Miitomo, MyNintendo e social gaming. La nuova era della «big N»

di
miitomo mynintendo
@Steve Fishman

Nintendo ha annunciato che Miitomo, la prima app prodotta dalla società giapponese per smartphone e tablet, debutterà a fine marzo in Europa.

Miitomo è stata descritta dalla “Big N” come un’inedita esperienza sociale che «permetterà agli utenti di interagire in modi innovativi con i propri amici». Una sorta di social network che utilizzerà gli avatar Mii resi celebri dalla compagnia, e che fungerà da trampolino per le future app di Nintendo.

Con l’annuncio di Miitomo, Nintendo ha anche rivelato il futuro lancio di MyNintendo, una sorta di programma fedeltà per gli acquirenti e gli utenti dei suoi videogiochi, e la volontà di produrre ben cinque titoli per mobile entro marzo 2017.

Di fronte queste novità i videogiocatori potrebbero storcere il naso. Viene spontaneo infatti domandarsi cosa abbia portato il colosso nipponico a debuttare nel campo del mobile gaming.

La prima – e principale – delle ragioni ha ovviamente a che fare con la necessità, da parte della società nipponica, di rinnovarsi a seguito degli ultimi sfortunati quattro anni, nei quali Nintendo ha annunciato ripetutamente gravi perdite: nel terzo trimestre del suo esercizio ha dichiarato un declino del 36% dei profitti netti.

Al di là del piano puramente economico, la quantità (e soprattutto la qualità) delle novità proposte da Nintendo – forse uno dei pochi brand associati universalmente al mondo videloudico anche dai non esperti – dice dei cambiamenti radicali all’interno dell’industria. La nuova era Nintendo è anche la nuova era del gaming internazionale.

Gli ultimi sei anni hanno segnato una graduale migrazione al social gaming. Titoli come Candy Crush Saga, Angry Birds, Temple Run o Fruit Ninja potrebbero essere definiti giochi usa e getta ma, grazie a meccanismi di viralità e a costosissime campagne di marketing, attirano un pubblico sempre più vasto, che rimane fedele al titolo per brevissimo tempo, prima di eliminare l’app dal proprio touchscreen e passare alla nuova imperdibile app del momento.

Il mobile gaming è anche caratterizzato dalla costante necessità di attirare nuova utenza. Come ogni altra forma di intrattenimento anche l’universo videoludico e, Nintendo, suo portabandiera per più di vent’anni, sono entrati ufficialmente in un meccanismo di consumo di massa dove l’innovazione, la sperimentazione e la creatività fanno spazio alla semplificazione, alla viralità e al numero di download.

Forse Nintendo ha riposato sugli allori troppo a lungo.

Il fallimento della Wii U, (12 milioni di unità vendute contro le 102 milioni della Wii o, per andare più indietro, le 188 del meraviglioso GameBoy Color) è stato letto non solo dagli analisti ma dalla Nintendo stessa come una mancata comprensione da parte dei gamers di tutto il mondo del nuovo approccio che la Big N stava tentando nell’ambito dell’intrattenimento videoludico per console.

Quale che sia la verità, le cifre parlano chiaro e non solo: Nintendo è sempre stata una società riconosciuta per la propria reputazione di innovatrice e non ha saputo reagire prontamente a trasformazioni radicali all’interno del panorama videoludico.

Il caso è estremamente significativo: se nessuno tra i videogiocatori cresciuti con Zelda o Super Mario vuole assistere alla chiusura della Nintendo, pochissimi vorrebbero vederla partire per orizzonti nuovi e radicalmente diversi. Tuttavia, di fronte all’attuale stato di cose, per i gamers della generazione Y, è forse giunta l’ora di salutare un’era della storia dei videogiochi che sta giungendo a termine. E accoglierne un’altra.

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22 anni, ho vissuto tra l'Italia, l'Inghilterra e la Francia. Laureata in Letteratura a Londra, ora faccio finta di lavorare: con i miei colleghi facciamo videogiochi, ma in realtà io passo il mio tempo a giocare a Quiz Run. Leggo troppo il Guardian e LeMonde. Un giorno vorrei scrivere e girare film, intanto scrivo di marketing, videogiochi e tutto quello che capita.

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