Mimmo Paladino opere di un pittore prestato alla letteratura

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Disegnare le parole è la mostra dedicata ai lavori grafici e di illustrazione di Mimmo Paladino di alcune tra le più importanti opere della letteratura mondiale. Dalla Divina Commedia di Dante, all’Agamennone di Eschilo, fino al Don Chisciotte di Cervantes e La luna e i falò di Cesare Pavese, l’allestimento colleziona un susseguirsi di tecniche attraverso cui l’artista campano sazia la sua infinita voglia di sperimentare e raccontare.

La mostra, in corso al Museo del Novecento fino al 20 settembre, è uno di quegli eventi che, seppur poco pubblicizzati, meritano l’attenzione di chi ama l’arte poliedrica e di tutti quelli che leggendo un libro si perdono nelle storie dei personaggi.

Mimmo Paladino opere

La Divina Commedia. Il percorso impervio verso il sapere.

L’esposizione parte con le opere realizzate per La Divina Commedia (2011). Così come Dante viaggia attraverso Inferno, Purgatorio e Paradiso anche Paladino intraprende un percorso che lo porta a sperimentare tecniche diverse che mano a mano incarnano il sentimento dei cantici a cui si accompagnano. L’Inferno prende vita attraverso colori densi e pastosi, in un sovrapporsi di materiali. L’ingresso del poeta nella selva oscura è reso attraverso il collage di fogli colorati a tempera, come dimensioni che si fondono insieme, in cui si staglia la sagoma di Dante, di spalle, mentre avanza verso un buio infuocato.

mimmo paladino opere
Inferno (2011)

Al contrario, nel Paradiso, i tratti si fanno leggeri, eterei, come l’atmosfera che ci si attende con la salvezza. I colori vivaci diventano in alcuni fogli appena percettibili, in altri si uniscono all’oro.

La riflessione sui temi danteschi continua con altri due lavori basati sul rapporto tra uomo e cosmo. Un’indagine personale che Paladino porta avanti attraverso i 14 acquerelli delle Variazioni su tema dantesco e i 33 Fogli danteschi (2015).

Quest’ultimo è una vera e propria installazione, realizzata intrappolando i disegni in supporti di metallo che ne permettono la visione solo in parte. Alcuni fogli infatti sono poco visibili, restituendo l’idea di un percorso conoscitivo difficile, in cui solo poche cose sono percettibili ad un primo sguardo. Tra le assi di metallo fanno capolino maschere arcaiche delineate semplicemente sulla carta, fogli vissuti, usurati, bruciati.

Anime in viaggio. Da Joyce a Cervantes, passando per Pavese.

Misteriosi sono i disegni realizzati per l’Ulisse di James Joyce (1994), in cui la grande articolazione del romanzo trova esatta corrispondenza nell’arte quasi criptica di Paladino. I protagonisti sono rappresentati come esili sagome nere su fondi dorati che ne esaltano la semplicità dei tratti e la complessità dei significati. Una Sirena dalle mani legate, un Eumeo che si nutre dei propri pensieri, dello stesso flusso di coscienza che caratterizza lo scritto di Joyce.

Altrettanto insidioso è l’Autoritratto con Joyce, una delle poche raffigurazioni che lo stesso Mimmo dà di sé: un’immagine incompleta. Solo una porzione del volto emerge dall’ombra e guarda fisso fuori dalla dimensione del foglio. Cerca un dialogo diretto con chi guarda.

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Autoritratto con Joyce (1994)

Quelli realizzati da Paladino non sono semplici illustrazioni, ma interpretazioni, la traduzione in immagini di tutti i pensieri che fioriscono durante la lettura di una pagina scritta. I suoi colori, le forme semplici, sono la fantasia che prende forma, è quel viaggio che si compie verso l’ambientazione del romanzo.

Siamo seduti sul divano ma, alzando lo sguardo, ci scopriamo nella Mancia a guardare un ronzino che avanza magro nel riverbero del sole. Zampe quasi filiformi e un muso che ormai ha le sembianze di una maschera, non è un semplice cavallo è il Ronzinante come tutti noi lo immagineremmo, è diventato un archetipo.

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Don Chisciotte (2006). Immagine| corriere.it

Questo è il potere delle raffigurazioni di Paladino: compiono lo stesso lavoro della nostra mente e anzi ne amplificano la capacità di vivere in prima persona le storie che leggiamo tra le righe.

Quando Cervantes scrive: “La fantasia gli si riempiva di tutto quel che leggeva sui libri” (primo volume, capitolo I), Paladino vede un Don Chisciotte completamente immerso in simboli, lettere, segni che gli affollano i pensieri, gli popolano il cuore, dando una interpretazione di quelle parole di immediata chiarezza.

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Don Chisciotte (2006)

Di forte impatto emotivo sono gli acquerelli che accompagnano l’ultimo romanzo di Pavese La luna e i falò (2010). Il ritorno al paese del protagonista Anguilla è reso potente dalle immagini di questi piccoli uomini più volte rappresentati vicini, come un unico indistinto. Una collettività stretta sotto un cielo puntinato; un fuoco che più che scaldare sembra esplodere, impadronendosi dell’intero foglio; i soldati sempre dipinti di nero accompagnati da un’unica macchina di colore: il rosso.

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La luna e i falò (2010)

È la storia di un nostos, come quello di Ulisse, ad una realtà che non è più quella che si era lasciata, dove ci si aggrappa a quel che si ricorda e che si conosceva, prima di scoprire come tutto è cambiato.

mimmo paladino opere
La luna e i falò (2010)

Mimmo Paladino opere di un artigiano sperimentatore

Segue il lavoro a quattro mani con lo xilografo Adriano Porazzi per le illustrazioni del Philobilon (1996). Il testo, redatto da De Bury nella metà del 1300, è interamente dedicato all’amore per i libri sposandosi con il rispetto e la passione dell’artista campano per l’opera scritta in quanto prodotto di un lavoro artigianale.

Lo stesso lavoro manuale viene raccontato dalle  matrici lignee usate per le xilografie, ideate dall’artista e prodotte dall’artigiano, messe infine in mostra insieme ai disegni conclusi.

Lavora ancora fisicamente su un testo di Robanus Maurus, monaco benedettino tedesco, che compilò una vera e propria enciclopedia con il suo De Universo. L’artista sceglie la versione conservata nell’Abbazia di Montecassino, e scritta in beneventano, per sperimentare nuove azioni di fusione tra la parola ed il segno grafico.

mimmo paladino opere
De Universo (2004)

A partire da riproduzioni serigrafiche di alcune pagine del testo Paladino gioca con polveri di quarzo, lamine di argento e rame, creando collage e sovrapposizioni del tutto originali. Gratta invece la superficie nera, riportando alla luce un fondo bianco per l’Agamemnon di Eschilo (2010). Le figure lineari, arcaiche si fanno, con la mancanza del colore, davvero senza tempo.

Per informazioni sulla mostra Disegnare le parole, curata da Giorgio Bacci, visitare il sito del Museo del Novecento.

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Dipendente da risate, buon cibo e buone letture, sono sempre alla ricerca di persone con cui condividere questi vizi. Arte e musica sono il mio metadone. Mi piace pensare che da grande farò qualcosa di grande e per questo cerco di arrivarci sazia di vita. Pacifista convinta credo nel potere della cultura.

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