Milano e la sinistra: intervista ad Alessandro Capelli

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Intervista ad Alessandro CapelliAlessandro Capelli, classe 1985, si divide tra il lavoro (si occupa di Corporate Social Responsibility), la ricerca (è Dottore di ricerca in Diritto costituzionale nonché docente di sociologia e Comunicazione politica) e la politica (è dirigente di Sinistra Ecologia Libertà Lombardia nonché membro del coordinamento nazionale dell’associazione Tilt). Con lui abbiamo fatto una chiacchierata sulle future elezioni amministrative (e non solo).

Alessandro, sei stato per un biennio delegato del sindaco Pisapia alle Politiche giovanili. Qual è la cosa di cui sei più orgoglioso nel corso del tuo mandato?
Anzitutto essere riuscito a garantire il protagonismo di quelle generazioni giovani che molto spesso, prima del 2011, erano trattate come un problema o una marginalità da sopportare. Siamo invece riusciti, seppure con difficoltà, a rimettere al centro il tema dei giovani e delle “politiche giovanili”, intese come politiche capaci di cambiare la città. Una tensione capace di produrre policy, ovviamente. Alcuni esempi possono essere la riattivazione di spazi pubblici (dalla sperimentazione della Dogana, alla “rinascita” della Fabbrica del Vapore). C’è poi un progetto che mi ha emozionato particolarmente: per i 70 anni della Liberazione aver contribuito a mandare alcune decine di adolescenti dei centri di aggregazione giovanile a visitare i luoghi dell’olocausto per farsi “vettori della memoria”.

Più in generale, quale il giudizio sull’Amministrazione Pisapia?
Anzitutto Giuliano è riuscito a dimostrare in questi anni come la Sinistra possa essere capace di governare in modo trasparente, senza perdere relazione con i corpi sociali, innovando e tenendo sempre ferma la barra sui valori di riferimento. Milano è stata una delle città apripista sul tema dei diritti civili attraverso il registro delle unioni civili. Poi, nel mio cuore, stanno quelle centinaia di spazi abbandonati che oggi sono stati assegnati e vissuti, mettendo a sistema aggregazione, produzione culturale e investimenti creativi.
Infine si è stati capaci di non rinunciare al Welfare. Anzi lo si è innovato, adeguandosi anche in chiave cittadina alle sfide del tempo. E poi un’immagine: le volontarie e i volontari che, insieme al Comune e al terzo settore, hanno accolto migliaia di siriani in fuga dalla guerra.

Cosa ne pensi delle primarie, cosa è mancato rispetto a cinque anni fa?
Le primarie sono uno strumento fondamentale per rigenerare la politica. A Milano, nel 2016, hanno avuto dal mio punto di vista alcuni aspetti eccessivamente spigolosi. La grossa differenza rispetto al 2011 ha riguardato un contesto politico nazionale completamente diverso che troppe volte ha reso difficile l’apertura della discussione alla città e ha finito con il produrre un dibattito molto centripeto.

La costituzione della lista Sinistra per Milano è stata a dir poco travagliata, anche per via del passo indietro fatto da Francesca Balzani. Cosa ne pensi? Quali le priorità della lista all’interno del programma di Sala?
La lista si pone l’obiettivo di essere uno strumento di continuità con la stagione politica inaugurata nel 2011. Ci piacerebbe essere quelli che contribuiranno a tenere l’asse politico della coalizione a sinistra, tenendo insieme responsabilità di governo, rappresentanza politica e sguardo valoriale. Con il senno di poi, per altro, mi pare che anche senza Francesca Balzani siamo riusciti a mettere in piedi una bellissima lista.

Sarai candidato alle prossime amministrative?
Leggo che alcuni giornali insistono nel dare la notizia di una mia candidatura. Io però ritengo che la politica debba essere fatta con lo sguardo alto, senza concentrarsi prima di tutto su se stessi. A oggi mi pare che nella lista vi siano tante belle candidature interessanti e per questo non vedo l’esigenza politica di aggiungere il mio nome a questi. Spero di essere utile anche senza essere candidato.

Una domanda meno “Milano-centrica”: cosa ne pensi del percorso di Sinistra italiana?
Penso che in Italia vi sia un drammatico bisogno di sinistra, una sinistra capace di assumersi la responsabilità del cambiamento, innovativa e che non giochi a nascondersi dietro le sue “belle bandiere”. Più che di unità della sinistra penso che anche noi dovremmo mettere al centro il tema dell’utilità della sinistra.
Insieme a tanti e a tante continueremo a lavorare per questo, perché Sinistra italiana diventi uno spazio politico bello, innovativo e accogliente. Non sono affatto interessato a costruire piccoli partitini guidati dal rancore, né (viceversa) a realizzare un soggetto che in nome del realismo perda la relazione con le proprie radici.

I sondaggi (qui gli ultimi su Milano) danno Parisi in recupero. Il recente “trasloco” di Passera rinforzerà ancora di più la destra? Come si fa a invertire questa tendenza?
Io non penso che l’abbandono di Passera abbia rafforzato particolarmente Parisi. La forza della candidatura di Passera si condensava nella sua capacità di intercettare un elettorato che si voleva ritenere indipendente dai due poli maggiori. L’elemento serio da tenere in considerazione, invece, è che sempre più negli ultimi anni rischia di essere favorita la coalizione che non ha governato il recente passato. Per questo dovremmo essere capaci di raccontare con entusiasmo cosa intendiamo con “continuità” e quale visione di città abbiamo per i prossimi 20 anni.

Cosa ne pensi della lista a sinistra con Basilio Rizzo candidato sindaco?
Mi spiace sinceramente molto che dopo aver governato insieme per 5 ottimi anni, alla fine, prevalentemente su schemi nazionali, una parte si sia sottratta alla coalizione. Non discuto la legittimità della scelta di Rizzo e di Rifondazione Comunista, ma io semplicemente la penso diversamente: penso che oggi, con la crisi che morde e con il laboratorio politico che siamo riusciti a creare, la sinistra abbia il dovere politico e la responsabilità di non rinunciare a Milano.
Certo, non dimentichiamo però che durante i 5 anni vi erano già stati momenti di attrito: uno su tutti “l’ostilità” di Basilio Rizzo alla delibera riguardante il processo di regolarizzazione dello Spazio Pubblico autogestito “Leoncavallo”. Un’occasione persa, che credo, dovremo avere la forza di realizzare nei prossimi anni.

Un appello al voto: perché un elettore di sinistra dovrebbe votare Sala?
Perché nel 2010 abbiamo aperto una stagione straordinaria per la sinistra e per Milano e oggi dobbiamo continuare sulla strada intrapresa. Milano è cambiata, si è aperta. Giusto per fare un esempio siamo passati dalla cultura del “coprifuoco” alla diffusione della cultura dal basso e alla ricostruzione di spazi pubblici. Un percorso iniziato, ma ancora lungo. Questo il ruolo della sinistra: innovare, governare in trasparenza, contribuire ogni giorno al miglioramento della vita di donne e uomini. A Milano non possiamo permetterci di tornare indietro, anzi dobbiamo andare ancora molto avanti.

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Si occupa della community di Le Nius, in pratica delle relazioni con le persone qui dentro e sui social media. Di mestiere editor e SEO. Da sempre ha un debole per i troiani e una forte antipatia per gli achei (semicit.). davide@lenius.it

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