Milan 2014: per una decrescita allegra

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Il Milan del 2013 è un Milan che comincia l’anno con l’innesto di Mario Balotelli, con cui recupera dalla settima alla terza posizione, e senza il quale esce agli ottavi di Champions contro un Barca battuto all’andata. Milan che in estate manda in viola Massimo Ambrosini ed all’Arsenal un Mathieu Flamini che ora gioca nella squadra che guida la Premier. All’inizio della nuova stagione cambiamo un incostante Kevin Prince Boateng con un redivivo Ricardo Kakà.

Arruoliamo giovani talentuosi da non fare giocare (Salamon, Saponara, Niang tra gli altri) e ci attacchiamo ai muscoli di chi corre e si batte dentro e fuori gli schemi (Muntari, De Jong, Poli).

Mentre Braida saluta e Galliani va in cerca di un centrocampista con il cervello (e non lo sarebbe Nainggolan), mi trovo a pensare a che Milan desidererei nel 2014.

Per prima cosa mi piacerebbe un Milan senza Allegri, cui riconduco gravi responsabilità a diversi livelli: non apprezzo come imposta le gare, né come le gestisce e non approvo le scelte di mercato che ha condizionato (Pirlo e Matri, per dirne due). Non reputo realistico in questi mesi un suo riscatto in questa società e preferirei un Mangia ad un Seedorf o un Inzaghi ancora da testare come allenatori.

Non vedrei male neanche un Milan con un Balotelli di meno: il giovane italiano di maggior talento riproduce il ruolo dell’attaccante cui devono giungere tutti i palloni; spesso a terra, trova gol da palle inattive. Mario è ad oggi il nostro cannoniere e Prandelli conta su di lui, ma chi scrive mal sopportava perfino lo Zlatan dello scudetto (che era lo stesso disprezzato Zlatan di Juventus e Inter).

Vorrei una squadra dalla prima metà della classifica, senza altri investimenti non è possibile permetterci ambizioni maggiori; credo comunque che risaliremo, per quanto l’anno scorso la rimonta fosse già cominciata: avevamo allora 8 punti in più di oggi. Qualche ritorno dall’infermeria, anche solo Rami e Honda peroreranno una causa che continuerà ad essere più che ardua in Champions ma che probabilmente si ammorbidirà in campionato, dove qualche club con la panchina corta non reggerà il ritmo dell’andata. Spero.

E se squadra giovane e senza top player auspico che sia, allora vorrei calciatori italiani, con qualche elemento milanese, magari dalla Primavera, allenati ad esprimere un gioco che non sia “Palla a Ibra / Balotelli”: Stephan El Sharaawy, Mattia De Sciglio, Andrea Poli. Un gruppo che perdesse, ma perché si è scontrato con campioni più forti (e meglio retribuiti), e non perché svogliato non sia in grado di rendersi pericoloso con giocate di squadra.

Una decrescita allegra, sobria ma non austera, per dirla alla Pepe Mujica. Per il gran calcio ci vogliono soldi (oltre che una strategia di mercato che sia lungimirante) e Capitan Berlusk se ne è giocati troppi. Quelli che continua a mettervi, che sono tanti, vadano in ottica di medio periodo: scommettiamo su un gruppo ed un gioco e allora io, Erberto Chilpino, non mi lamenterò.

Neanche dall’alto (sigh) di una sesta posizione.

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Nasco tra Milan(o) e l'Inghilterra. E lascio il cuore in Olanda, già che ci sono, tripartito. Da milanista tifo i piedi educati e le menti aperte, i capitani di lungo corso e i registi. Faccio più fatica con i cugini che con i gobbi. Credo che la poesia sia ciò che spunta quando hai la palla all'altezza della linea di metà campo e alzi la testa: tutti i gol migliori partono da lì, che poi vengano segnati di esterno o di fegato, di cuore o di doping.

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