Milan 2014-2015: cronaca di un fallimento

di
milan 2014-2015
@AcMilan

Sulla partita di Reggio, poco da dire. Posta in palio nulla, ritmi da amichevole estiva, con squadre aperte, Guida che si candida come successore di Tagliavento, l’inutilità degli arbitri di porta ribadita prepotentemente, Berardi che quando vede noi sembra un incrocio tra Messi e Ronaldo.
Fa specie l’arrabbiatura dei nostri al primo arbitraggio della stagione che complessivamente ci danneggia seriamente, considerando soprattutto l’inutilità della partita.
Ma fanno specie soprattutto alcuni dati che Football Data ricorda ed il sito del Milan “dimentica” di riportare:

secondo anno consecutivo fuori dalle coppe, matematicamente certo dopo la sconfitta di Sassuolo. Non accadeva dalle stagioni 1996-97 e 1997-98.
– più sconfitte (12) che vittorie (11)
– più espulsioni (12) che vittorie (11)
– la miglior posizione a cui il Milan può aspirare, ragionevolmente, è il decimo posto
– grande sprint finale per evitare la peggior media punti dell’era Berlusconi. Ora sono 1.278, nel 1996-97 il Milan chiuse a 1.265
– se non si vincono entrambe le partite rimanenti,  il Milan 2014-2015 chiuderà la stagione con la percentuale di vittorie più bassa dell’era berlusconiana (attualmente il record è delle stagioni 1996-97 e 1997-98 con il 32.35%)

Facile dire che la stagione è stato un fallimento, totale, senza alcuna attenuante. Eravamo senza coppe, con un allenatore che godeva del sostegno totale di tutte le componenti societarie, con i tifosi che avevano risposto con il tanto agognato “entusiasmo”. Eppure, non è mai stata trovata la continuità, anzi, a dire il vero l’abbiamo raggiunta nel far cagare costantemente.

Il fallimento tecnico, partito con la scelta di un allenatore palesemente inadeguato al ruolo, che non è mai riuscito a dare un minimo di organizzazione alla squadra, e con la solita costruzione della rosa, di dimensioni mastodontiche, basata su emergenze del momento e telefonate dei procuratori/­dirigenti amici, piuttosto che sulle reali esigenze della squadra. Acquisti inutili come Bocchetti o Essien sono lì, a provarlo.

Il fallimento di una proprietà che ha avallato questa politica societaria: niente cash fresco per acquistare giocatori, ma “recuperato” tutto in un monte stipendi ridicolo per una rosa del genere: nel bilancio 2014, il Milan segnala di aver pagato 120 milioni lordi in stipendi di calciatori. Solo la Juve, in serie A, paga di più i propri tesserati.

Il fallimento di uno spogliatoio, di un gruppo di senatori che sono diventati tali solo per anzianità di servizio, non per capacità o per carisma, che non si è tirato indietro nel prestarsi a giochetti per far fuori un allenatore che ha fatto 35 punti in 19 partite e che aveva intenzioni serie di cambiare lo status quo. Sorvoliamo sulle prestazioni fornite in campo da questi soggetti, per la Convenzione di Ginevra.

Come poi non dimenticare che tutto ciò è stato condito da continue pagliacciate, prese in giro per tentare di addolcire la pillola ai tifosi. Dal comunicato sul distacco dal terzo posto dopo sconfitte brucianti a quello sul tronchetto all’ananas, dalle dichiarazioni deliranti che Inzaghi ci riserva ad ogni pre e post partita (ultima: “Vorrei che questa stagione non finisse mai”) al comunicato ufficiale sulle vittorie contro Cagliari e Palermo a Champions già ampiamente andata, dalla panzana del Milan di dicembre (eravamo in corsa per il terzo posto per mediocrità generale, ma quella media punti ci avrebbe fatto chiudere a 59 e non sarebbe mai bastata) al ribadire continuamente che il pessimo rendimento della squadra sia dovuto agli infortuni (altra panzana). Nessuna presa di coscienza pubblica del fallimento, niente scuse ai tifosi, trattative sulla cessione sbandierate ai quattro venti ed usate anche per fare campagna elettorale.

Senza una svolta netta, non ci sono vie d’uscita. Non si torna a vincere solo perché ci chiamiamo Milan, abbiamo una bella maglia e tanti tifosi, si tornerà a vincere quando si lavorerà di nuovo seriamente e tutte le componenti spingeranno nella stessa direzione, con l’obiettivo di competere. Una proprietà stanca e con la testa altrove, che investe il minimo indispensabile per tenere in vita la società, un gestore del lato sportivo che non ha saputo reinventarsi in tempi di vacche più magre (il Milan ha comunque il secondo budget della serie A in base alle spese annuali per ingaggi e ammortamenti), puntando più su scarti delle big europee che su talenti emergenti, sono il ritratto del Milan attuale. Il cambio brusco deve partire da lì, ci vogliono nuove energie, o almeno contanti freschi, ma solo per ripartire: la direzione presa dal calcio moderno è che vince chi riesce a gestire le squadre come aziende, facendo entrare risorse da sponsor e stadi, il modello del riccone che a fine anno ripiana con l’assegno è superato. La doverosa sostituzione dell’allenatore viene dopo: le stagioni di Barça e Juve, con due allenatori trattati alla stregua di dementi fino a pochi mesi fa, sono lì a dimostrare per l’ennesima volta che rose e società forti valgono molto più che avere discreti allenatori invece che ottimi.

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Blog dal nome sofisticato gestito da un gruppo di pazzi scatenati accomunati dall'amore smisurato per il rosso e il nero. Undici maschi, una quota rosa e tante idee per la testa. Nel nome di Baresi, di Maldini e di Savićević santo. Diavoltaire, pensatori liberi, i filosofanti ciarlatani del Milan.

2 Comments

  1. LE VECCHIE E RIPETUTE FAVOLE MILANISTE: “FAREMO UNA GRANDE SQUADRA”. MA PERCHE’ QUALCUNO NON VUOLE CHE IL MILAN SI VENDA? E’ DA ALCUNI ANNI CHE SENTIAMO LE STESSE FAVOLE. ORA E’ TEMPO CHE CHI HA RESPONSABILITÀ’ SI METTA DA PARTE E POI CON L’ACQUISTO DI UNA DECINA DI BRAVI GIOCATORI E L’INSERIMENTO DI GIOVANI DELLA PRIMAVERA, CHE VOGLIONO IN TANTI TRANNE NEL MILAN, E CHE SI FACCIANO GIOCARE I GIOVANI E NON I VECCHI CHE SONO IL TRAPASSATO REMOTO E DEVONO SOLO APPENDERE LE SCARPE AL CHIODO. POI FORSE CREDEREMO AI FATTI DEI NUOVI DIRIGENTI SE NE SONO CAPACI.

    • Caro Vincenzo, capisco la rabbia dopo una stagione simile. Ma di solito, su internet, il maiuscolo equivale ad urlare. Evitiamolo 🙂

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