Napoli-Inter 2-1, lo dice anche il Televideo che siamo primi

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Uno, due, tre, quattro. Cinque, sei, sette, otto. Nove, dieci, undici, dodici. Ah salve, siete qui. Perdonatemi, contavo fino a settanta. Sapete, è il tempo impiegato dalla difesa più forte della Serie A a farsi infilare da un argentino in azzurro con il 9. Tredici, quattordici, quindici. I secondi sufficienti a perdere il primato in classifica se giochi davanti a 54.149 spettatori contro una squadra da 17 risultati utili consecutivi e che, nello stadio dove ha giocato il calciatore più forte di sempre, segna da 25 incontri. Chiaro? Sedici, diciassette e diciotto.

Se state leggendo queste righe esistono concrete possibilità che anche voi non eravate in testa al calcio di questo Paese, in solitaria, dal 29 aprile 1990 (con 31 punti, e “con 31 punti – dice il tecnico della squadra in questione – non ci si salva neanche”, clap clap clap). Molti di voi concorderanno sul fatto che se oggi fosse il 29 aprile 1990, ci sarebbero pochi modi per verificare subito se sì, allora è tutto vero. Uno sarebbe questo, ed è piuttosto mitico.

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Non ci sono dubbi, l’ultima si chiama Hellas Verona | @servizitelevideo.rai.it

Guardate il numero in alto a sinistra. Lo avrete notato: è la cifra più alta della colonna (bravih! State guardando il televideoh?). Da oltre un secolo indica la squadra che guida la Serie A, ma anche gli altri campionati e i gironi delle coppe europee guidati da formazioni che in 5 partite fanno segnare 15 punti, 17 reti siglate e 1 subita. Da un quarto di secolo non c’era quel nome, a guidare la Serie A.

Mentre scrivo, è la squadra con il terzo miglior attacco in Italia (26), trainata dal marcatore più prolifico (12 reti, si chiama G.H. e in giro dicono che andrebbe menato). Poi, siccome sarete tifosi piuttosto intuitivi, non c’è bisogno che vi spieghi il significato della cifra in alto a destra, indicata da G.S. (e invece ho un incontenibile di scriverlo: da ieri abbiamo la migliore difesa del campionato, bellezza, e tu non ci puoi farci niente!).

Napoli-Inter 2-1: un atto di forza gigantesco

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Wanted | @teleclubitalia.it

Essere imbattuti da 18 partite non significa essere imbattibili, e quando accadrà non sarà certo una grande tragedia. Ma una piccola sì: immagino che mi siederò con il mento nei palmi delle mani a fissare il vuoto con uno struggente attacco di Phil Collins in mente. Guardate, potrei continuare in astratto e terminare senza pronunciare alcun nome, a parte quello di Phil Collins.

Però ragazzi, a un certo punto le cose vanno dette: lunedì sera il Napoli di Maurizio Sarri ha attaccato la sua partita con l’Inter di Roberto Mancini come solo i migliori New Order attaccano i loro pezzi, uno di quei riff che solleva le scarpe da terra, conosci da una vita e da una vita ti domandi quando finirà quella storia e tutto il resto. Non stasera. C’è Gonzalo Higuain, doppio. Due a uno. Un atto di forza gigantesco, magnifico e devastante. Non-stasera. Neanche il tempo di dirsi ciao e di capire che Felipe Melo era in panchina. E che gli interisti erano scesi in più di 49. Ma poi, lo avete visto a fine partita? Ascoltare il suo accento sulle nostre parole è una cosa senza aggettivi.

Ho un disperato bisogno di restare razionale. È già successo altre volte. Mister Sarri ha detto che “Nessuno vince un cazzo con 31 punti a novembre”. Bello ruvido. Ed è vero. Ma la nostra situazione è davvero difficile: non dobbiamo pensare di essere favoriti – non sia mai -, ma non possiamo neanche negare la possibilità di non arrivare, a Natale, a tre-quattro punti dalla Juve con lo zio che il 25 dicembre ci ricorda come ogni stagione manchi sempre la 100 lire e tutto il resto, mentre scarta una sciarpa davvero troppo simile a quella delle precedenti festività. Napoli-Inter 2-1 mi ha preso alla pancia, e non deve succedere. Abbiamo addirittura cantato salutate la capolista, alla fine. E neanche questo deve succedere. Però Natale si avvicina. Io adoro il Natale. Allora ecco cosa farò per distrarmi: scriverò una lettera a Pepe Reina.

Caro Pepe, ma dopo i pali di Jovetic e Miranda a Babbo Natale chiederai un sedere bello nuovo? Ciao, sei sempre un simpaticone.

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Napoli, luglio '87. Due mesi prima gli Azzurri vincono lo scudetto, lui arriva in ritardo. Una laurea in Storia contemporanea, ma scopre che la Storia non si ripete. Poi redazioni, blog, libri, ciclismo, molti aerei, il tifo, la senape, la vecchia Albione, un viaggio di 10mila km in camper in capo al mondo. Per dimenticare quel ritardo sta provando di tutto.

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