Renzi, dove sono finite le riforme? Della legge elettorale e della riforma del Senato3 min read

9 Luglio 2014 Politica Politica interna -

Renzi, dove sono finite le riforme? Della legge elettorale e della riforma del Senato3 min read

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Matteo Renzi, dove sono finite le riforme?

Portato a casa il solo decreto IRPEF e assodato che gli altri punti del cronoprogramma (pubblica amministrazione, giustizia, lavoro) sono ormai rimandati, bene che vada, all’autunno al governo Renzi non resta che puntare su legge elettorale e riforma del senato.

Cominciamo col dire che, tolti i piddini di chiara osservanza renziana e, pare, il Presidente della Repubblica, trovare qualcuno in Italia che sia d’accordo ad entrambe le riforme è davvero difficile, a cominciare proprio dalla minoranza democratica.

Da un lato i “facilitatori” (Orfini, Bersani, Gotor e gli altri sconfitti delle primarie) capitanati da Francesco Russo contestano la soglia troppo bassa per il premio di maggioranza e quella troppo alta dello sbarramento, pronunciando a mezza bocca accuse di autoritarismo. Dall’altro “la generazione babyboomer” dei Mineo, dei Casson, dei Chiti si prepara a fronteggiare la trasformazione del senato in camera (non elettiva) delle autonomie.

Questi ultimi hanno trovato una improbabile quanto potente saldatura con i senatori Pdl, preoccupati di non poter essere rieletti alla prossima tornata elettorale. A capeggiare la fronda trasversale l’asse “Minminz” (così ribattezzata dal Premier) fra i due ex colleghi Mineo e Minzolini. Ma Renzi è riuscito anche nell’incredibile impresa di mettere d’accordo due acerrimi nemici come Renato Brunetta e Roberto Formigoni ora al Ncd, con tanto di tweet di congratulazioni del Celeste al lodo pro senato elettivo del capogruppo alla camera FI.

Per proteggere la riforma del senato il presidente del consiglio dovrà quindi chiedere all’eterno Silvio di frenare i suoi (impresa tutt’altro che facile per il Caimano ormai non più dominus incontrastato del centrodestra) promettendo in cambio la blindatura dell’Italicum tanto caro al Cavaliere.

Matteo Renzi, dove sono finite le riforme?

E però proprio sull’Italicum si è giocata la partita con i cinquestelle, partita al momento ferma sull’uno a uno. Se Renzi è riuscito a mettere in luce le contraddizioni dei pentastellati, eternamente divisi fra il pragmatico “voteremo i provvedimenti uno ad uno” e il generico “vaffanculo” (atteggiamenti personificati stavolta dal calcolatore Di Maio e dal sempre più massimalista Grillo), i grillini hanno portato a casa la dimostrazione lampante che il cosiddetto “patto del nazareno” pesa per Renzi più di qualsiasi apertura nei confronti dei cinque stelle.

Sulla riforma di palazzo Madama Renzi rischia di perdere sponsor storici come Repubblica che, Eugenio Scalfari in testa, non vede di buon occhio la riforma dei poteri del senato. Per non parlare degli altrettanto storici detrattori de Il Fatto Quotidiano che gongolano per le difficoltà incontrate dal Premier. Travaglio, con alcune buoni ragioni della sua c’è da dire, si spinge fino a parlare di “democrazia verticale e di un sistema illiberale e piduista”.

Il dramma è che le argomentazioni dell’una e delle altre parti sono di per sé corrette, e forse la risposta vincente potrebbe essere proprio quel “figlio bastardo” di Italicum e Democratellum che però stenta a nascere.

Governabilità e rappresentatività, efficacia dell’azione governativa e garanzie costituzionali, sono queste le poste in gioco. Sbaglia chi pensa di poter risolvere la questione a colpi di maggioranza. Sbaglia, forse, altrettanto chi pensa di tornare (o di rimanere) a quando i governi duravano sei mesi ostaggio di maggioranze variabili. E soprattutto sbaglia chi pensa di poter trarre giovamento dal polverone che si sta alzando su queste riforme, sperando che tutto si risolva, dopo aver perso ancora un po’ di tempo, in tanto rumore per nulla. Al Paese servono ben altre e più urgenti riforme, a partire da quelle promesse a febbraio.

Immagini| tempi.it

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Quest'anno ho fatto il blogger, il copywriter, il cameriere, l'indoratore, il web designer, il dottorando in storia, il carpentiere, il bibliotecario. L'anno prossimo vorrei fare l'astronauta, il rapinatore, il cardiochirurgo, l'apicoltore, il ballerino e il giocatore di poker prof.
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