Michele Emiliano | Biografia di un outsider democratico

di
Chi è Michele Emiliano: biografia di un magistrato in politica
@Damiano Zoffoli

Già sindaco di Bari dal 2003 al 2015, succeduto a Nichi Vendola alla guida della Regione Puglia, Michele Emiliano ha fatto molto parlare di sé nelle ultime vicende legate alla leadership del partito dopo le dimissioni di Renzi. Tra colpi di scena, ripensamenti e cambi di casacca improvvisi, l’ex magistrato in pochi giorni da capo scissionista a fianco di Rossi e Speranza si è auto-candidato alla segreteria del PD e sarà il terzo candidato alla segreteria del Partito Democratico con Renzi e Orlando.

Emiliano ama definirsi un “magistrato in aspettativa”, un politico non professionista, proveniente dalla società civile che, pur simpatizzando e militando in  un partito tradizionale, ne rappresenta il volto post ideologico e “laico”. Qual è la storia politica di Michele Emiliano?

Michele Emiliano: biografia politica

Classe 1959, alto 1.90, barese e amante quindi del buon cibo, negli anni 80’ e 90’  si impegna come magistrato nella lotta alla mafia e al racket. Nel 2003 accetta la candidatura a sindaco di Bari nella coalizione di centrosinistra. Governa per due mandati, diventando nel 2007 segretario regionale del Partito Democratico; dal 2009 ne diviene presidente. Dopo aver vinto le primarie del Partito Democratico in Puglia, vince anche le elezioni regionali del 31 maggio 2015, con il sostegno del PD, del Partito Comunista d’Italia, dei Popolari per l’Italia e delle liste civiche Emiliano Sindaco di Puglia (SC  IdV – Partito del Sud), Noi a Sinistra per la Puglia (SEL – La Puglia in Più), Popolari (UdC  CD – Realtà Italia), La Puglia con Emiliano (Iniziativa Democratica per la Puglia) e Pensionati e Invalidi Giovani Insieme il 47% dei voti.

Il rapporto con Matteo Renzi

Più volte inserito ai vertici nella lista dei sindaci più amati d’Italia insieme al collega toscano, tra l’ex sindaco di Bari e quello di Firenze sono stati parecchi i punti d’incontro e le simpatie. Era quello il tempo in cui Renzi iniziava a porre le basi del suo progetto politico post ideologico, la parola rottamazione tiepidamente prendeva piede ed una vera e propria inconsapevole “corrente dei sindaci e amministratori” del Pd era distinguibile nella galassia democratica (simpatizzavano anche il sindaco di Torino Fassino e il presidente della Regione Piemonte Chiamparino). I sindaci si battevano contro il patto di stabilità imposto dai Governi Berlusconi e Monti, auspicavano un ricambio generazionale e un superamento dei vecchi modelli di politica, sicuri di una loro maggiore percezione dei bisogni della popolazione, diversa da quella dei deputati e senatori troppi isolati a detta loro nelle stanze del potere.

La rottura con Renzi

Le strade di Emiliano e del leader democratico hanno iniziato a divergere durante la campagna elettorale per le elezioni Europee del 2014. In quell’occasione, Renzi preferì al magistrato barese la napoletana Picierno come capolista nel sud Italia. Probabilmente deluso, seppur in sordina Emiliano da quella occasione ha intrapreso un personale percorso politico, arrivando nel corso dei due anni successivi ad un vero e proprio scontro frontale con il Governo e con Renzi. Tra le più emblematiche contrapposizioni, quella sul referendum abrogativo per le trivelle dell’Aprile 2016, osteggiato dal Premier e sostenuto attivamente da Emiliano. E sul referendum costituzionale del dicembre 2016, che ha suggellato definitivamente la rottura tra i due leader.

Michele Emiliano oggi: identità politica e candidatura alle primarie

Accantonata con qualche giravolta la decisione di seguire gli scissionisti, Michele Emiliano ha ufficializzato la propria candidatura alla segreteria durante la direzione del Partito Democratico il 13 febbraio 2017. In direzione ha accusato direttamente Renzi di

essere lontano dalle persone e di aver avuto atteggiamenti non in linea con gli ideali del partito.

I punti chiave della politica del barese sono maggiore democrazia interna, più dialogo con le altre forze riformiste e maggiore attenzione ai bisogni reali della popolazione. La sua campagna elettorale è improntata su una forte difesa delle identità territoriali: si è schierato fortemente a difesa dell’Ilva di Taranto, imputando al Governo di aver abbandonato il piano di sviluppo per la riqualificazione del sito industriale e ha criticato aspramente il progetto TAP, il gasdotto che passerà dal Salento (con il benestare del Governo e l’ostilità della popolazione locale).

Non a caso, negli ultimi mesi temi come la difesa del territorio e la mancanza di investimenti al sud, la disoccupazione e la criminalità organizzata hanno avvicinato Emiliano al sindaco di Napoli Luigi De Magistris e al sindaco di Palermo Leoluca Orlando (casualmente provenienti dal mondo giuridico). Qualcuno ha ipotizzato anche la costituzione di un futuro partito del sud Italia, fotocopia della più famosa Lega Nord, anche se il rischio di scivolare in slogan semplicistici e argomenti populisti come la colonizzazione e lo sfruttamento del sud da parte del nord è elevato. I sondaggi sulle primarie del PD non sembrano premiare affatto la candidatura di Emiliano, che pare essere destinato all’ultimo posto ad una distanza siderale dal nemico Renzi. Il presidente pugliese rimane -almeno apparentemente- ottimista dato che ha dichiarato

Io sarò la sorpresa di queste primarie.

Nel corso della sua carriera Emiliano si è dimostrato un politico accorto, abile sia nel tessere che nel disfare al momento opportuno alleanze politiche. La sua attenzione ai temi ambientali e del territorio gli ha attirato le amicizie di molti, e la sua presenza imponente ed il suo forte carisma continuano ad esercitare una certa presa sugli elettori; il background giuridico gli conferisce un’aurea di legalità e rispetto per le istituzioni.

La sua candidatura sembra però presentare controindicazioni che Emiliano farebbe bene a non sottovalutare: da una parte le molteplici accuse di aver abbandonato troppo presto l’amministrazione della sua Puglia, dall’altra il rischio di scomparire dentro il Pd in caso di batosta -possibile- alle primarie. Infatti, tra Renzi e Orlando, Emiliano fatica a ritagliarsi una precisa identità e la simpatia che il magistrato di Bari classe ’59 riscuote tra gli elettori più critici verso l’establishment democratico potrebbe non bastare.

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Pugliese, classe 91’, ho studiato lettere e filosofia a Bari e studio storia a Milano. Da piccolo ero un cultore dell’Epica e dei nomi dei pianeti del Sistema solare, ma soprattutto dei film Disney, ed anche adesso se vedo Bambi o il Re Leone piango. Sono interista, socialista, liberale e agnostico (una vitaccia). Oggi divido il mio tempo tra le passate di pomodoro pugliesi e la mia passione più grande, la politica.

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