Le scuole degli altri | Il modello educativo finlandese17 min read

15 Gennaio 2021 Educazione -
Valentina Simeoni

di
Antropologa

Le scuole degli altri | Il modello educativo finlandese17 min read

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Gratuito, egualitario e orientato all’autonomia: nonostante le critiche ricevute negli ultimi tempi il modello educativo finlandese, capace come pochi altri di integrare una specifica visione pedagogica e un sistema molto coerente di ambienti e pratiche, continua a generare eccellenza.

Anche se nell’ultimo rapporto Pisa dell’Ocse la Finlandia ha fatto discutere per un abbassamento evidente dei risultati ottenuti dai suoi studenti nell’area matematica, essa rimane la nazione in cui è minore la distanza di punteggio fra il primo e l’ultimo studente del campione considerato, sono dunque più omogenei i livelli di preparazione rilevati sull’intera popolazione scolastica considerata.

Vediamo allora tutti i perché di una proposta educativa che, alla prova dei fatti, funziona.

Come funziona il sistema scolastico finlandese?

Sul piano organizzativo, il sistema scolastico finlandese presenta due caratteristiche fondamentali: è integrato e decentrato.

L’integrazione riguarda il rapporto di continuità e di compenetrazione tra le diverse fasce d’età. In Finlandia, infatti, l’esperienza scolastica inizia con un percorso 0-6 anni che comprende la cosiddetta Educazione e cura della prima infanzia (Early childhood education and care, 0-5 anni) e l’Educazione pre-primaria (Pre-primary Education, 6 anni).

Il monte ore settimanale parte da venti ore ma aumenta se i genitori stanno lavorando o studiando; essi, inoltre, possono partecipare concretamente alle attività dei piccoli. Molto tempo viene dedicato alle attività all’esterno e le strutture scolastiche sono aperte e interconnesse rispetto all’ambiente, naturale e antropico, che le circonda.

Sono previsti supporti linguistici per i non nativi e pedagogici nel caso di bisogni educativi speciali. Seppur non sempre del tutto gratuito, questo servizio è gestito dalle municipalità e finanziato dalle tasse collettive: rimane dunque relativamente accessibile per le famiglie con tariffe che, laddove presenti, sono moderate in base all’introito economico della famiglia.

La fase Pre-Primaria, invece, si distribuisce su cinque giorni a settimana per quattro ore al giorno: è obbligatoria e propedeutica all’ingresso nella scuola dell’obbligo vera e propria, quest’ultima organizzata in un ciclo unico di istruzione che inizia a 7 anni e finisce a 15 (più un anno facoltativo), senza quindi alcuno stacco formale tra scuola primaria e scuola secondaria.

sistema scolastico finlandese
Foto | Andreas Meichsner

Pubblica e del tutto gratuita, la scuola dell’obbligo ha adottato il modello delle comprehensive school (ciclo unico) fin dagli anni sessanta per attenuare la segregazione sociale all’interno dell’esperienza educativa e aumentare sia l’età dell’obbligo scolastico sia il momento in cui gli studenti sono chiamati a scegliere come proseguire il proprio percorso educativo o professionale.

Rispetto ad altri paesi europei (Italia compresa) che negli stessi anni hanno adottato misure simili, il processo seguito dallo Stato scandinavo – sperimentato prima in alcune regioni, come la Lapponia, e poi esteso all’intera nazione – non ha paragoni nei presupposti ma soprattutto nella realizzazione.

Questo sistema altamente integrato ha infatti la missione, dichiarata, di supportare la crescita degli allievi “verso l’umanità e la partecipazione eticamente responsabile alla società”, oltre a fornire loro “le conoscenze e abilità necessarie nella vita”. È organizzato e gestito dalle municipalità locali e suddiviso in gradi dall’uno al nove.

Per tutto il ciclo obbligatorio i bambini hanno diritto non solo a materiali didattici gratuiti ma anche al pasto a scuola, a servizi sanitari e al trasporto da casa a scuola e ritorno, se necessario.

