Le meraviglie: il cambiamento secondo Alice Rohrwacher2 min read

18 Giugno 2014 Cinema Cultura -

Le meraviglie: il cambiamento secondo Alice Rohrwacher2 min read

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Le meraviglie Alice Rohrwacher
@Nick Grosoli

Da qualche parte nell’Appennino, intorno agli anni Novanta, una famiglia di donne gestisce duramente un’azienda agricola.
Fiore all’occhiello è il miele, prodotto all’antica. Intanto fuori il mondo sta cambiando nel film Le meraviglie di Alice Rohrwacher.

Sta cambiando l’agricoltura. La purezza intangibile e ideologica del padre (parecchio) padrone, ancorato a una visione sia post-hippy che post-atomica (nel film lo sorprendiamo a dire allucinato ”il mondo sta per finire”), è destinata a scontrarsi con una vita dei campi più meccanizzata, aperta al nuovo, alla scienza.
Meno poesia, forse, ma più igiene.

Sta cambiando l’Italia. La televisione arriva dappertutto, una piovra. Ma anche una finestra sul mondo. Così, è una trasmissione sulle italiche bellezze, Le meraviglie appunto, a stanare, letteralmente, i nostri vetero-agricoltori, a metterli a confronto con la realtà, sicuramente volgarotta e patinata (qui menzione per la bravura di Monica Bellucci, tanto iconica nel rappresentare questa nuova-eterna Italia paesana, quanto coraggiosa nel mostrare le sue rughe) ma – appunto – reale. E non è poco.

Sta cambiando soprattutto la maggiore delle figlie del patriarca. Gelsomina, un nome, come il fiore omonimo, che attira le api, con le quali ha un contatto viscerale, totale.

La responsabilità senza la libertà vigilata ma spensierata dell’adolescente. L’investitura del padre a continuare l’azienda, la Missione, l’Utopia.

Questa è la vita interiore di Gelsomina, lo snodo principale del suo cuore. E infatti Le meraviglie si centra e vive proprio di questo rapporto padre-figlia, e in questo risiede il suo maggior interesse.

Decisamente autobiografico (il padre delle sorelle Rohrwacher è veramente un apicoltore tedesco insediatosi in Umbria), è la storia di un cambiamento, di una (ricerca di) autonomia. Gelsomina assorbe su di sé il peso doppio dell’eredità familiare (la responsabilità, incardinata negli orizzonti chiusi e ripetitivi del ciclo agricolo) e l’incontro coll’esterno (la libertà possibile, fluttuante negli incerti del nuovo anche pericoloso), ma lo sopporta coraggiosamente, e guida la famiglia alla svolta.

Il miele, non più segreto prodotto di una fatica secolare ma obsoleta, ora finalmente gestibile con gli attrezzi della modernità, è pronto per girare il mondo, per aprire la rigorosa comune agricola che ne è madre ai suoi spifferi. L’utopia sacrificale e sacrificante lascia il posto a un tentativo di libertà, che può salvarla dalla teca cristallizzante, e quindi dalla scomparsa.

Un film dal di dentro, rigoroso, sobrio, che parla di cose vissute, subite, ribellate. Di una campagna molto concreta, esperita, affatto bucolica. Un film che è molte meraviglie.

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Piergiorgio Rossetto

Aspirante antropologo, vive da sempre in habitat lagunar-fluviale veneto, per la precisione svolazza tra Laguna di Venezia, Sile e Piave. Decisamente glocal, ama lo stivale tutto (calzini fetidi inclusi), e prova a starci dietro, spesso in bici. Così dopo frivole escursioni nella giurisprudenza e nel non profit, ha deciso che è giunta seriamente l'ora di mettere la testa a posto e scrivere su tutto quello che gli piace.
4 Commenti
  1. Chiara Vitali

    Chiara Vitali

    un film che mi è piaciuto molto nella sua vocazione al rappresentare la realtà, nei suoi aspetti al contempo ruvidi e poetici. questo connubio con la natura che è meraviglioso, ma fa anche male, come l'ape che produce la dolcezza del miele sa anche pungere. sullo sfondo la società dello spettacolo, che tenta in modo pacchiano di riprodurre quella meraviglia, ma non ce la fa. non sorprende che per le Rohrwacher la via d'uscita dal mondo rurale aspro e dolce, nonché dalla dimensione dell'utopia paterna legata all'infanzia, sia stata non la televisione ma il cinema: un compromesso tra spettacolo e poesia, che permette di raccontare. perché le esperienze speciali vissute da adolescenti lasciano il segno e viene una voglia incredibile di raccontarle. bellissima la figura della sorella del padre: quella di una donna emotiva che vede solo unione tra le cose, che smorza così la rigidità del fratello, un uomo comunque capace di grandi slanci e di purezza immacolata. bellissimo anche il personaggio di Gelsomina: piccola donna in boccio, curiosa del mondo, leale, responsabile, coraggiosa, capace di grande rispetto e amore. tenera e toccante la scena in cui dorme a cucchiaio con il ragazzino selvatico che non parla, in un'intimità poetica, fatta di silenzio.

  2. pier

    pier

    Forse sono stato un pò severo con la figura del padre, ma l'utopia giustissima che rovina sulla pelle delle persone no, è un ferrovecchio di altri secoli altrimenti ingenui

  3. Avatar

    tempesta

    ma quante cose ha capito questo bravo Piergiorgio Rossetto del nostro film bravo bravo uno che guarda bene

  4. pier

    pier

    Grazie! è un film che stimola tantissime cose da dire, ho dovuto disciplinarmi e a fatica selezionarle.

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