Musulmani in Italia: una presenza stabile e sempre più italiana

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Fabrizio Ciocca è autore di: L’Islam italiano, un’indagine tra religione, identità e islamofobia (Meltemi editore, 2019), in cui analizza vari aspetti delle comunità musulmane in Italia.

Da alcuni anni a questa parte in Italia, come in tutta Europa, la questione della presenza musulmana è elemento di accesa discussione politica e sociale; alcuni politici non esitano a parlare di “invasione islamica”. Ma è veramente così? Cosa dicono i numeri? Quanti sono i musulmani in Italia?

Prima di presentare i dati, va detto che contare i fedeli di una religione è un’operazione complessa, poiché non vi sono banche dati sulla confessione religiosa delle persone e quindi si procede per stime, includendo in questa categoria gli osservanti, coloro che praticano soprattutto in occasione delle festività e quelli per cui la religione ha un valore prettamente culturale e identitario.

Nel caso della stima dei musulmani, la metodologia è costruita a partire dall’appartenenza religiosa dei migranti nei paesi di origine e residenti in Italia e di ulteriori elementi che preciseremo in seguito.

Si tratta quindi di dati che ci forniscono una stima generale del numero di soggetti che si rifanno a quel codice di valori morali e sociali islamici, ma non dicono nulla sul grado di osservanza effettiva dei precetti religiosi. Questo vale naturalmente per qualsiasi gruppo religioso, e quindi anche per il 70% di italiani stimati come cattolici, ma di cui non siamo in grado di valutare il tipo di impegno, praticante o meno e con quale intensità.

Pocket Nius: da sapere in breve

1. Nel 2018 i musulmani in Italia sono stimati a 2,6 milioni, pari al 4,3% della popolazione complessiva, dato inferiore alla media europea (5%) e con un aumento rispetto all’anno precedente di circa 100 mila soggetti.

2. Il 56% della popolazione musulmana ha cittadinanza straniera; il 44% italiana; rispetto al 2017 la quota dei musulmani italiani sale di un punto percentuale.

3. Le comunità straniere con maggior numero di musulmani sono quella marocchina (405 mila), albanese (201 mila), bengalese (111 mila), pakistana (108 mila) ed egiziana (102 mila).

musulmani in italia

Una stima dei musulmani in Italia

Ciò premesso, se l’ultima stima effettuata al 1 gennaio 2017 vedeva una popolazione musulmana – sia stranieri che italiani – residente in Italia intorno ai 2,5 milioni di soggetti, al 1 gennaio 2018 questo valore si attesta intorno ai 2,6 milioni con un aumento di 104 mila unità, mentre l’incidenza sulla popolazione complessiva passa dal 4,2% al 4,3%.

musulmani in italia

Il numero dei musulmani in Italia quindi è stabile, con una crescita annuale pari a circa centomila persone, dovuta a diverse ragioni, mentre in termini assoluti è la quarta nazione europea per numero assoluto, dietro Francia (6 milioni circa), Germania (5 milioni) e Gran Bretagna (4 milioni) e leggermente al di sotto del valore percentuale dell’UE, pari al 5%.

I musulmani di cittadinanza straniera

Per quanto riguarda i musulmani con cittadinanza straniera, la stima al 2018 è pari a 1.465.000 persone con un aumento complessivo rispetto al 2017 di sole 25 mila persone. La componente straniera continua a rappresentare la maggioranza (56%) dei musulmani e per l’80% si distribuisce tra solo dieci paesi.

musulmani stranieri in italia

Questi numeri rappresentano delle stime, e non corrispondono al numero effettivo dei residenti in Italia per le singole nazionalità, poiché diversi studi sull’appartenenza religiosa degli immigrati mostrano che se per alcune comunità (per esempio Marocco, Pakistan, Tunisia, Algeria) oltre il 95% dei membri può essere considerato musulmano, per altre questo valore è compreso tra l’80 e il 90% (Egitto, Bangladesh, Senegal) e per altre ancora scende intorno al 50% (come il caso della Bosnia e Albania).

Fatta questa necessaria considerazione, vi è quindi una collettività “africana” maggioritaria composta da circa 835 mila persone a cui segue quella europea (con 330 mila soggetti) e quella asiatica (300 mila soggetti).

musulmani in italia

Più che una comunità musulmana intesa come un unico blocco monolitico, siamo quindi in presenza di tante comunità, frammentate al loro interno, per differenze nazionali, etniche, culturali e linguistiche.

Da rilevare invece che la percentuale dei musulmani stranieri residenti sul totale degli stranieri in Italia si attesta al 29%, smentendo l’immaginario collettivo per cui gli stranieri siano per la maggior parte fedeli islamici.