Nel modello educativo finlandese l’esperienza dell’andamento scolastico è fluida e coerente, senza esami di passaggio o livello. La valutazione viene sviluppata in itinere attraverso modelli osservativi ben collaudati, mentre nella prospettiva dello studente vengono promosse il più possibile la capacità di auto-osservazione e quella di auto-valutazione.

La scuola dell’obbligo segue – ed è questa la sua seconda caratteristica saliente – un curricolo nazionale di base (National Core Curriculum) sul quale le singole municipalità, che in parte finanziano l’istruzione, innestano le proprie proposte educative: ne risulta dunque un sistema fortemente decentrato dal punto di vista sia dei contenuti che dell’amministrazione.

Le municipalità, infatti, esercitano direttamente anche la chiamata degli insegnanti e forniscono indicazioni in merito ad aspetti quali i valori pedagogici e i principi educativi di riferimento, gli obiettivi didattici, la declinazione locale del programma, la distribuzione oraria, il grado e modalità di cooperazione scuola-famiglia nel caso di alunni con bisogni speciali o appartenenti a minoranze linguistiche.

L’anno scolastico dura in media 190 giorni, con inizio a metà agosto e conclusione ai primi di giugno. Le ore settimanali variano entro un range fra 19 e 30, ma l’orario viene deciso dalle singole scuole, così come l’organizzazione temporale della settimana.

Nel modello educativo finlandese i docenti godono di un ampio margine di libertà nell’insegnamento e hanno una formazione molto specifica: possiedono tutti, obbligatoriamente, una laurea e una specializzazione in pedagogia, mentre chi insegna dal grado sette al nove deve avere ottenuta anche un’ulteriore specializzazione nelle materie di insegnamento.

Il curricolo nazionale di base è stato riformato nel 2016: la riforma ha toccato la distribuzione oraria delle discipline, con un incremento significativo delle ore dedicate alle arts&crafts e un decremento sensibile delle ore di religione ed etica. Il focus esplicito del curriculum è:

Il coinvolgimento attivo degli allievi, la significatività e la gioia dell’apprendere, culture scolastiche che promuovano una arricchente interazione fra allievi e insegnanti.

La scuola dell’obbligo, così organizzata, è seguita da un anno di studi aggiuntivi volontari e poi dall’istruzione secondaria (Upper Secondary Education), un sistema flessibile che dura mediamente tre anni, è organizzato non su anni scolastici ma su moduli completabili singolarmente e che gli studenti possono scegliere con una certa libertà fra corsi obbligatori e corsi facoltativi.

In alternativa, si può scegliere la vocational education che, rispetto all’istruzione secondaria generale, ha un orientamento più pratico, è basato sul learning on the job e dura tre anni circa. Il titolo scolastico rilasciato in tal modo può essere ottenuto anche attraverso un percorso di apprendistato, di solito retribuito, che concorre ufficialmente alla formazione.

modello educativo finlandese
Foto | Andreas Meichsner

L’istruzione superiore più specialistica (Higher Education) è fornita invece dalle università tradizionali (che offrono percorsi relativi alle cosiddette scienze pure o speculative) e dalle università di scienze applicate (che, come in molti paesi nord-europei, propongono curricoli più operativi, come ad esempio l’ingegneria civile, la biotecnologia o l’informatica); entrambe possono essere pubbliche o private, e sono comunque a pagamento per i cittadini non comunitari.

Come in Italia, il percorso universitario è costituito dai due gradi di Bachelor (la nostra triennale, 3 anni) e Master (la nostra magistrale, 2 anni). Dopo la laurea, si può fare domanda per un dottorato di ricerca.

Per chi riprende o prosegue la propria formazione negli anni seguenti è attivo un sistema molto articolato e inclusivo di istruzione agli adulti (Adult Education), che realizza in modo pieno e coerente il principio dell’istruzione permanente (Life-Long Learning), altro aspetto chiave promosso a più livelli dal modello educativo finlandese.

