Le mani sulla città il capolavoro di Francesco Rosi

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@Le mani sulla città capolavoro di Francesco Rosi

Dopo Pino Daniele, un altro napoletano illustre abbandona la scena. Francesco Rosi, il regista dallo sguardo lucido e netto sulla realtà, il cui impegno civile era più nella poetica che nella denuncia, nel mezzo prima che nel messaggio.

Vogliamo celebrarlo tornando a Le mani sulla città, il suo capolavoro vincitore del veneziano Leone d’Oro nel 1963. Uno dei (non tantissimi) film italiani non solo non corroso dal passare del tempo, ma anche sorprendentemente attuale e vigoroso. Un vero e proprio ”testo di studio” di sociologia e politica italiane, ma anche di diritto urbanistico.

La vicenda è nota. Un costruttore capace e rapace (un sanguigno Rod Steiger), nonché consigliere comunale a Napoli, Nottola, inizia un nuovo progetto edilizio. Fervono i battipalo, girano le betoniere; peccato che, durante i lavori, un crollo provochi la perdita delle gambe a un bimbo.

Seguono bagarre politica, insediamento di commissione comunale d’inchiesta (nulla di fatto), e tentativo (riuscito) da parte di Nottola di diventare assessore (all’edilizia, obviously) nell’imminente elezione del sindaco, grazie a un tremendo inciucio con transumanza di consiglieri a beneficio di Nottola stesso.

Il film, aperto sui palazzoni della lussureggiante speculazione edilizia in corso, si chiude inaugurando nuovo cemento alla presenza gongolante di Nottola.

Ma quello che conta è lo stile di Rosi: diretto, filante, consequenziale, realtà pulsante tradotta in pellicola.

Lo prova la scelta di alcuni attori non professionisti, come Fermariello (poi senatore Pci) a interpretare l’irriducibile consigliere d’opposizione De Vita – un cognome franco e solare opposto a quello sinistramente notturno di Nottola – il regista e docente D’Alessandro. E la stessa dichiarazione finale di Rosi, asciuttamente consapevole e coraggiosa, sulla autenticità della ”realtà sociale e ambientale” che ha prodotto il film.

Una scelta poetica forte, che fa de Le mani sulla città un film classico perché (purtroppo) sempre contemporaneo, perché quella ”realtà” che lo ha ispirato non è mai stata superata. È ancora qui con noi, e ci guarda come un avvoltoio (o una nottola).

(Ri)vedere questo film oggi significa comprendere con illuministica chiarezza cosa fu (cosa è) la febbre edilizia, il conflitto d’interessi permanente, la politica non come servizio al, ma come sevizia del, cittadino. Aiuta a mettere le mani sulla nostra realtà.

Immagine | Silvio Russo

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Aspirante antropologo, vive da sempre in habitat lagunar-fluviale veneto, per la precisione svolazza tra Laguna di Venezia, Sile e Piave. Decisamente glocal, ama lo stivale tutto (calzini fetidi inclusi), e prova a starci dietro, spesso in bici. Così dopo frivole escursioni nella giurisprudenza e nel non profit, ha deciso che è giunta seriamente l'ora di mettere la testa a posto e scrivere su tutto quello che gli piace.

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