Mais e soia OGM: cosa sappiamo?

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Ogni giorno tantissimi italiani consumano mais e soia OGM e, la stragrande maggioranza di questi, senza neanche saperlo.

Da anni l’uomo utilizza svariati mezzi per modificare il patrimonio genetico di batteri, virus, lieviti e piante per piegarli alle proprie esigenze. Il termine “organismi geneticamente modificati” (OGM) non è adottato dalla comunità scientifica in quanto troppo generico: viene correntemente utilizzato dai media per descrivere modifiche al patrimonio ereditario di un organismo quando queste si applicano all’agricoltura.

Quali sono le piante OGM che conosciamo?

Sono 4 le piante geneticamente ingegnerizzate che vengono oggi coltivate nel mondo, in particolare nei grandi Paesi agricoli come USA, Brasile, Argentina, Canada, India, Cina e Sudafrica: soia (il 57% della soia mondiale è da OGM), mais (25%), cotone (13%) e colza (5%).
Mai nella storia dell’agricoltura mondiale una tecnologia si è sviluppata tanto rapidamente, su superfici così vaste, in così tanti continenti, cambiando così radicalmente gli equilibri di mercato preesistenti.

Proprio queste ragioni, di mercato ancor prima che di salute, hanno spinto numerose ed eterogenee organizzazioni, da Monsanto a Greenpeace, a indagare la natura di queste coltivazioni, il loro impatto ambientale, il loro significato economico e i loro effetto sull’organismo umano.

Una decina d’anni di intenso dibattito, impossibile da riassumere – per di più da una persona senza particolari qualifiche come me – in un post senza banalizzarlo, hanno creato un’opinione pubblica singolarmente omogenea su 3 considerazioni:

  • le colture OGM sono utilissime per il futuro di uno sviluppo agroalimentare sostenibile di ordine mondiale;
  • le colture OGM minacciano la biodiversità delle specie;
  • le colture OGM potrebbero essere pericolose per l’organismo umano

L’ultima ipotesi, senza dubbio la più radicata, è tutt’ora fonte di grande discussione e navigando sul web anche solo per qualche ora è possibile trovare articoli di noti scienziati ed enti rispettabili che la sostengono e quasi altrettanti che la smentiscono. Basti ricordare la risonanza mediatica degli esperimenti di Gilles-Eric Seralini e le successive ammende e/o confutazioni dei suoi risultati.

Ma partendo dall’assunto che non vogliamo mangiare prodotti OGM, cosa possiamo fare concretamente?

Se state leggendo queste righe, quando vi accingete a comprare del tofu, o del mais per fare i pop-corn, con ogni probabilità scegliete il prodotto 100% naturale, magari anche da agricoltura biologica. Forse siete tra i consumatori consapevoli che leggono le etichette – in cui la presenza di OGM è rigorosamente riportata per legge – il problema è che ingredienti potenzialmente modificati geneticamente si annidano dove non ci verrebbe così automatico controllare: soia e mais sono ingredienti polivalenti e che arrivano sulle nostre tavole in forme diversissime.

Michael Pollain, nel suo citassimo “Dilemma dell’onnivoro”, dedica un intero capitolo a farci comprendere come più o meno qualsiasi cosa mangiamo sia mais e per estensione, se siamo ciò che mangiamo – noi stessi siamo mais.

If you are what you eat, and especially if you eat industrial food, what you are is “corn.”

In quali alimenti  potrebbe essere presente mais OGM?

Il mais ha una struttura che può essere facilmente scomposta in quasi ogni molecola essenziale e ricomposta in dolcificanti e additivi adatti agli usi più svariati: il fruttosio e lo sciroppo di glucosio con cui sono dolcificati innumerevoli categorie di prodotti non sono altro che mais o l’amido di mais che migliora l’aspetto della crosta dei prodotti da forno. E così la farina di mais, l’olio di semi di mais, glucosio, sciroppo di glucosio, sciroppo di mais, maltodestrine, destrine, amido modificato e sorbitolo. Essi sono sempre mais, in modo più o meno evidente. E quindi potenzialmente OGM.

Biscotti, birra, barrette nutrizionali, budini e creme pronte, caramelle, gomme da masticare, fiocchi di cereali, muesli, creme spalmabili, merendine, torroni, gelati, marmellate e confetture, snack salati, preparati per puré, pizza, e torte, salse, sciroppi, succhi e nettari di frutta, verdure in salamoia e medicinali contengono praticamente sempre mais: ma quanto spesso controlliamo nella lista degli ingredienti se questi prodotti contengono OGM? 

