Milano se la sta cavando bene con l’accoglienza dei migranti

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Nel mese di ottobre 2013 cominciano ad arrivare alla Stazione Centrale di Milano i primi profughi in fuga dalla guerra in Siria. A differenza di quanto accadeva in precedenza, questi migranti iniziano anche a sostare alla stazione, accampandosi al meglio nel mezzanino accanto alla rampa di scale che conduce dall’atrio della stazione ai binari. Stanno lì perché aspettano l’occasione buona per proseguire il viaggio verso nord, spesso verso la Svezia.

Il Comune di Milano convoca immediatamente un tavolo d’urgenza coinvolgendo le organizzazioni locali in grado di gestire l’accoglienza di grandi numeri di persone. In 24 ore viene attivato il primo centro di accoglienza per queste persone che transitano a Milano per pochi giorni, senza l’intenzione di fermarsi. Gradualmente, le persone in transito da Milano aumentano, all’inizio sono soprattutto siriani, ma poi si aggiungono anche molti africani, in particolare eritrei. La Stazione Centrale di Milano diventa un punto di transito cruciale, uno snodo strategico per collegare le rotte mediterranee o balcaniche con quelle che conducono al nord Europa.

Il sistema di accoglienza dei migranti in transito a Milano è coordinato dal Comune di Milano, in particolare dall’Assessore alle Politiche Sociali Pierfrancesco Majorino e dall’Assessore alla Sicurezza e Coesione Sociale Marco Granelli, e arriva a mettere a disposizione 800 posti letto (ora portati a 1300) nei centri gestiti da diverse organizzazioni del terzo settore, tra cui Fondazione Progetto Arca, che abbiamo contattato per la stesura di questo articolo, insieme al Comune di Milano. La Fondazione è operativa alla stazione fin dal primo giorno, e gestisce due centri messi a disposizione dal Comune.

Sappiamo che altre organizzazioni operano per l’accoglienza dei migranti in transito dalla Stazione Centrale: le invitiamo a contattarci qualora avessero informazioni da integrare a quanto scriviamo qui, accennando alle questioni nei commenti all’articolo.

Cosa sta succedendo in questi giorni

Negli ultimi giorni il numero di persone presenti in Stazione Centrale è aumentato, per le ragioni che abbiamo ampiamente descritto qui. Il famoso mezzanino dove sostavano i migranti in attesa di ripartire per il nord Europa è stato chiuso, su ordine della Prefettura. Per alcuni giorni le attività di accoglienza e registrazione dei migranti si sono svolte in alcuni spazi in vetro e plexiglas nell’atrio della Stazione Centrale.

Anche questa situazione temporanea è già stata superata. A partire dal 18 giugno 2015 le attività di prima accoglienza, registrazione e distribuzione dei migranti nei centri cittadini avvengono in alcuni uffici inutilizzati messi a disposizione da Grandi Stazioni situati in via Ferrante Aporti, accanto alla partenza degli autobus per gli aeroporti. Si tratta di uno spazio molto più adeguato per questo tipo di attività, dove le persone possono sostare nel rispetto della loro privacy e in condizioni certamente più dignitose. Questi spazi sono destinati soprattutto allo stazionamento diurno dei migranti, in attesa che si sblocchi la possibilità di proseguire il loro viaggio oltre confine. Si tratta tuttavia di una sistemazione anch’essa provvisoria: non appena termineranno, nelle prossime settimane, i lavori di ristrutturazione, l’accoglienza dei migranti in stazione si trasferirà definitivamente all’ex Dopolavoro Ferroviario.

Al loro arrivo, i migranti vengono accolti innanzitutto nelle loro necessità primarie (riposare, mangiare, bere, curarsi), vengono poi registrati e assegnati a uno dei centri di accoglienza notturni individuati da Comune e Prefettura, e gestiti dalle organizzazioni del terzo settore, tra cui Fondazione Progetto Arca. In concreto, l’accoglienza fornita (almeno nei due centri gestiti dalla Fondazione) comprende posti letto, cibo, servizi medici (forniti da Medici Volontari), servizi di animazione per i bambini (attivati da Fondazione Albero della Vita), fornitura di vestiario (gestita dall’Associazione Insieme si può fare).

I migranti trovano dunque in questi centri un contesto dignitoso per potersi rigenerare dopo viaggi spesso massacranti. Stiamo parlando di un tipo di accoglienza di breve, brevissimo periodo, non finalizzata all’inserimento territoriale delle persone, ma a rendere dignitoso il loro transito per la città meneghina. La maggior parte delle persone, a detta sia del Comune che di Fondazione Progetto Arca, si ferma poche notti, quelle necessarie prima di riuscire a ripartire in direzione nord.

Gli 800 posti garantiti da questi centri si sono rivelati insufficienti nell’ultimo periodo, e il sistema di accoglienza milanese si è immediatamente organizzato per portarli a 1300. Alcuni posti letto sono stati individuati grazie al coinvolgimento di altre organizzazioni milanesi, altri invece ricavando posti, rispettivamente 200 e 100, nel Cara (Centro Accoglienza Richiedenti Asilo)e nell’ex Cie (Centro di Identificazione e Espulsione) di Milano. È di ieri la notizia che ci saranno anche 30 posti letto messi a disposizione all’interno del Memoriale della Shoah che, secondo l’Assessore Majorino, è “una ulteriore dimostrazione delle azioni di solidarietà dei cittadini e delle associazioni”.

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Ed ora cosa succede?

Succede che la situazione si va gradualmente normalizzando. Gli operatori di Fondazione Progetto Arca rivelano come alcune persone stiano cominciando a ripartire, indice che le frontiere stanno tornando permeabili.

In Stazione Centrale la situazione è ordinata e, a detta degli operatori coinvolti nell’accoglienza dei migranti a Milano, questi ultimi vengono descritti come “persone tranquille, pacifiche, molto molto stanche”, che mostrano una grande forza, speranza e senso di gratitudine. Non hanno mai dato problemi di sicurezza, né in stazione né nei centri d’accoglienza. La maggior parte di cittadini e viaggiatori esprime grande solidarietà, e sono poche le situazioni in cui qualcuno ha cercato di creare tensione con i migranti presenti in stazione. Tuttavia, come evidenzia l’Assessore Majorino, “il flusso di arrivi è assolutamente imprevedibile”, pertanto l’attenzione rimane alta.

Sono tutti segnali di una città che, con i dovuti distinguo, ha saputo organizzare e gestire, senza farsi prendere dalla frenesia, una situazione delicata che in molti altri contesti, anche di altri paesi europei, continua a generare disagio per i migranti e forti tensioni sociali. È anche l’ennesimo segnale che, uscendo da logiche di propaganda, l’accoglienza e il welfare sono ancora i migliori alleati della tanto sbandierata sicurezza.

Cosa fare per aiutare

Gli operatori coinvolti nel sistema di accoglienza dei migranti a Milano raccomandano di non portare materiale in stazione, dove ci sono problemi logistici per la raccolta e la distribuzione. Ogni centro di accoglienza ha le sue necessità, e questo post dell’Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Milano elenca le principali.

Immagini | Fondazione Progetto Arca

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Sociologo freelance, lavora come progettista, ricercatore e formatore in ambito sociale. Per Le Nius è responsabile editoriale, autore e formatore. Crede nell'amore e ha una vera passione per i treni. fabio@lenius.it

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