Manuale Juventus, come si vincono i campionati

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@calciocatania
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Calma e gesso, siamo alla quattordicesima giornata e ogni giudizio lo rimandiamo a maggio. Magari a gennaio, per anticipare un po’, quando alla fine del girone d’andata le gerarchie saranno più chiare. Già ora lo sono in parte, guardando la classifica. Esclusa la Roma di sorprese se ne vedono poche e infatti in testa c’è la favorita d’obbligo, che allo Juventus Stadium ha dato una dimostrazione di come si vincono i campionati.

Con un pizzico di fortuna, se serve, aggiunta alla voglia di andarsi a cercare la sorte nelle serate in cui la vena non è delle migliori e i bianconeri forti sembrano quasi quelli friulani, mentre i portieri che fanno miracoli sono due e non uno solo. Senza Pirlo, uscito presto di scena e costretto ai box per un po’, alla “Vecchia Signora” si è spenta la luce in grado di tracciare la strada ai colossi. Uno di questi, Llorente, ha trovato la via solo al 91′ con un gol che vale anche più dei tre punti strappati all’Udinese.

Sempre in extremis, ma a vantaggio di un semplice pareggio, la Roma ha evitato la prima sconfitta della stagione. E’ il quarto “X” consecutivo, il primo dovuto a una pessima giocata di Morgan De Sanctis. La papera dell’estremo difensore dimostra che il periodo fortunato è finito, gli uomini di Garcia devono sudarsi ogni punto e a Bergamo ne avrebbero forse meritati un paio in più.

Sono comunque a contatto con la Juventus tanto quanto il Napoli è distante dai giallorossi. Tre punti avanti sono i bianconeri, altrettanti sono indietro i partenopei, ai quali toccava il turno sulla carta più ostico. Le scorie di Dortmund sono state smaltite grazie ad un sontuoso ritorno in auge di Gonzalo Higuain, recentemente mancato come il pane alla causa di Benitez. La Lazio, finora punita in classifica da un attacco improduttivo, ha ceduto di netto anche difensivamente.

Per il Napoli è un toccasana, il metodo migliore per lasciare a più di una vittoria di distacco l’accoppiata Inter-Fiorentina. Mazzarri è furente e ne ha ben donde. La “pareggite” di manciniana memoria sta pervadendo lo spirito nerazzurro contro avversarie dagli obiettivi molto differenti e per una volta il tecnico non può che arrendersi all’evidenza di una partita giocata male, ben peggio di quanto si era visto nelle altre occasioni in cui non erano arrivati i tre punti (Trieste, Torino, Bergamo, Bologna…).

Dalla sponda opposta del Naviglio sogghignano: e se i “cugini”, come lo scorso anno, si facessero rimontare anche stavolta? I punti tra Milan e Inter sono dieci, il che significa che la zona Champions’ per i rossoneri è ancora quattordici lunghezze più su. Tante soprattutto se si considera che quest’anno la concorrenza appare più agguerrita.

Catania, più di Glasgow, potrebbe essere uno spartiacque ma non è buon segno per il “Diavolo” se a pari punti, diciassette, ci sono ancora squadre come Atalanta o Parma. Cassano, cento gol tondi tondi in A, conferma di essere una spanna sopra la media ed è per questo che i gialloblu non dovrebbero faticare a galleggiare ben sopra la zona salvezza. Farà più fatica il Livorno, la cui linea giovane non sta pagando molto, e anche il Sassuolo se non sfrutterà meglio occasioni come quella di Cagliari. La squadra di Eusebio Di Francesco è però ben diversa da quella che ha preso sette gol in casa dall’Inter almeno quanto il Chievo di Corini è di un’altra pasta rispetto alla versione di Sannino. Sarà che è periodo di pandori.

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Realizzatore di sogni parzialmente mancato, giornalista sportivo riuscito. Segno che qualcosa è andato per il verso giusto, dai venti in poi. Sostenitore convinto della necessità di pensare e divulgare, meglio se in un pub, peggio se in discoteca. Scrittore per diletto, con la fortuna di vivere del mio lavoro.

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