I musulmani di cittadinanza italiana

I musulmani con la cittadinanza italiana sono ormai oltre il milione, per la precisione 1.159.000, con un aumento di circa 79 mila soggetti rispetto al 2017; aumento dovuto prevalentemente all’acquisizione di cittadinanza da parte di fedeli islamici stranieri.

I musulmani italiani si dividono in tre categorie: naturalizzati; nati già italiani (ossia nati da coppia musulmana con almeno un genitore già italiano al momento della nascita); convertiti, ad oggi stimabili intorno alle centomila persone circa.

musulmani italiani

La componente italiana incide quindi per il 44% sulla popolazione musulmana complessiva; per quanto riguarda il rilascio delle cittadinanze, sugli 822 mila stranieri diventati italiani tra il 2012 e il 2017, almeno 330 mila sono ipotizzabili come musulmani. In totale, sono circa 450 mila i cittadini stranieri di fede islamica naturalizzati con la cittadinanza dal 2000 ad oggi.

Non a caso nello stesso periodo tra le prime dieci comunità per maggior numero di concessioni di cittadinanza ricevute, la maggior parte sono paesi islamici (Marocco, Albania, Bangladesh, Pakistan, Tunisia, Senegal).

cittadinanza musulmani

Le due principali comunità musulmane presenti in Italia da ormai oltre 30 anni, quella marocchina e quella albanese, stanno vedendo al proprio interno un processo di italianizzazione sempre più forte.

Se nel 2008 infatti i cittadini marocchini residenti erano 403 mila, dieci anni dopo questo valore è pari a 416 mila persone, con un aumento di sole 13 mila unità, quelli albanesi addirittura calano (da 441 mila a 440 mila nel 2018). Viceversa il numero di cittadini stranieri di questi due paesi diventati italiani è cresciuto notevolmente ogni anno.

Musulmani in Italia: conclusioni

Oggi la popolazione musulmana regolarmente residente nel nostro paese è pari a 2,6 milioni di persone, in maggioranza con cittadinanza italiana, conseguenza di un significativo processo interno alle comunità islamiche: la crescita della componente straniera diminuisce sempre più, mentre aumenta il numero dei musulmani italiani.

Continuare a parlare di “invasione islamica” a fronte di una crescita annuale di circa 100 mila musulmani è fuori luogo; come visto, i dati della presenza musulmana in Italia, circa il 4,3% della popolazione complessiva, sono in linea con quelli della media europea.

Una presenza quindi stabile, strutturata all’interno del nostro paese, seppur minoritaria, insediata soprattutto nelle regioni del nord e che vede Roma e Milano tra le prime dieci città europee per presenza musulmana, con oltre 100 mila presenze ciascuna.

Tuttavia ad oggi manca un riconoscimento ufficiale da parte dello Stato italiano della seconda religione del paese. Come prevede la Costituzione all’art. 8 tale riconoscimento dovrebbe avvenire attraverso un’intesa con le rispettive rappresentanze ma ad oggi ancora nessun accordo è stato raggiunto.

Questa impasse normativa non aiuta a regolare e gestire tutta una serie di aspetti (in primis il tema cruciale della gestione e costruzione di luoghi di culto islamici o la possibilità nei cimiteri comunali di avere uno spazio specifico per gli estinti di fede islamica) che sarebbe opportuno affrontare quanto prima attraverso un percorso condiviso tra le istituzioni e le comunità musulmane.

Come è cambiata l’immigrazione in Italia negli ultimi 10 anni?

Quanti sono gli immigrati residenti in Italia e in Europa?

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Nato a Trastevere, Roma, sociologo con un master in sistemi urbani multietnici, è studioso dei flussi migratori, ed è convinto che numeri e tabelle possano aiutare l'opinione pubblica a comprendere fenomeni complessi.

8 Comments

  1. mi sorge una domanda:
    la religione può essere solo dedotta dalla nazionalità? non esistono altri mezzi?
    se così i dati sono necessariamente molto approssimativi. Mi risulta che gli egiziani della comunità cristiana copta siano molto maggiori del già cospicuo 9% in patria. Discorso simile per l’Albania (molti cristiani, sia ortodossi che cattolici oltre agli atei).
    D’altra parte molti indiani, etiopi ed eritrei sono islamici, sebbene la maggior parte dei propri paesi non lo sia. E’ per questo che non sono stati menzionati?