Un vero paradosso è rappresentato dai chicken McNuggets: dei 37 ingredienti che lo compongono, 30 provengono, in maniera più o meno diretta, dal mais.

Ma cosa c’entra la carne (rossa o bianca) con gli OGM e il mais?

La stragrande quantità del raccolto mondiale di mais (85% circa) è destinata all’industria dei mangimi, viene cioè utilizzata per alimentare polli e maiali (65%) e, in minor misura, i bovini (35%). Quindi gran parte della carne è, in ultima analisi, mais. Ed in questo caso, purtroppo, nessuna legge ci tutela e ci fa sapere se il bestiame, l’animale che stiamo per mangiare, è cresciuto mangiando mais organicamente modificato o meno – lasciando perdere il discorso che alcuni di questi animali il mais non lo mangerebbero, in natura.

Per un consumo consapevole, e un dibattito coerente, è importante sapere infatti che fino al 2004 sono sempre stati importati e usati alimenti OGM per il consumo animale (animali che vengono poi consumati dai cittadini europei) senza alcuna regola da rispettare. Da aprile 2004 esiste l’obbligo di etichettatura, sia per cibi destinati all’alimentazione umana sia per i mangimi animali, ma NON esiste l’obbligo di dichiarare che gli animali stessi sono stati nutriti con gli OGM.

Questo significa che, comprando carne nella grande distribuzione o ordinandola al ristorante o al fast food, non c’è modo per il consumatore di sapere se l’animale la cui carne si sta mangiando sia stato allevato con OGM; per una totale sicurezza bisogna rivolgersi al piccolo (meno dell’1% della produzione mondiale) e costoso mercato delle carni da allevamento biologico.

Soia @Ruth and Dave
Soia @Ruth and Dave

In quali alimenti potremmo trovare soia OGM?

Abbiamo parlato del mais, ma anche la soia è piuttosto ubiqua: oltre ai prodotti che la citano esplicitamente come le salse, il latte, la farine e i prodotti a cui la colleghiamo più immediatamente, come tamari, tofu, edamame, tempeh e nattou, la lecitina di soia – un additivo alimentare emulsionante (E322) – è sicuramente il modo più frequente in cui questo alimento arriva in tavola.

Anche la tavola di chi ha un’alimentazione estremamente tradizionale: la stragrande maggioranza della cioccolata, ad esempio, la contiene, in quanto riduce la viscosità dell’impasto e ne aumenta la fluidità, facilitandone la lavorazione, abbattendo i costi di produzione e contemporaneamente riducendo le bolle d’aria e l’affioramento del burro di cacao, detto fioritura, che si può avere in tavolette vecchie o mal conservate.

Quando su una tavoletta di cioccolata campeggia la scritta “priva di OGM” – ridondante e usato ai fini della comunicazione commerciale in quanto nell’unione europea i prodotti che contengono OGM devono riportarlo nella lista degli ingredienti, ma utilissima in quanto ben pochi leggono la lista degli ingredienti – tale indicazione si riferisce sicuramente alla lecitina di soia, in quanto dei vari ingredienti di una tavoletta l’unico che attualmente può avere subìto modifiche genetiche è proprio la soia.

Anche le barrette energetiche o le tavolette proteiche utilizzate nelle diete e nell’attività sportiva o di body-building, che potrebbero apparire come prodotti “sani” o salutisti, contengono spessissimo proteine della soia isolate e anche in questo caso, prima di mettere il prodotto nel carrello, vorremo controllare nella lista degli ingredienti che la soia utilizzata non sia geneticamente modificata.

Ecco, se avete avuto la pazienza di leggere questo post, sarei contento se portaste con voi 3 nozioni fondamentali:

  • Mais e soia sono piante che attualmente vengono anche coltivate in varianti OGM. Ciò non vuole dire che lo siano sempre;

  • Mais e soia sono sempre sulle nostre tavole, in prodotti in cui non li vediamo immediatamente, come una bistecca o una tavoletta di cioccolata;

  • Per questo, ma non solo, è buona cosa prendere l’abitudine di leggere sempre la lista degli ingredienti dei cibi che compriamo. L’eventuale origine OGM degli ingredienti è segnalata (non nelle carni, però).

Infine, alcune precisazioni. Questo non vuole essere in alcun modo un post che demonizza mais e soia o scoraggia il loro consumo ma solamente un aiuto nel prendere coscienza del fatto che i milioni di prodotti che li contengono potrebbero essere ottenuti a partire da colture OGM.

È un invito a prendere il controllo dei propri acquisti e controllare le etichette dei cibi in base alle proprie convinzioni.

