Legge elettorale Italicum, così è (se vi pare)

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Legge elettorale Italicum, così è (se vi pare)
@Youdem

Italicum è legge: come funziona

L’Italicum, fortemente voluto da Matteo Renzi, è stata approvato con con 334 sì e 61 no ed è la nuova legge elettorale. Al momento della votazione, le opposizioni sono uscite, firmando un triste epilogo.

Chi si è opposto maggiormente a questa legge è la cosiddetta minoranza del Pd, con Bersani, Letta, Speranza e Civati che hanno attaccato il segretario di partito a testa bassa, senza però avere il coraggio di andare fino in fondo (per esempio opponendosi al cambio dei 10 in Commissione) e senza ottenere nulla. Civati ha fatto capire di non ritenersi più parte di questa maggioranza, vedremo.

Al di là delle parole questa legge sembra fatta su misura per tutti i presenti in Parlamento: i partiti piccoli (Ncd e Sel) hanno ottenuto una soglia al 3% (inizialmente doveva essere l’8%), Movimento 5 Stelle e Lega vedono davanti a loro la possibilità di candidarsi a sfidanti del Pd per l’eventuale ballottaggio al doppio turno, Berlusconi ha avuto una legge che rende più forte l’esecutivo e il premier, Renzi e il Pd sono gli unici possibili vincitori al primo turno. Tutti contenti, dunque. E i cittadini?

In attesa di capire cosa succederà al Senato (se non venisse portata a termine la riforma costituzionale sarebbe il caos), gli italiani si troveranno davanti a delle liste con capi lista bloccati, dove esprimere al massimo due preferenze (obbligatoriamente un uomo e una donna). Ogni collegio avrà capi lista bloccati, questo vuol dire che quasi tutti i partiti (tranne il vincitore) avranno gran parte degli eletti scelti a tavolino dai partiti.

Se un partito supererà la soglia del 40% avrà diritto al premio di maggioranza, altrimenti si va al secondo turno contro la seconda lista che avrà ottenuto più consensi. Chi vince avrà diritto a 340 seggi su 630, ovvero il 54% della Camera. A parte i seggi che fanno riferimento alla circoscrizione estera, gli altri 618 verranno ripartiti per in proporzione alla popolazione. La regione con più eletti sarà la Lombardia (101 deputati), la più piccola il Molise che ne eleggerà solo 3.

Già oggi il presidente della Repubblica Mattarella promulgherà la legge.

22 aprile

Legge elettorale Italicum prima delle Regionali 2015: l’obiettivo di Matteo Renzi

Movimento 5 Stelle, Sel, Forza Italia e Fratelli d’Italia hanno abbandonato i lavori in Commissione Affari Costituzionali per protestare contro la decisione del Partito Democratico di sostituire dieci esponenti della minoranza con deputati favorevoli all’Italicum. La Riforma della legge elettorale infatti rischiava di incagliarsi vista la presenza massiccia in Commissione di quella parte dei democratici a cui non piace l’Italicum: Pier Luigi Bersani, Gianni Cuperlo, Rosy Bindi, Andrea Giorgis, Enzo Lattuca, Alfredo D’Attorre, Barbara Pollastrini, Marilena Fabbri, Roberta Agostini, Marco Meloni.

Renzi ha risposto da Facebook

Da anni diciamo che è una priorità cambiare la legge elettorale. Il PD ne ha discusso durante le primarie, in assemblea…

Posted by Matteo Renzi on Martedì 21 aprile 2015

I 10 deputati subentranti sono David Ermini, Alessia Morani, Giampaolo Galli, Franco Vazio, Stefani Covello, Paola Bragantini, Stella Bianchi, Maria Chiara Gadda, Edoardo Patriarca e Ileana Piazzoni.

Lo scontro nel Pd sta diventando scontro in Parlamento, dove la vera opposizione pare sia quella della famosa minoranza, che ormai è in guerra aperta con Renzi. Il segretario e premier tira dritto e probabilmente otterrà la sua legge elettorale. Il prezzo da pagare sarà, come scrive Folli su Repubblica, un partito completamente ribaltato, sempre più partito del premier e sempre meno rappresentante di un centro sinistra più che mai spaccato.

Avranno finalmente gli oppositori il coraggio di fare un salto nel vuoto e aprire un nuovo spazio politico? Nel Pd, ormai contano poco più di zero.

