte del 20% (no, aspettate, VENTI PERCENTO) l’efficacia di una qualsiasi conclusione avversaria entro 10 piedi (3 metri) dal ferro. VENTI PERCENTO!!! Questa roba QUI o, per rendere ancora più immediato il concetto, QUESTO

Non è finita: nei 18 minuti a partita in cui Kerr schiera Bogut, Green, Thompson e Curry (più Barnes o Iguodala), il Defensive Rating scende a un clamoroso 89.2, a mani basse miglior unità della lega su minutaggio così consistente. E sono i titolari, quindi schierati in campo per la maggior parte del tempo contro i titolari altrui!

Insomma: fare canestro contro gli Warriors è un’impresa. Per dirla come Kirk Golsberry, “They basically turn you into the Philadelphia 76ers

Warriors Defense

Quindi… spaventosi? Sì. Ma no. Cioè, ni (per la gioia di una ristretta cerchia di persone la cui moralità non oltrepassa il 4 in una scala 1-10).

Perché più o meno tutto ciò avveniva anche un anno fa. Difesa tra le prime 5 dell’intera lega, con parecchi sconfinamenti sul podio. Grazie, come detto in precedenza, all’ottimo lavoro svolto in tal senso da Mark Jackson.
I miglioramenti derivano da consistenza (giocare sempre con gli stessi compagni aiuta a migliorare… o a uccidersi, ma non è questo il caso) e dall’impiego di Draymond Green (su cui servirebbe un capitolo intero, ma non qui) in ala forte, difensore certamente più competente dell’attualmente infortunato David Lee.

Il vero capolavoro di Kerr e del suo staff però si può ammirare quando Stephen Curry e compagni hanno il possesso del pallone.
Se preferite i fatti alle parole, questo avveniva in preseason.

Se vi serve qualche dato…
– passaggi per partita: 30° posto nel 2013/14 (sì, il peggior dato della lega), 12° oggi
– assist per partita: da 8° a 1°
– secondary assists (che in pratica è l’extra pass o hockey assist, cioè l’assist per l’assist): da 12 a 1°
XPPS: da 27° (sì, quartultimi per selezione di tiro) a 20°
– Offensive Rating: da 12° a 9°
e molti altri, cui aggiungere come detto in precedenza il meraviglioso lavoro fatto individualmente con molti giocatori, Klay Thompson su tutti.
Va beh, ci siamo capiti. Best team in the NBA.
Ah, dimenticavo: quando il quintetto titolare è in campo, oltre al DefRtg di 89 c’è anche un simpatico 116.6 di rating offensivo. La scrivo in altro modo, risparmiandovi il calcolo: iniziano le partite sul +10. Perché nei 18 minuti in cui stanno in campo tutti insieme il parziale medio è quello. Holy shit.

I GIOCATORI: MVP RACE

Anthony Davis? Forse il migliore a livello individuale.
Tipo: il P.E.R. È una statistica che se presa per quel che è aiuta a dare un’indicazione di massima sull’impatto numerico globale di un singolo giocatore. Ora: questo è ciò che succede oggi, questo è l’archivio storico e questa è la data di nascita del sudddetto Monocigliato: 11/3/1993.
Holy shit, di nuovo.

Ma per quanto offensivamente devastante (e non ha ancora aggiunto al repertorio il gioco in post, vedi ganci e semiganci, e il range da 3 punti sul jump shot… tremate, perché arriveranno), difensivamente non è neanche la metà di quel che potrebbe essere. Ed è perfettamente normale, considerate età, squadra, curva di apprendimento e tutto il resto.

Riguardate sopra i dati di Bogut (Defensive Player of the… Quarter a mani basse) e ora guardate quelli di Davis. Ho reso l’idea.
Però appunto, nel giro di pochi anni arriverà tutto. E allora ciao. Ma ne riparleremo a tempo debito.

Marc Gasol, John Wall, Kyle Lowry? Migliorati in modo esponenziale, completi, determinanti su entrambi le metacampo, altruisti, compagni di squadra meravigliosi, tutto quel che volete. Ma forse giocatori di un (facciamo mezzo) livello inferiore a quel che ci si aspetterebbe dal vincitore di un premio simile.
LeBron? Non ora. Westbrook e Durant? Idem, anche se evidentemente per motivi diversi.

Al momento non si esce da due nomi: Stephen Curry e James Harden. Entrambi più coinvolti e attivi dal punto di vista difensivo, ma soprattutto entrambi emblema delle rispettive squadre: sugli Warriors non aggiungo nulla, mi limito a mostrare la miglior prestazione stagionale del figlio di mamma Sonya (sempre sia lodata), perché Steph è un piacere prima di tutto per gli occhi:

Un numero per Steph? 43% nelle triple dal palleggio, su oltre 4 tentativi a partita. Elenco dei giocatori che in questo momento fanno meglio… ma piedi per terra: Sua Maestà Kyle Korver (57%… prima o poi servirà parlare anche di lui. Oh, per fortuna è stato fatto), Patrick Beverley (49%), Kevin Martin (48%), Danny Green (45%). Fine.

Però nella scorsa stagione erano ben sei eh. Holy shit, ancora.

Harden è per certi versi l’esatto opposto: difficile da seguire per una partita intera, a causa del gioco più lento, forzato, “a testate”… ma poi vince. Senza Howard. Senza Terrence Jones. Con Beverley e Papanikolaou a mezzo servizio. Nella sfortuna i Rockets sono stati fortunati (calendario tra i più semplici della lega, più un’aura strana che disturba i tiratori avversari anche se smarcati… no, sul serio), ma hanno meritato ogni signola vittoria, ottenuta con le unghie e con i denti. E il principale artefice di tutto ciò non può che essere il Barba… oh, a proposito: Curry ha la faccia d’angelo, è un (relativo) fuscello e ha quattro peli attaccati per caso al mento. James è funky, ma brutto, sporco, cattivo (si scherza, ovviamente) e clamorosamente barbuto. Clash of styles se ce n’è uno, come se questa stagione avesse bisogno di ulteriori motivi di interesse. Va beh, dicevamo di Harden… QUI immortalato nei notevoli recenti progressi difensivi e qui in tutto il suo splendore:

Un numero per James?
26p+6a+6r+2s+1b. Successo altre volte in NBA? NO.
26+6+6+2? Jordan x3, LeBron James 2004/05.
26+6+6+1? LeBron x3, Larry Bird 1984/85.
26+6+6? No beh, ben altre 28 volte. Ma leggetevi i nomi: http://bkref.com/tiny/FGMJg
Holy shit, per la quarta e ultima volta.

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Nella vita reale faccio cose e vedo gente, basta che ci sia lo sport di mezzo. In quella virtuale non dormo per star dietro al basket NBA. Ogni domenica sera mi chiudo in ripostiglio con cuffie e pc, lo chiamano podcasting, a me continua a sembrare un grave disturbo di personalità.

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