Nba quarterly 2014/2015, 2/4: come giocano gli Atlanta Hawks

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nba come giocano gli atlanta hawks
@my-basket.it

Nell’articolo dedicato al primo quarto di stagione era toccato ai Golden State Warriors.
Ora non può che essere il turno degli incredibili Atlanta Hawks.
O JuggerHawks (gioco di parole basato su “Juggernaut”, a massive inexorable force that seems to crush everything in its way), come sono stati rinominati in rete.
O HaWWWWWWWWWWWWWWWWWks (x17, ovviamente), come da profilo Twitter.
O… no, un attimo. Perché a inizio stagione era The Mess in Atlanta.
E dopo il primo mese di partite la situazione era… da Atlanta Hawks. Record intorno al 50% (7-6), quindi squadra dignitosissima, ma con prospettive limitate. Insomma, ciò che in Georgia succede da oltre un lustro.
Poi però…
(dati a partire dal 27 novembre)
– 1° record, 32-2 (2° Warriors, 24-5)
– 1° Defensive Rating, 96.4 (Warriors, 98.3)
– 6° Offensive Rating, 107.7 (1° Clippers, 112.4)
– 1° Assist Ratio, 20.5 (Warriors, 20.0)
– 1° eFG%, 53.9% (come… Warriors e Clippers, ovviamente)
– 1° TS%, 57.5% (come… i Clippers, ovviamente)
– 2° Points off Turnovers, 19.5 (dato pace adjusted. 1°… Warriors, ovviamente)
– etc.
Ci siamo capiti.
(Breve inciso… ma come, i Clippers non erano una squadra monca, senza speranze e da smembrare? Quarto posto nella Western Conference. Miglior attacco NBA. Primo posto nella classifica avulsa tra le squadre da Playoffs. Sì, esatto. Vincono più scontri diretti di chiunque altro. Fine inciso.)
Due dati saltano immediatamente all’occhio: gli Hawks sono, come gli Warriors, una macchina offensiva estremamente efficiente, grazie a percentuali di tiro clamorose.
Ma soprattutto, come gli Warriors, sono una corazzata difensiva.
E quindi…

Come giocano gli Atlanta Hawks: difesa e fattore Korver

DIFESA
Dimmi come difendi il pick n’roll e ti dirò chi sei.
La strategia di base è mediamente conservativa.
E come tutto ciò che è average, difficilmente può fornire particolari indicazioni.
Scavando leggermente più a fondo però si scopre che gli Hawks cambiano pochissimo sui blocchi (3° posto nella Lega) e aiutano (1°) e raddoppiano (6°) a livelli di eccellenza assoluta.

Ogni giocatore è in grado di contenere il diretto avversario quanto basta per permettere ai compagni di posizionarsi nel modo corretto e mantenere l’equilibrio. E i movimenti sono perfettamente coordinati, al punto che a volte si ha la netta impressione che gli avversari siano un libro aperto, prevedibile e senza segreti.

Come è possibile? Interpreti dal grande QI (riscontrabile anche nella bassissima quantità di falli commessi), atleticamente molto validi, versatili (DeMarre Carroll e Al Horford da questo punto di vista sono nell’assoluta élite) ed estremamente disciplinati.

Intangibles e cura dei dettagli. Ci sono, eccome. Insieme alla capacità di sporcare i passaggi (riconducibile al citato equilibrio) e alla rapidità in transizione difensiva (e qui le origini Spursiane di Coach Budenholzer si manifestano in tutto il suo splendore, vedi anche il disinteresse sistematico per i rimbalzi offensivi), possesso dei palloni vaganti.

Insomma, sembra quasi che siano in sei… Sembra? Perché magari lo shot clock può essere considerato un sesto difensore.
E… beh, più secondi si consumano, più le percentuali calano. In modo drammatico.

eFG% by Shot Clock
E… beh, gli Hawks sono nettamente i migliori in NBA nel costringere l’attacco avversario a trovare soluzioni allo scadere dei 24”. Una conclusione su cinque (!!!) arriva negli ultimi quattro secondi di azione.
E… ecco. Clamorosi. E clamorosamente ben allenati dal Coach of The Year Mike Budenholzer.

ATTACCO
Ripetete con me: Sua Maestà Kyle Korver. Sua Maestà Kyle Korver. Sua Maestà Kyle Korv…
Un salto in Germania. “Korver” in tedesco significa “basketmaker”. Cioè realizzatore di canestri.
You can’t make this stuff up.

Adesso guardate con me:
Korver Defender Distance
Sì, esatto. È pressoché immune alla presenza dei difensori.

Adesso leggete con me: il 63% dei suoi tiri dal campo sono da 3 punti.
Il 95% dei suoi tiri dal campo sono jump shots.
Segna 1.62 punti per tiro
La media NBA al tiro libero è del 75% circa. Cioè poco più di 1,5 punti per viaggio in lunetta.
Cioè un jump shot medio di SuaMaestàKyleKorver (tutto attaccato e con le maiuscole) è più efficiente di due tiri liberi del giocatore medio.
Blue Screen Of Death. Il sistema non ha retto.
Percentuali di realizzazione attuali:
FG% 51.6
3PT% 53.1 (altro BSoD)
FT% 92.3
eFG% 70.8 (altro BSoD, il processore prende fuoco)
TS% 73.8 (mi arrendo, chiudo tutto e mi rintano in un angolo in preda alle convulsioni).

Ah e porta blocchi come un lungo.
E poi… IL MISOGI!

Ho finito le energie.
Non riesco neanche a descrivervi l’attacco degli Hawks.
Versione per dummies (che poi è l’unica che pure io potrei capire):
prima opzione, transizione. Se nei tre che partono in contropiede c’è SuaMaestàKyleKorver, non si guarda neanche il ferro. Si attacca l’area, si fissa il difensore, si passa sul perimetro… CIUFF
seconda opzione, early offense. Spesso caratterizzata da post-ups a difesa non completamente schierata

terza opzione, inizia lo show. Che più o meno consiste nel mandare in giro SuaMaestàKyleKorver a terrorizzare i difensori (SMKK è il giocatore dal quale gli avversari si allontanano meno. Kevin Durant compreso), finché non si crea un buon tiro. E avere sempre in campo almeno 4 (e spesso 5) giocatori in grado di passare, bloccare, palleggiare e tirare, aiuta abbastanza. E se poi uno di questi è Al Horford, ancora meglio.
quarta opzione, gli ATOs, After Time-Out, cioè gli schemi disegnati alla lavagnetta.
Buona visione.

No, niente. Mi sono perso di nuovo sull’effetto che la presenza in campo di SMKK ha sul rendimento dei compagni.

Vi lascio QUESTO, eccellente per approfondire l’attacco di Budenholzer.
E torno a rintanarmi in un angolo.

Ah, no, manca la Bonus Track.
John Wall.

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Nella vita reale faccio cose e vedo gente, basta che ci sia lo sport di mezzo. In quella virtuale non dormo per star dietro al basket NBA. Ogni domenica sera mi chiudo in ripostiglio con cuffie e pc, lo chiamano podcasting, a me continua a sembrare un grave disturbo di personalità.

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