15 aprile.
L’assemblea dei deputati Pd di oggi si preannuncia scoppiettante: si parlerà di Italicum e la cosiddetta minoranza PD è agguerritissima e minaccia di votare contro in Commissione. Il premier ieri ha risposto, da parte sua, che non ha intenzione di giocare a monopoli (“ripassando ogni volta dal via”) e vuole tirare dritto fino all’obiettivo finale: l’approvazione della legge entro maggio.

Cosa chiede la minoranza Pd?  Una modifica dell’Italicum principalmente su questi 4 punti:

1) No ai capolista bloccati

2)Viene contestata la mancata possibilità di apparentamento al secondo turno

3) Il premio non alla lista ma alla coalizione 

4) Risolvere il problema delle candidature multiple

I numeri dicono che dei 300 deputati circa 100 dovrebbero votare contro. Ma la partita più importante si giocherà in Commissione martedì prossimo, dove 12 dei 23 membri del Pd potrebbero esprimersi contro.

L’Italicum tornerà in aula il 27 aprile e potrebbero essere approvato entro i primi di maggio: il governo non ha ancora escluso che sulla legge elettorale si possa mettere la fiducia. Una volta approvata, la nuova legge elettorale entrerà in vigore dal 16 luglio 2016.

 

31 marzo.

Mi auguro questa sia l’ultima volta che si discute di legge elettorale in direzione di partito

L’introduzione di Renzi alla direzione del Pd ha chiarito -se ce ne fosse bisogno- che sull’Italicum la dirigenza Pd renziana tira dritto e noncurante delle minacce della minoranza si porta a casa l’approvazione con 120 si e 0 no, vista l’uscita per protesta dalla direzione o l’assenza dell’ala facente capo a Bersani, Fassina, Civati. Ricordiamo che i membri della direzione sono 170. Nessuna modifica dunque, nessun passaggio ulteriore dalle Camere e non più direzioni Pd sul tema.

L’Italicum torna in aula il 27 aprile e dovrebbe essere approvato entro fine maggio. Resta dunque così com’è la legge elettorale fortemente voluta dal premier, con un premio di maggioranza per chi supera il 40% al primo turno (altrimenti ballottaggio) e una soglia di sbarramento del 3% per andare incontro ai piccoli partiti.

Il segretario del Pd ha approfittato della direzione per definire simpaticamente Salvini e Landini dei soprammobili da talk show, forse dimentico del suo presenzialismo televisivo. Alle sue bordate hanno risposto Cuperlo, D’Attorre e Fassina, quest’ultimo particolarmente piccato ha paragonato la direzione democratica al Partito Comunista Coreano, paragone abbastanza colorito ma non particolarmente felice ed efficace.

La minoranza Pd continua a restare nell’angolo, e non potrà che essere così fino a quando Bersani, Fassina, etc. non faranno seguire alle minacce dei fatti concreti: uscire dal Partito per avventurarsi nella terra -ad oggi- di nessuno.

30 marzo. Nonostante il Patto del Nazareno sia solo un ricordo, almeno all’apparenza, e incurante della feroce opposizione interna della minoranza, il premier e segretario del Partito Democratico Matteo Renzi tira dritto e punta a far approvare la legge elettorale, il cosiddetto Italicum, prima delle elezioni regionali 2015.

Oggi la direzione del Pd vota sull’Italicum e c’è da scommetterci, la tensione salirà parecchio. Civati ha già annunciato la sua assenza, dichiarando

Renzi sarà solo con il suo 100%

Bersani nelle scorse settimana ha fatto capire che l’Italicum potrebbe essere la goccia che fa traboccare il vaso per la rottura interna al Pd. Ennesima minaccia poco credibile o punto di svolta? Intanto oggi lo stesso Pippo Civati incontra a Roma il nuovo segretario di Syriza, Tasos Koronakis. Saranno fondate le voci che vedono in Civati uno dei possibili leader di una Syriza italiana?

Renzi non sembra particolarmente preoccupato ed è fortemente orientato all’approvazione della nuova legge elettorale entro il 31 Maggio e ha negato qualsiasi disponibilità ad ulteriori modifiche della legge.

5 marzo 2014. Per comprendere le odierne polemiche sull’Italicum occorre ricostruire la sua genesi e le il percorso che lo porterà ad essere discusso a Montecitorio in questi giorni. Come molti sanno la bozza della legge elettorale nasce, il 18 gennaio scorso, da un incontro a porte chiuse fra Matteo Renzi, già segretario del PD ma non ancora Premier, e Silvio Berlusconi. Della sua natura e dei suoi possibili esiti abbiamo già avuto modo di parlare qui.