Approcci pedagogici e obiettivi del modello educativo finlandese

Il modello educativo finlandese è caratterizzato da un fortissimo accento posto sulla pedagogia intesa come teoria e prassi dell’apprendimento: esso si ispira, in particolare, alla cosiddetta “pedagogia attiva”, una corrente di studi e pensiero sviluppatasi alla fine del 1800 che ha fra i suoi esponenti più importanti in ambiente americano John Dewey e in Italia (ma molto, forse anzi soprattutto, fuori dall’Italia) Maria Montessori.

L’attivismo pedagogico è centrato sull’idea di un bambino protagonista del proprio processo di apprendimento e, in tal senso, esso prevede una precisa configurazione dei contesti educativi e scolastici:
– la costruzione di un ambiente adeguato che si faccia “maestro” al posto dell’insegnante;
– la valorizzazione dell’attività infantile come fonte di apprendimento (gioco come indagine e scoperta della realtà, azione sul mondo come bisogno profondo);
– l’accento sull’esperienza sensoriale, la manualità e la prassi come basi indispensabili della cognizione (intelligenza operativa);
– l’adulto come semplice mediatore/facilitatore dell’apprendimento, invece che il suo motore;
– il legame fra scuola e casa (più in generale, fra scuola e vita);
– l’autonomia come traguardo e competenza trasversale che si raggiunge in modo differenziato ma, potenzialmente, a tutte le età;
– l’accento sull’individualità di ogni percorso e, dunque, l’impossibilità di standardizzare i cosiddetti “programmi”.

Nel sistema scolastico finlandese questo tipo di pensiero è stato recepito e declinato in alcune parole chiave.

Inclusività

Il modello educativo finlandese si pone come obiettivo dichiarato quello di offrire a tutte le persone un’equa opportunità di accesso all’istruzione (non solo a quella di base, ma anche a quella avanzata) che è pubblica e gratuita (incusi, per alcuni livelli, i pasti e i libri di testo) a tutti i livelli tranne che, in parte, per l’educazione agli adulti che rimane legata a scelte personali di approfondimento e/o riqualificazione professionale.

Oltre all’investimento di stato centrale e municipalità per garantire un accesso universale all’istruzione, per assicurare a tutti il diritto allo studio è attivo un articolato sistema di borse di studio e prestiti che accompagnano gli studenti e le loro famiglie lungo tutto il percorso di formazione.

Infine, sono previsti servizi potenziati per alunni e alunne che non sono in grado di seguire il percorso comune previsto dall’istruzione di base, attraverso due livelli di supporto, chiamati intensified support o special support. Lo stesso dicasi per le minoranze linguistiche svedese, rom e sami non parlanti finlandese, che vengono supportate attraverso lezioni bilingui e/o in inglese, con la possibilità, per le scuole, di accedere a dei fondi dedicati.

Cura

Il modello educativo finlandese pone una speciale attenzione alla primissima infanzia, nella convinzione che in questa fascia d’età si pongano le basi per l’educazione permanente. L’educazione per la prima infanzia è basata su un modello pedagogico noto col nome di edu-care, che mette enfasi sulla relazione fra cura, educazione e insegnamento nell’intento di promuovere una crescita basata sulla collaborazione fra bambini ed educatori e sulla dimensione ludica come via privilegiata per il benessere e l’apprendimento di abilità sia sociali, che pratiche e metacognitive (learning through play).

Autonomia

Uno degli obiettivi pedagogici espliciti, e distintivi, del sistema scolastico finlandese è che i ragazzi maturino la capacità di pensare in modo autonomo e di esercitare l’autovalutazione. Anche per questo le valutazioni avvengono sempre in itinere, a cura degli e delle insegnanti, senza esami nazionali, se non alla fine dell’intero ciclo. Hanno la forma di un report periodico e/o di una serie di voti (intesi però come grades, punteggi descrittivi di un livello globale raggiunto, e non come marks, punteggi ottenuti nello svolgimento di singoli compiti) assegnati nelle diverse discipline del curricolo nazionale.