Il mais coltivato in Italia non è, ad oggi, modificato geneticamente perché, benché la legge lo consenta, il mercato non lo richiede. Nonostante il mais coltivato in Italia copra teoricamente ogni fabbisogno, sono tanti i prodotti, anche di marchi italiani, sugli scaffali dei supermercati ad essere realizzati con mais coltivato in altre parti del mondo e potenzialmente OGM.

Non ci sono nemmeno colture OGM di soia in Italia ma il nostro paese produce solo l’8% della soia di cui necessita. Il restante 92% proviene dall’estero ed è potenzialmente OGM.

L’assenza di colture OGM in Italia ma non significa che sia un Paese “OGM free”. La gran parte dei mangimi utilizzati negli allevamenti italiani (esclusi gli allevamenti biologici) è prodotta a partire da soia e mais geneticamente modificati importati da Stati Uniti, Canada e America Latina.

Per approfondire:

Buona lettura!

Foto in copertina | gcolson

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Mercante di parole giramondo. Mentre si dedicava allo studio delle humanae litterae nascosto dentro una giara di rupie, è naufragato sulle coste dell’arcipelago giapponese dov’è scampato alla morte venendo colpito in testa da un funghetto 1UP. Ha divorziato dai carboidrati complessi e benché si possa pensare che sia pigro, tecnicamente è solo impostato in modalità risparmio energetico perché mangia solo cibo ipocalorico.

9 Comments

  1. Trovo che questo articolo sia veramente molto interessante ! Grazie di aver affrontato questo argomento e di averlo anche semplificato per noi tutti. Trovo che la gente non sappia niente di quanto MAIS e SOIA ci sono nelle nostre vite e di quanto questo incida sul nostro benessere.
    Io ho cominciato ad accorgermi e dedicarmi all’approfondimento grazie ad un medico Chiropratico e Kinesiologo Americano Dott. Morrison R. che mi ha semplicemente fatto notare che alcuni indebolimenti fisici e muscolari che avevo erano anche, diciamo così, “sostenuti” dalla mia alimentazione (eccesso di frumento e prodotti confezionati= mais, soia e frumento) e allora ho cominciato a farci caso. E devo dire che i miglioramenti nel diminuire il consumo di questi alimenti ci sono stati!

    • Sono contento ti sia piaciuto. è davvero incredibile la quantità di questi alimenti che si mangia senza farci caso e – al di là dei dubbi sui cibi OGM – a farne le spese è il bilanciamento dell’alimentazione.

  2. Quindi se su una confezione di biscotti c’è segnata la lecitina di soia, bisogna prendere automaticamente in considerazione che sia ogm?
    Oppure l’etichetta deve segnalarlo esplicitamente e se non lo fa è perchè si tratta di soia naturale?

    • L’unico caso in cui non puoi veramente sapere se in qualche modo gli OGM hanno fatto parte del processo di produzione è quello delle carni da allevamento – non c’è una legge che tuteli in questo senso. Per quanto riguarda il resto dei prodotti gli operatori che commercializzano un prodotto preconfezionato OGM o che contenga OGM devono ad ogni livello della catena di produzione e di distribuzione controllare che l’indicazione “Questo prodotto contiene organismi geneticamente modificati” o “Questo prodotto contiene (nome dell’organismo)” figuri sull’etichetta del prodotto. Se si tratta di prodotti, anche in grandi quantità, non confezionati e se l’utilizzazione di un’etichetta risulta impossibile, l’operatore deve fare in modo che tali informazioni siano trasmesse unitamente al prodotto. Esse possono configurarsi, ad esempio, come documenti di accompagnamento.

      http://europa.eu/legislation_summaries/environment/nature_and_biodiversity/l21170_it.htm

  3. Continuo a pensare che quello che può veramente aiutarci(almeno in Italia) è una dieta bilanciata. Quando diciamo ”sono a dieta” in realtà stiamo dicendo ”mangio meglio(e non meno)”.
    Illuminante il libro della Meldolesi citato in bibliografia, anche per come evidenzia la politicizzazione della questione/Ogm (una demonizzazione manichea che ricorda il dibattito italiano sul nucleare a partire dagli anni’80)
    Per una sintesi del volume:
    http://bfp.sp.unipi.it/rec/meldoles.htm

    • Con l’articolo non volevo demonizzare gli OGM, spero sia chiaro dal post che un consenso scientifico sul loro effetto sull’organismo umano non c’è ancora. Questo post voleva essere una sintesi dei punti di interesse dei testi citati e una guida al “dove guardare” per chi, nel ragionevole dubbio, avesse deciso di non volere mangiare cibi OGM.

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