C’è da aggiungere che già il 29 gennaio fra i due leader si era raggiunto un accordo per la modifica di alcuni punti sostanziali del provvedimento: lo sbarramento per i partiti coalizzati passava dal 5 al 4,5%, la soglia per il premio di maggioranza e quindi per evitare il secondo turno veniva alzata al 37%. Il premio di maggioranza veniva ribassato invece al di sotto del 55% dei seggi, in modo da evitare che una forza politica, o coalizione, potesse, da sola, modificare la Costituzione.

Il nodo della discussione odierna deriva invece dalle promesse fatte da Matteo Renzi al momento del suo insediamento come Presidente del Consiglio. Oltre all’impegno di varare al più presto una riforma elettorale capace di superare l’empasse costituzionale causata dal Porcellum, il rottamatore si è anche assunto l’onere di riformare la Costituzione, abolendo di fatto il Senato, almeno nella forma odierna di polo istituzionale di un bicameralismo perfetto,  per snellire i tempi di approvazione delle leggi e diminuire i costi della politica.

Da qui l’apparente contraddizione fra una riforma costituzionale che richiederebbe, per via della maggioranza richiesta, tempi lunghi e mediazioni difficili e una riforma elettorale, che su quel sistema dovrebbe calarsi, da approvare in tempi rapidi per evitare che, in caso di caduta del governo in carica e dell’impossibilità di formarne uno nuovo, si debba andare al voto senza una nuova legge e quindi, in teoria, con un proporzionale di fatto, come da pronuncia della Consulta.

A sbrogliare la matassa, o a ingarbugliarla ulteriormente, arrivano due emendamenti alla legge presentati dalla minoranza PD, il Lauricella e il D’Attorre. Il primo lega indissolubilmente la riforma elettorale all’entrata in vigore della riforma del Senato, il secondo, considerato di “mediazione” con chi, come FI, non tollera ritardi nell’approvazione della legge, prevede che l’Italicum possa essere applicato sulla sola Camera dei Deputati, cosicché in caso di elezioni anticipate si vada al voto con due leggi differenti per i due rami del Parlamento, soluzione originale ma non inedita nella storia repubblicana.

La posta in gioco è ovvia, la minoranza PD e il NCD, puntando sul Lauricella (non a caso rinominato da il Giornale “emendamento del campa cavallo”) o sul D’Attorre mirano a disarticolare l’intesa fra Silvio e Matteo che proprio sull’Italicum faceva perno, allungando i tempi della legislatura e sperando che questo serva a logorare le aspettative elettorali di Berlusconi e forse anche di Renzi.

Dal canto suo Forza Italia, per bocca dello stesso Brunetta, non nascondeva l’auspicio di andare al voto all’inizio del 2015 -giusto in tempo per il fine pena del leader- approvando la riforma su entrambe le Camere e rifiutando quindi entrambi gli emendamenti con avanzamento dell’ipotesi di incostituzionalità del dispositivo proposto da D’Attorre.

Sarà poi lo stesso Silvio Berlusconi a smentire il suo capogruppo alla Camera aprendo, con un comunicato, all’emendamento D’Attorre pur lamentando la scarsa capacità di Matteo Renzi di garantire gli accordi presi. Insomma, la discussione alla Camera si preannuncia rovente, considerando anche che dalla discussione pubblica, e dal testo della legge, rimangono fuori alcuni temi importanti, come ad esempio il salva Lega, che sembrava cosa fatta a fine gennaio. E forte è a nostro avviso il rischio che il risultato sia un Pastrocchium, ma questo solo il tempo potrà dircelo.

Aggiornamento: è notizia di pochi minuti fa che il comitato dei nove della Commissione Affari costituzionali abbia di fatto stralciato dal testo della legge l’articolo 2, quello che regolava gli effetti della legge sul Senato, bocciando anche il Salvalega.

Immagine| SkyTg24

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Quest'anno ho fatto il blogger, il copywriter, il cameriere, l'indoratore, il web designer, il dottorando in storia, il carpentiere, il bibliotecario. L'anno prossimo vorrei fare l'astronauta, il rapinatore, il cardiochirurgo, l'apicoltore, il ballerino e il giocatore di poker prof.

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