L’autonomia di questo sistema si riverbera a tutti i livelli, innanzi tutto, come abbiamo visto, a quello gestionale e amministrativo da parte delle municipalità, delle scuole e degli/delle insegnanti: non vi sono, per esempio, indicazioni nazionali su quanto grande deve essere un gruppo classe o su come raggruppare gli alunni. Gli e le insegnanti hanno piena autonomia pedagogica in termini di metodo, libri di testo e altri materiali. Tale autonomia è ancor più ampia nell’istruzione universitaria.

scuola in finlandia
Foto: Andreas Meichsner

Verticalità

L’autonomia si sviluppa attraverso la possibilità di fare ma anche attraverso la possibilità di osservare, assorbire, interagire. In tal senso la verticalità delle classi, vale a dire la commistione fra alunni di diverse età che alcuni istituti finlandesi applicano (e che, comunque, viene fortemente consigliata dai documenti programmatici) risulta oltremodo preziosa. Essa consente, infatti, il tutoraggio fra pari: un meccanismo di cooperazione che, soprattutto se spontaneo, favorisce in modo chiarissimo lo sviluppo di competenze sia disciplinari che sociali.

Continuità

La Finlandia vanta anche una lunga tradizione di promozione e supporto all’educazione degli adulti, che vede molta partecipazione e ha come scopo dichiarato, accanto a quello di avere a disposizione una forza lavoro competente, quello di rinforzare la coesione e l’equità sociali.

Movimento

A differenza di altri sistemi educativi (per esempio quello italiano), il sistema scolastico finlandese non dimentica il corpo, il movimento, la fisicità strutturale dell’apprendere nel continuo feedback positivo fra mente, organismo e ambiente.

Il progetto MOVE! (Monitoring System for Physical Functional Capacity) esemplifica molto bene l’attenzione posta dalla cultura finlandese su queste dimensioni. A partire dal 2016, questo sistema di monitoraggio nazionale rileva l’attività fisica e la risultante capacità funzionale negli alunni del 5° e 8° grado nel gestire alcune situazioni quotidiane.

A titolo di esempio, fra i compiti fisici quotidiani che ci si aspetta un bambino riesca a realizzare vi sono: la capacità di andare e tornare da scuola usando la propria forza muscolare a piedi o in bicicletta, portare e sollevare in autonomia il proprio zaino, muoversi nel traffico reagendo prontamente alle situazioni, muoversi su varie superfici mantenendosi in equilibrio, muoversi nell’acqua con una certa resistenza. Ma anche, e la cosa non è più oramai così scontata, partecipare alla maggior parte dei giochi e delle attività che dovrebbero essere tipiche della prima infanzia.

La capacità fisica funzionale è cruciale per il benessere di bambini e bambine perché consente loro di muoversi nell’ambiente, di interagire con le possibilità che esso offre, di sviluppare l’autonomia e le relazioni.

Il programma prevede dunque, come passaggio successivo a osservazione e rilevazione dei dati, un feedback dato tanto agli studenti quanto ai loro adulti di riferimento su quanto e quale tipo di movimento è fortemente raccomandato per avere benefici sul loro stato di salute e sulla loro qualità di vita. In particolare, le raccomandazioni sull’attività fisica per i bambini in età scolare sono:
– un minimo di 1-2 ore al giorno di esercizio fisico appropriato all’età;
– almeno un’ora al giorno di esercizio fisico che porti a lavorare sul piano aerobico;
– evitare di stare seduti per più di due ore di fila;
– limitazione del tempo quotidiano passato davanti a uno schermo;
– educazione fisica a scuola abbinata a frequenti pause ricreazionali.