    • Caro Carlo, la tua domanda è giusta.
      L’analisi da me sviluppata tiene conto anche delle tue considerazioni. La metodologia ( che per motivi di spazio non è illustrare nel dettaglio in questa sede) parte dalla % di musulmani presenti nella Nazione di origine, la cosiddetta “stima di appartenenza religiosa”. Per esempio per l’Egitto, tenendo conto sia delle stime di prestigiosi enti di ricerca internazionali (Pew research) e nazionali ( Idos, Imu, Orimi) è stata utilizzata una percentuale pari al valore 87% ( proprio per i motivi da te illustrati), per l’Albania una percentuale pari al 48%. Spero di essere stato esauriente.
      Fabrizio Ciocca

  2. E’ ragionevole anche discutere dell’evoluzione in termini di nascite, e percentuali stimate verso il 2100 per capire che forse la questione ‘ínvastione’, anche se molto forte come termine, non e’ sbagliata. Sopratutto considerando altre migrazioni. Questi sono cambiamenti epocali in termini di cultura di una nazione che dovrebbero essere descritti onestamente

  3. Caro Alberto grazie per l’interessante quesito. Consideri che per il 2050 le previsioni stimate dal PEW Research sono di una popolazione musulmana in Italia pari a meno del 10% totale, per un valore di circa 5 milioni di residenti. Nel frattempo, la componente ‘straniera’ sul totale dei musulmani andrà sempre più a diminuire. Si consideri che ad oggi, 2017, oltre il 40% dei musulmani residenti in Italia ha passaporto italiano. Quindi parlare di ” invasione” rispetto ad un fenomeno ormai stabile e duraturo non descrive in maniera corretta il processo sociale di cui stiamo parlando; concordo ovviamente che siamo di fronte ad un cambiamento importante in termini cultura e sociali, se è vero che nel 2060, secondo alcune previsioni demografiche, quasi un terzo della popolazione residente in Italia sarà di origine straniera ( ossia nata in Italia ma con almeno un genitore nato in unaltro paese).

  4. >Eppure […] gli italiani stimano la presenza musulmana pari al 20%, cinque volte il loro numero effettivo.
    >Prima ancora che spaventati o diffidenti, gli italiani appaiono dunque male informati.

    Gli stessi dati riportati nell’articolo affermano che in lombardia la presenza di musulmani è del 25%. Questa domanda chiaramente è direttamente dipendente dalla zona di residenza dell’intervistato. Non ha senso snaturarla amalgamando tutti i dati a livello nazionale, viste le ampie differenze all’intero della popolazione di intervistati a seconda della regione, rendendola quindi una popolazione di intervistati non omogenea e praticamente inutile a fine statistici.
    Da ciò addiruttura sarebbe verosimile suppore che una fetta consistente degli intervistati lombardi (do per scontato che siano rappresentati in maniera proporzionale alla loro quota sulla popolazione italiana complessiva) sottostimi fortemente la presenza musulmana nella loro regione.
    Senza contare poi che pure all’interno della stessa regione la distribuzione non è assolutamente omogenea, ma addirittura vari fortemente a seconda dei quartieri di una stessa città.

    Riscrivete lo stesso articolo solo per il nord italia, visto che assorbe piu della metà dei musulmani italiani, e quindi gia solo per questo motivo si otterrebbe un lavoro molto più utile ai fini di indagine statistica, e i numeri saranno impietosi e preoccupanti. Ciò che sta avvendendo, e che qualsiasi antropologo sarebbe, o dovrebbe, essere in grado di identificare, è la messa in atto definitiva di una compartimentalizzazione razziale sul territorio italiano che negli anni prossimi, e per via della diminuzione del lavoro a fronte della popolazione, e per via dell’acuirsi fisiologico della disparità nella ripartizione della ricchezza, costituirà una bomba sociale.

    • Salve Etiam, hai preso un abbaglio sulla lettura dei dati: la presenza di musulmani in Lombardia non è assolutamente al 25%, nell’articolo si dice che il 25% dei musulmani presenti in Italia (2.500.000 persone stimate) risiede in Lombardia. Si tratta quindi di circa 625.000 persone, ossia il 6,25% circa della popolazione.

  5. Considerando che le tre grandi religioni monoteiste hanno una radice comune e, conoscendole non necessariamente a fondo ma neanche superficialmente, hanno più punti in comune che profonde diversità, nel contesto di uno stato VERAMENTE LAICO non dovrebbero creare nessun tipo di problema. La fede religiosa è e deve rimanere un fatto privato mentre lo stato deve essere pubblico e dettare le regole di convivenza, eque e dignitose per tutti. Sinchè si continuerà a confondere l’appartenenza etnica con l’appartenenza religiosa……..è un vero problema.
    Mai sottovalutare il fatto che i testi a base di ogni religione, per chi ci vuol credere, sono di ispirazione divina ma la religione, con tutti i suoi dogmi, regole ed imposizioni varie, è un’invenzione prettamente umana. Per cui uno stato forte ma giusto, sopratutto giusto, è perfettamente in grado di gestire la convivenza di diversi credo.
    Quindi dove stà il problema se il numero dei mussulmani aumenta?
    DITEMI VOI

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