Milan-Udinese: la partita che non ho visto

di
Milan-Udinese
@Isengardt

Io Milan – Udinese non l’ho vista. È stato un finesettimana particolarmente corto rispetto al numero di incombenze, lavorative e non, che dovevo smaltire.

E tanto vi basti.

Vado quindi a elencarvi le cose che più mi hanno colpito di Milan – Udinese. Senza averla vista.

1. I 3 punti, e Bonaventura, il Faraone, ma anche Van Ginkel schierati titolari. Di questi tempi non è poco.

2. Il ritorno di Montolivo: se qualche idea può nascere a centrocampo, può farlo, temo, solo da lui. E se invece Chi Decide si deve convincere che non è il giocatore cui affidare una rifondazione, è meglio che questo accada il prima possibile. Bentornato, quindi.

3. Il mio scarso disappunto quando ho capito che non sarei riuscito a vederla. Voglio dire, non sono il tifoso che molla la squadra quando questa inizia a perdere. Dello scudetto di Ibrahimovic ho visto pochissime partite, per esempio, mentre del Milan di Seedorf non ne ho persa una. Ma questo Milan non mi scalda il cuore.

4. Di Natale non ha segnato (non che abbia sofferto di ciò, intendiamoci. Però un gol da Totò ce lo si aspetta).

5. Non vedo il gioco che Inzaghi impone alla squadra. E non possono essere solo le ripartenze, men che meno l’entusiasmo. Nonostante la stampa incensi il nostro ex attaccante continuo a non riconoscere le sue indicazioni in campo. Questa volta, però, non le ho viste davvero.

6. Mi ha stupito in questi giorni che tra i milanisti c’è chi non è convinto che Diego Lopez sia “molto più forte” di Abbiati. Qualcuno crede che Diego Lopez sia soltanto “più forte” di Abbiati. Non che in questo match lui sia stato particolarmente impensierito, ma da qualche parte volevo scriverlo.

7. L’espulsione di Essien: bene, salta la prossima. Scusate, che gaffe, ho utilizzato un verbo di movimento per Essien. Riscrivo.

L’espulsione di Essien: bene, sta fermo un turno.

8. La tenuta apparente della difesa, che tra i 4 schierati contava solo un difensore.

9. L’assenza di Maldini. Oggi pensavo intensamente a Paolo Maldini: talvolta, quando lascio le redini del neurone, questo va a rifugiarsi nella sala col maxischermo, a drogarsi di dannati filmati d’annata del Diavolo. Ricostruisco mentalmente le formazioni migliori o anche solo alcuni frangenti, e l’ultimo dei capitani (che poi per me è stato il secondo a portare la fascia al braccio) è il giocatore rossonero che faccio rientrare nel mio 11 più forte di tutto il mondo di tutti i tempi.

10. L’assenza di Pirlo. Il giorno in cui Andrea che fa vincere ad Allegri il derby della Mole. Lo stesso Allegri coprotagonista della sua dipartita dal Milan.

“Oh, Andrea, rovino il Milan per benino e poi vinciamo tutto con la Juve. Inizia ad andare di là che ti raggiungo”.

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Nasco tra Milan(o) e l'Inghilterra. E lascio il cuore in Olanda, già che ci sono, tripartito. Da milanista tifo i piedi educati e le menti aperte, i capitani di lungo corso e i registi. Faccio più fatica con i cugini che con i gobbi. Credo che la poesia sia ciò che spunta quando hai la palla all'altezza della linea di metà campo e alzi la testa: tutti i gol migliori partono da lì, che poi vengano segnati di esterno o di fegato, di cuore o di doping.

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