Ambiente

Nel modello educativo finlandese spazi e ambienti hanno un ruolo primario. L’uomo, infatti, è un essere spaziale: tutte le nostre esperienze sono localizzate, si sviluppano in uno spazio caratterizzato da una conformazione precisa che influenza le esperienze stesse. Lo spazio, dal canto suo, è sempre allo stesso tempo uno spazio sia fisico che temporale, relazionale, culturale. L’insieme di queste dimensioni costituisce ciò che chiamiamo “ambiente”, dove “ambiente” significa “tutto ciò che sta intorno” non in senso passivo ma in una continua interazione con ognuno di noi.

L’ambiente è il luogo in cui si sviluppano e consolidano le abitudini che ci costituiscono per quello che siamo e che noi stessi, col nostro agire, contribuiamo a costituire. Ne è un esempio chiarissimo la nostra casa, lo sono il nostro luogo di lavoro e tutti i luoghi in cui trascorriamo una quantità sufficientemente lunga di tempo.

Lo è quindi, a maggior ragione, la scuola. Che non sempre, però, ha riflettuto abbastanza su sé stessa in quanto spazio che costruisce attivamente l’esperienza degli apprendimenti. Non è un caso, infatti, che gran parte dei modelli pedagogici cosiddetti “alternativi” siano partiti proprio da una considerazione critica e innovativa del concetto di “ambiente scolastico”.

E in effetti uno dei capisaldi della pedagogia attiva è esattamente il ruolo “maestro” esercitato dall’ambiente: fattore tutt’altro che neutro, esso è a tutti gli effetti non solo una condizione di possibilità, ma un veicolo strutturale e determinante dell’apprendimento.

Per questo in Finlandia la politica scolastica ha fatto invece dell’integrazione fra pedagogia e architettura il proprio fiore all’occhiello ed ennesimo carattere distintivo.

Il modello educativo finlandese: l’esempio della scuola di Saunalahti

scuola di saunalahti
La scuola di Saunalahti | Foto: Andreas Meichsner

Inaugurata nel 2012 nella cittadina di Espoo, Finlandia del Sud, non lontano da Helsinki, e considerata oggi l’esemplare di riferimento del sistema scolastico finlandese, la scuola di Saunalahti costituisce una delle realizzazioni più interessanti di questa speciale attenzione al rapporto strutturale fra architettura e pedagogia.

Ideata dallo studio di architetti Verstas e distribuita su una superficie totale di 10.500 metri quadrati, questa vera e propria scuola del futuro è stata progettata su misura rispetto alle esigenze educative di una visione che pone l’accento sulle effettive e più innovative modalità dell’apprendere, tributando il giusto valore a discipline quali l’educazione fisica, l’arte, la manualità e le esperienze collaborative.

L’architettura supporta la pedagogia attraverso la creazione di luoghi di interazione e setting di diverso tipo. L’organizzazione interna e la differente scala costruttiva consentono l’utilizzo dell’area da parte di gruppi di età diverse a seconda delle specifiche esigenze di ognuno.

L’edificio dedica inoltre uno spazio prioritario ai laboratori che favoriscono il lavoro manuale (musica, cucina, falegnameria, lavorazione del metallo e dei tessuti) e, attraverso pareti completamente vetrate, si pongono in diretta continuità con gli altri ambienti e con l’esterno, stimolando gli studenti a uscire il più spesso possibile e a muoversi molto durante tutta la giornata.

Ogni luogo della scuola è potenziale spazio didattico: non solo le classi ma anche i corridoi, le aree comuni (ad esempio le scale o il “teatro” che fa da area ristoro) e soprattutto quelli esterni. All’interno, intanto, i bambini sono liberi di raggrupparsi, dividersi, spostarsi, mettersi in attività scegliendo supporti e posizioni diverse, senza restrizioni al movimento e all’inventiva.

Le scelte architettoniche (grandissime vetrate, tetto ondulato, esposizione solare, forte luminosità generale, geometrie dolci e tinte soft scelte per le pareti) e i materiali (cemento, acciaio, vetro, legno e rame) sostanziano dunque in modo strutturale i principi di dinamismo, interconnessione e innovazione che sono alla base del modello educativo finlandese.

