Molenbeek, Bruxelles: il cuore ferito dell’Europa

di
Molenbeek, tra estremismo islamico e disagio sociale
@mashable

I musei e le chiese, il Karreveld Castle, le tipiche brasserie ed il grande parco di Scheutbos: Molenbeek – Saint-Jean, quartiere situato a nord-ovest di Bruxelles, è sempre più presente sulle pagine dei quotidiani di tutto il mondo e, purtroppo, non per ragioni turistiche.

Con una superficie di quasi sei chilometri, ed una popolazione di poco più di 95.000 abitanti, Molenbeek è da sempre snodo di migranti e comunità multiculturale, a maggioranza marocchina e turca. In questo assomiglia a tanti quartieri multietnici che in Inghilterra, Germania, Francia, Danimarca, Svezia si sono venuti a creare negli ultimi decenni di forte immigrazione da Africa e Medio Oriente. Molenbeek, suo malgrado, negli ultimi tempi è diventato però simbolo di altro, il perché è noto.

Molenbeek e la strage di Parigi. I riflettori sono puntati in modo particolare sul quartiere dal 13 novembre 2015, giorno in cui attacchi terroristici di matrice islamica fondamentalista si sono abbattuti su Parigi; gran parte dei sospettati aveva legami proprio con quartiere belga, come già avvenuto in occasione di attentati passati. Una delle automobili utilizzate durante gli attacchi alla capitale francese non solo era proveniente dal Belgio, ma aveva al suo interno un biglietto di parcheggio riconducibile a Molenbeek; l’autista stesso sarebbe stato arrestato di lì a poco proprio nelle strade di Molenbeek, dopo essere tornato da Parigi, e il numero degli arrestati a Molenbeek sarebbe poi arrivato a sette persone, tutte ritenute collegate alla strage nelle vie del centro ed al teatro Bataclan.

Salah Abdeslam e gli attentati a Bruxelles. L’ultimo evento avvenuto a Molenbeek e collegato agli attacchi parigini, è stato l’arresto di Salah Abdeslam, unico superstite tra coloro accusati di aver partecipato alla strage di Parigi; dopo essersi nascosto per mesi a Bruxelles, viene catturato dalle forze dell’ordine solo il 18 marzo 2016. Tre giorni dopo ha luogo l’ennesima carneficina di matrice integralista proprio all’aeroporto di Bruxelles, a breve distanza da Molenbeek: secondo l’esperto Pieter Van Ostaeyen, una contro-reazione dopo la cattura di Abdeslam era prevedibile, ma sicuramente non su così grossa scala.

Gente di Molenbeek. Sono stati numerosi i raid e le perquisizioni fatte negli appartamenti di Molenbeek dopo gli attentati di Parigi; ma, nonostante gli arresti e le ricerche eseguite, l’allerta e la diffidenza verso gli abitanti del quartiere è ancora alta, per diverse ragioni. In primo luogo, Molenbeek rappresenta una delle zone più povere dell’intero Belgio, e lo scontento degli abitanti ha portato più volte a disordini e proteste, come, ad esempio, nell’estate del 2012 contro le leggi in vigore dal luglio 2011, per cui il velo integrale sarebbe proibito in tutto il Belgio. L’elevatissima presenza di comunità di migranti, unita al tasso di disoccupazione (nel 2014, il 33,1% contro il 23,4% della regione nelle donne, ed il 28,6% contro il 22,2% della regione negli uomini) ha generato un pericoloso processo di “ghettizzazione”, portando numerosi abitanti di seconda e terza generazione a sentirsi come stranieri nel loro paese, senza mai però essere effettivamente vissuti nel loro paese di origine; un fenomeno simile a quello verificatosi nelle banlieue parigine, anch’esse teatro di rivolte negli anni precedenti.

“Non siamo terroristi”. La stragrande maggioranza dei cittadini di Molenbeek non ci sta a sentirsi definire dalle azioni di piccoli gruppi che si nascondo al suo interno. Dopo i fatti di Parigi, assediati da giornalisti e telecamere, gli abitanti del quartiere decisero di fare una grande manifestazione per rivendicare l’orgoglio di un quartiere problematico ma pieno di vita e speranza. In occasione di quella manifestazione Malika Saissi, residente a Molenbeek da 25 anni, disse parole molto importanti per capire come si sente chi vive nel quartiere

Le nostre candele sono luce in memoria delle vittime del terrorismo, a Parigi come in Palestina; ma la luce è necessaria anche contro l’oscurantismo, incluso quello dei media. Stanno facendo un ritratto oscuro di noi, che non fa altro che alimentare l’estremismo

Molenbeek
@lexpress.fr

130 foreign fighters di ritorno. I fatti di Bruxelles renderanno molto più difficile togliersi di dosso l’etichetta di covo jihadista. I problemi nel quartiere crescono. Vediamo qualche numero. Più del 50% degli abitanti di Molenbeek è di religione musulmana, e all’interno del suo territorio si trovano circa 22 moschee; l’alienazione percepita dai più giovani ed il costante incremento dell’estremismo islamico di corrente salafita ha creato un terreno estremamente fertile per i reclutatori di combattenti della Jihad, che in punti di incontro prestabiliti cercano di convincere il maggior numero possibile di ragazzi e ragazze a partire per la Siria come soldati della “guerra santa” o di ingrossare le fila delle reti che pianificano gli attentati nel mondo occidentale. Il capo della polizia belga, Catherine De Bolle, in una dichiarazione rilasciata in seguito agli attacchi di Parigi, aveva indicato un numero di circa 474 belgi ritenuti collegati alla guerra in Siria, 200 dei quali ancora in Medio Oriente, e 130 ritornati in Europa. Il Belgio sarebbe, secondo gli esperti, la nazione europea che più contribuisce in termini di popolazione come combattenti nella guerra santa jihadista.

@neurope.eu
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23 anni, ho studiato Scienze Linguistiche a Milano. Eternamente indecisa. Ho vissuto un mese a Valencia e forse ne passerò un altro in Inghilterra; dopo aver partecipato come volontaria in un'associazione culturale ed in un festival di fotografia, ho iniziato a scrivere, l'unica passione sulla quale non ho mai cambiato idea.

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