Lettera aperta ai compagni di tifo milanista

di

tifo milanistaCari compagni di tifo,
c’è un’espressione che gira da giorni, e che recita così:

La mia critica al Milan è un atto d’amore.

L’ha pronunciata un certo Paolo Maldini.

Premessa: col tempo ho imparato a non fidarmi di chi gravita intorno alla mia squadra, ma questo stesso tempo mi ha permesso di fare una cernita, di mettere davanti prima la razionalità che il tifo, prima il pragmatismo che la facile esaltazione. Non è bastato, non è stato sufficiente a smaltire quel senso di frustrazione e di esasperazione a cui ci hanno abituati, e ci sono dentro tutti, dai tifosi nostalgici a quelli più ottimisti. Perché la verità è solo una: siamo tutti sullo stesso piano.

La gestione vergognosa degli ultimi anni ha azzerato tutto, ha reso inutili ogni forma di espressione, di idee tattiche e tecniche, insomma di opinioni. Sono riusciti nell’intento di togliere anche quel minimo di senso critico a cui ci siamo aggrappati disperatamente, per chi ancora lo aveva. Peggio ancora, ci hanno tolto la passione, e questo uso del plurale non è un caso. Indiscutibilmente si può e si DEVE affermare che la società intera, dal signor Berlusconi al signor Galliani in primis, ha distrutto il Milan.

Chi ci risarcirà di tutti questi danni? Chi ci ridarà speranza di vedere la dignità in prima linea? Chi tornerà a dare importanza all’unica cosa che conta, la maglia? Risposte che, nel buio pesto in cui siamo, non arriveranno presto. E allora io depongo le armi, mi ritiro dal combattimento e alzo bandiera bianca.

Mollo una battaglia che dura dal 2008, da quando cioè i campanelli di allarme percepiti già da un paio di anni prima sono diventati sirene assordanti.

Mollo il dialogo, la voglia del confronto, quella di imparare, di rimanere convinti delle proprie opinioni ma anche di saperle cambiare se l’evidenza lo obbligava.

Ho visto di peggio rispetto alla gara di ieri sera contro la squadra più scarsa della serie A, con tutto il rispetto per il Carpi. Ma ne ho lette troppe da molti di voi che di norma vengono definiti “fratelli di tifo”, come se di colpo tutti ci fossimo dimenticati di cosa voglia dire tifare Milan.

Voi davvero non siete stanchi di ripetere le stesse cose? Ma soprattutto, è concepibile che una tifoseria così abituata a vincere sia arrivata al punto di rimpiangere la pseudo guida tecnica di Inzaghi, lampante esempio della filosofia societaria ormai votata al fallimento? Io mi rifiuto.

È arrivato il momento di riprendere consapevolezza, ognuno a modo suo. Io scelgo il silenzio. Ritornerò a combattere quando e se mi ridaranno un motivo valido per farlo. Seguirò tutto ciò che accade alla mia squadra, alla nostra squadra, come sempre da quando sono al mondo. Ma lo farò senza più sprecare fiato nei confronti di chi ha legato il Milan a una sedia e lo sta torturando senza sosta.

Solo per la maglia, forza Milan. Sempre.

-Milena-

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Blog dal nome sofisticato gestito da un gruppo di pazzi scatenati accomunati dall'amore smisurato per il rosso e il nero. Undici maschi, una quota rosa e tante idee per la testa. Nel nome di Baresi, di Maldini e di Savićević santo. Diavoltaire, pensatori liberi, i filosofanti ciarlatani del Milan.

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