Gli ambienti esterni, inoltre, sono connessi in modo diretto con la circostante area residenziale. La scuola di Saunalahti infatti fa sistema con la vita extrascolastica e diventa luogo di aggregazione e community making: l’edificio ospita infatti un centro diurno, attività prescolastiche, un centro ricreativo per il tempo libero, una biblioteca e una palestra che, oltre la scuola stessa, servono l’intero territorio comunale.

Il modello educativo finlandese: tutti i perché di una scuola che funziona

Facciamo sintesi, per concludere, sugli aspetti più interessanti ed efficaci del sistema scolastico finlandese:

1. Si tratta di un sistema egualitario, senza tasse di accesso e/o di mantenimento: questo favorisce un notevole ampliamento della base di accesso, una maggior probabilità di completamento del percorso scolastico obbligatorio e una più alta percentuale di cittadinanza dotata della cultura di base che serve a orientarsi e a comprendere il mondo.

2. Si basa su una visione aggiornata, dinamica e realistica dei processi di apprendimento e ne sono lo specchio scelte quali la verticalità delle classi, l’osmosi fra gli ambienti, la flessibilità del curricolo, l’enfasi sul movimento.

3. Promuove l’autonomia del discente attraverso un testing standardizzato ridotto al minimo, criteri di valutazione descrittivi sviluppati nell’osservazione in itinere, percorsi guidati di autovalutazione e, in generale, un approccio multidisciplinare che, presentando i fenomeni da vari punti di vista, stimola la capacità critica.

4. Pratica l’integrazione a tutti i livelli: nella coerenza interna del ciclo obbligatorio, nell’articolazione fra il ciclo obbligatorio e l’istruzione superiore fino all’istruzione in età adulta, nella compenetrazione funzionale tra didattica ordinaria e didattica per BES, nella continuità fra gli ambienti delle strutture scolastiche e fra questi e il mondo circostante.

5. Nella sfera culturale locale la figura dell’insegnante gode di grande considerazione: In Finlandia, per insegnare in qualunque grado di scuola è richiesta una laurea magistrale, e solo il 10% dei laureati, quelli con i voti più alti, può accedere ai programmi di formazione per l’insegnamento. Il lavoro dell’insegnante è stimato quanto quello di un medico o di un avvocato e, in linea con questa visione, viene promosso, supportato e valorizzato.

6. La forte gradualità nell’implementazione dei processi di riforma, infine, protegge l’intero sistema dagli ondeggiamenti legati alle variazioni dei vertici politici.

L’aspetto però forse più importante, e anche quello che all’estero è stato forse il più travisato e il più difficile da apprezzare, come scrive Marco Magni in un articolo molto approfondito sul tema, è il fatto che nel sistema scolastico finlandese si è verificata la piena istituzionalizzazione dell’attivismo pedagogico, o “educazione progressiva”, a cui abbiamo fatto riferimento anche sopra.

L’idea che non esiste una “trasmissione” della conoscenza, ma che la conoscenza c’è solo nel momento in cui viene interpretata attivamente da chi apprende, e che l’applicazione pratica di una determinata conoscenza è inscindibile dalla “comprensione”, è un “senso comune” del corpo docente finlandese.

Questo connubio di esperienza e apprendimento come filo conduttore di tutte le proposte pedagogiche fa sì che persino un sistema così fortemente decentrato sul piano amministrativo ed economico rimanga, di fatto, unitario. Il modello educativo finlandese è quindi ancora un esempio a cui guardare per innovare il nostro sistema scolastico, anche in questi tempi di pandemia, anzi soprattutto in questi tempi che mettono a dura prova il sistema ma al tempo stesso stimolano nuove riflessioni e pratiche nel mondo della scuola.

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Valentina Simeoni

Antropologa culturale e insegnante di italiano a stranieri con una passione per l’etnografia, la glottodidattica e la narrazione. Lettrice onnivora e compulsiva, scrive col contagocce perché non ama sprecare le parole. Adora le birre artigianali e, finora, le migliori idee le sono venute andando in bicicletta.
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