Mondiale 2014: perché i brasiliani protestano

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Mondiale 2014: perché i brasiliani protestanoCi siamo. Oggi iniziano i Mondiali Brasile 2014, attesi da quattro anni come evento clamoroso. Gli ingredienti ci sono tutti: la bellezza del Brasile, il fanatismo calcistico che anima le strade del Paese, il livello del torneo con i migliori calciatori al mondo presenti. C’è un però. Da quello che leggiamo e vediamo nelle televisioni il popolo brasiliano non sembra essere così felice come immagineremmo, anzi, pare piuttosto arrabbiato.

Sono iniziate più di un anno fa diverse manifestazioni di protesta che hanno coinvolto decine di migliaia di brasiliani. Per cosa protestano? In primis a causa dei soldi spesi per questo avvenimento: il governo brasiliano parla di 7 miliardi di euro, altre stime dicono il doppio; comunque parliamo di cifre che triplicano la spesa dei Mondiali sudafricani.

Un mondiale che doveva essere in parte finanziato da privati che si sono tirati indietro, lasciando le casse pubbliche da sole ad affrontare questa spesa ingentissima. Certo se le cose andranno bene il Brasile ne guadagnerà in immagine e turismo, ma questo non sembra interessare il cuore della protesta. Ovviamente la tensione è salita nei giorni precedenti al via: uno sciopero dei mezzi di trasporto di San Paolo, in particolare la metro, ha messo letteralmente in ginocchio e paralizzato la città. Uno scontro durissimo tra i lavoratori e il governatore dello Stato: tra coloro che hanno scioperato, 60 sono accusati di aver danneggiato le strutture e sono stati licenziati, provocando una rivolta dei sindacati.

Mondiale 2014: perché i brasiliani protestano

I manifestanti accusano il governo brasiliano di aver sottratto per i Mondiali soldi pubblici che sarebbero serviti a migliorare le infrastrutture, a realizzare scuole e investimenti in istruzione, sanità ed educazione. Erano stati promessi benefici per tutti, invece i soldi sono andati per la gran parte nella realizzazione di stadi, alcuni dei quali neanche terminati. Poi c’è il problema cronico in Brasile, che noi conosciamo bene: la corruzione.

Un paese dove la corruzione dilaga significa che realizzare opere private e pubbliche costa tre, cinque, venti volte di più rispetto agli altri paesi: storicamente in Brasile la corruzione è una piaga e i Mondiali devono essere stati una ghiottissima opportunità per le burocrazie.

Ma non ci sono solo i costi economici: sono nove gli operai morti nella realizzazione delle infrastrutture per i mondiali.

Mondiale 2014: perché i brasiliani protestano

Chi sono i brasiliani che protestano? Siamo abituati a sentire di favelas e poveri in Brasile, questa volta invece è stata la classe media brasiliana al centro delle manifestazioni: un nuova generazione che, anche grazie alle politiche del Pt (Partito dei Lavoratori), è cresciuta economicamente ma ora si ritrova a vivere in un paese privo di quelle strutture atte a garantire una qualità della vita sufficiente. Potremmo dire che la classe media brasiliana si trova a vivere in un Paese per ricchi, dove le strutture buone sono garantite dal privato mentre quelle pubbliche affondano: in soldoni le scuole migliori sono private, le assicurazioni private, gli ospedali privati, la spesa dunque per la classe media diventa insostenibile a causa delle pessime condizioni del pubblico.

Sono loro, più dei poveri, a protestare oggi: ma anche nelle favelas gli ultimi anni sono stati ancora più difficili. Difatti il Brasile ha visto incrementare -se possibile- la violenza da parte delle forza di polizia e forze speciali, già conosciute per i modi sprezzanti nei confronti di centinaia di vite umane. Per garantire la sicurezza dei Mondiali alcune favelas sono state sgomberate, in altri casi probabilmente si è optato per una tregua con i narcos al comando. In mezzo, le persone che non hanno diritto né a una casa né a un lavoro, gli invisibili, quelli che non esistono neanche all’anagrafe.

C’è un’ulteriore interpretazione di queste proteste così visibili e rumorose: una parte dei brasiliani, quelli più infastiditi dal fatto che le manifestazioni si siano prese la scena, sostengono sia una mossa contro il Presidente Dilma Rousseff in previsione delle elezioni presidenziali di ottobre, dove la Premier si candiderà alla rielezione. Dunque non è così semplice capire a fondo le numerose ragioni della pretesta, che ha in ogni caso al centro l’accusa di sperpero di risorse pubbliche di cui il Paese non avrebbe dovuto privarsi. Se poi pensiamo alle Olimpiadi del 2016, che si terranno a Rio…

Fatto sta che le proteste continuano e anzi, aumentano: oggi proprio in vista dell’inizio del Mondiale sono previste diverse manifestazioni di ben sette organizzazioni riunite sotto lo slogan “Il 12 giugno niente coppa” e ieri è andata in scena una protesta sulla spiaggia di Copacabana organizzata dalla Onlus Rio de paz. Alcuni grandi palloni gonfiabili con delle croci rosse tracciate sopra hanno ricordato gli operai morti e la riproduzione di una casa di lamiera e cartone ha reso testimonianza delle condizioni di vita nelle favelas.

Immagini| Bbc| Washington Post| Coha.org

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Le materie che lo hanno sempre affascinato di più sono la filosofia e la semiotica. Prova a prendersi cura della comunità di Le Nius, in pratica delle relazioni con le persone. Formatore nelle scuole. Per lavoro si occupa di strategie digitali. davide@lenius.it

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