Matteo Renzi e la politica estera che non c’è3 min read

30 Luglio 2014 Mondo Politica Politica interna -

Matteo Renzi e la politica estera che non c’è3 min read

Reading Time: 3 minutes
Matteo Renzi e la politica estera che non c'è

I giornalisti italiani, di solito impegnati nei mesi estivi a prodigare consigli contro l’afa o a diffondere notizie di cani assassini o di efferati delitti sotto l’ombrellone si sono trovati, in questo folle luglio, a dover fare gli straordinari per seguire l’attività politica delle Camere e gli incredibili avvenimenti della cronaca internazionale.

Le riforme renziane, la recrudescenza del conflitto israelopalestinese, l’abbattimento del volo MH17 in Ucraina si sono a lungo contesi, tolta la parentesi Costa Concordia, il titolo di lancio e le prime pagine dei giornali.

Politica estera e politica interna però sembrano camminare di pari passo senza toccarsi mai, e la responsabilità di questa traiettoria parallela sembra tutta del Premier in carica. I più importanti (e discussi) presidenti del consiglio del passato hanno infatti sempre attribuito la massima importanza al ruolo dell’Italia nello scacchiere internazionale, basti pensare al ruolo di Andreotti come ago della bilancia, in Europa, fra Usa e Urss o persino al tentativo berlusconiano di rendersi mediatore fra Russia e Turchia ed Unione Europea.

Per non parlare di coloro i quali, come Bettino Craxi e Massimo D’Alema, non esitarono a mettere a repentaglio la tenuta dei governi da loro presieduti pur di risolvere delicate questioni internazionali, come l’affaire Achille Lauro/Sigonella e il bombardamento della Serbia.

Sulla questione mediorientale Craxi si era sempre distinto per il suo essere filopalestinese ed amico fraterno di Yasser Arafat. D’Alema, seppur più prudente, non aveva esitato a dichiarare, con una buona dose di pragmaticità e lungimiranza, come per i governi occidentali fosse prioritario riconoscere Hamas come interlocutore.

Matteo Renzi e la politica estera che non c’è

Renzi al contrario, pur essendosi distinto in passato per alcune dichiarazioni filoisraeliane, che si dice gli abbiano garantito non pochi voti alle primarie da parte della comunità ebraica italiana, oggi si trincera dietro un generico “Bisogna, fermare gli estremisti”, degno del migliore Monsieur Lapalisse.

Matteo Renzi e la politica estera che non c'è

Anche sull’Ucraina Renzi ha deciso di non esprimere una propria linea, accodandosi al treno Obama, Merkel, Holland, Cameron tendenzialmente filoucraino ma attento a che non si chiudano i rubinetti della Gazprom. Un immobilismo europeo che si è riflettuto anche nell’astensione di rappresentanti del vecchio continente presso il Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU in merito alla risoluzione sulla commissione di inchiesta da inviare in Israele e a Gaza.

In realtà il disinteresse del Premier sembra ricalcare quello dei commentatori politici, dei principali partiti ed in definitiva dell’opinione pubblica per ciò che accade al di fuori dei nostri confini. Legati al presente ed ai problemi dettati dalla crisi, spaventati dalla disoccupazione, da equitalia, dall’arrivo in massa dei migranti tendiamo a concentrarci sempre più sul nostro ombelico, limitandoci a postare foto truculente dei massacri in atto sui social network fra un post caustico ed un video divertente.

E forse è stato sempre così, se è vero che i leader del passato hanno pagato quasi tutti a caro prezzo, in termini di consenso, il tentativo di occuparsi di problemi reputati “poco italiani” e, nell’impossibilità di essere davvero una potenza mondiale, quantomeno di giocare il proprio ruolo di ago della bilancia fra est ed ovest e fra il nord ed il sud del Mediterraneo.

Eppure, e questa dovrebbe essere la lezione per il giovane rottamatore, a quei leader del passato che spesso si sono ricoperti di vergogna per gli scandali e le amicizie più o meno incoffessabili, per i delitti e le colpe più gravi, viene a posteriori riconosciuto, a parziale discolpa, proprio il merito di aver saputo gestire a testa alta alcune fasi delicatissime della politica estera.

Non di solo presente, insomma, si vive e se sul campo della politica interna si giudica l’amministratore, su quello internazionale si giudicherà lo statista.

Immagine| www.eunews.it|

CONDIVIDI

Quest'anno ho fatto il blogger, il copywriter, il cameriere, l'indoratore, il web designer, il dottorando in storia, il carpentiere, il bibliotecario. L'anno prossimo vorrei fare l'astronauta, il rapinatore, il cardiochirurgo, l'apicoltore, il ballerino e il giocatore di poker prof.
Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Iscriviti alla niusletter e resta aggiornato

TORNA
SU